lunedì 30 luglio 2007

Gattopardo

Veniamo a sapere oggi dai giornali che il vincitore delle elezioni in Giappone è il presidente del Partito democratico (partito all'opposizione), il cui nome è Ichiro Ozawa, detto il Gattopardo.
Questa parola che ovviamente richiama il famosissimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa in realtà viene ormai associata nel linguaggio politico ad un altro termine, trasformismo. E infatti Ozawa, il leader dei democratici giapponese, avrebbe cambiato in 40 anni ben quattro partiti, dimostrando longevità politica - rieletto ininterrottamente nelle ultime 13 elezioni - ma anche capacità di adattarsi, trasformista e - per i più maligni - opportunista.

Ma il gattopardismo è fenomento tipicamente italiano e il romanzo di Tomasi di Lampedusa evidentemente lo testimonia visto che ritrae, tra le altre cose, proprio la prassi trasformistica della politica in particolare siciliana post-risorgimentale. Una delle farsi più celebri e più citate del libro è quella che il protagonista Don Fabrizio Principe di Casa Salini pronuncia come risposta all'offerta di nomina a senatore a vita del nuovo Regno d'Italia.

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi".

Ed è una frase che simboleggia quello spirito siciliano detto gattopardesco che consiste nella capacità di adattamento sviluppata dal popolo siciliano, soggetto nel corso della storia all'amministrazione di molti governanti stranieri. Lo spirito gattopardesco è in fondo l'emblema della resistenza ad ogni forma di innovazione, il trasformismo che ha in sè è in sostanza l'anima della conservazione.

Nella politica italiana, il trasformismo non ha mai goduto di particolari simpatie. Anzi. Fin dal primo grande politico bollato di trasformismo. Era Agostino Depretis, capo del governo tra il 1876 e il 1887, che legava la sua politica trasformista in un'ottica di trasformazione dei partiti, non più una destra e una sinistra ma un grande centro moderato visto come un rimedio alle contrapposizioni troppo laceranti. Giosuè Carducci bollava il trasformismo come una cosa disgustosa "trasformarsi da sinistri a destri senza però diventare destri e non però rimanendo sinistri" è una sua famosa invettiva.

E oggi? Voltagabbana, trasformismo, gattopardismo continuano a imperare.Ce lo rivela una interessante analisi di Ugo Magri, uscita sul quotidiano La Stampa venerdì scorso, che contabilizza in 50 i deputati e senatori che hanno cambiato casacca nel corso di questa legislatura, dal 10 aprile 2006. L'ultimo, Teodoro Buontempo che ha dato addio ad An per passare con Storace. Spiega Magri che se venisse mantenuto questo ritmo, si supererebbe lo storico record della precedente legislatura quando cambiarono maglia 202 parlamentari, un quinto del Parlamento.

Certo, va fatta subito una precisazione. Il vero trasformismo è il salto del fosso, il salto della quaglia...in pratica il passaggio da uno schieramento all'altro. In questo primo anno o poco più di legislatura, ricordiamo alcuni casi celebri come quello di Sergio De Gregorio, il senatore eletto nelle file dell'Italia dei Valori e poi approdato a Italiani nel Mondo; oppure Marco Follini, eletto nell'Udc ora iscritto al Gruppo dell'Ulivo al Senato. Ma c'è anche la scissione politica dei Ds: dopo la nascita del Pd, molti parlamentari sono passati alla Sinistra democratica. Insomma, senza la Cosa rossa, come viene chiamata, il totale dei "migranti" oggi sarebbero una ventina. Certo è che però se si pensava che con il bipolarismo, ci si fosse messi al riparo da ogni possibile sorpresa, la storia di questi anni dimostra tutto il contrario.