lunedì 31 dicembre 2007

Zampone

Chiudiamo l'anno con una parola succulenta che sarà la protagonista di molti piatti in tavola nelle prossime ore. Lo zampone.

Il termine nasce nel 1511 quando gli abitanti del feudo modenese di Mirandola, trovandosi accerchiati dalle truppe di Papa Giulio II della Rovere e prevedendo un lungo assedio, pensarono bene di escogitare un nuovo modo per conservare la carne dei pochi maiali rimasti: insaccarla nella pelle dello zampetto anteriore dei suini. E pare che anche il Papa assaggiato la prelibatezza si sia leccato i baffi.

E quale miglior augurio per il 2008 se non uno gastronomico che inneggia al cotechino, parente molto stretto dello zampone.

Oh Cotichin, null'altro a te somiglia
in fragranza e in sapor vivanda eletta!
Quando tu giungi inarca ognun le ciglia
E tosto in bocca e giù per li canali
Delle gole bramose l'acquolina
Si sentono venire i commensali

firmato Trigrinto Bistonio, alias abate Ferrari, membro modenese dell'Arcadia, anno 1761.

lunedì 10 dicembre 2007

Da Mollina a Cippalippa

Qualche tempo fa su Il Giornale uscì un articolo che raccontava di una inserzione romantica apparsa quello stesso giorno sul quotidiano milanese: un cerchio raffigurante una
coppia da cartoon simbolo dell'amore e una frase che recitava:
Buon compleanno Mollino - Ti Amo - Tua Mollina.

Il giornale si è subito chiesto da dove derivassero questi nomignoli (mollino e mollina), curiosità rimasta ovviamente disattesa per non svelare l'identità dei due, visto che "lui ha un'altra donna" (come rivela la lei). Insomma, un amore clandestino. E il quotidiano rivela un precedente: Bubi che nel bergamasco aveva comprato una pagina per Lilli in occasione del terzo anno di matrimonio.

Abbiamo provato a fare una piccola indagine attraverso i motori di ricerca. Senza grandi risultati. Per mollino, su Google troviamo oltre 65 mila pagina. Ma a farla da padrone è Carlo Mollino, un celebre architetto e designer italiano. E poi c'è mollino, voce del verbo mollare. Insomma nulla di interessante ai nostri scopi.

Per mollina invece, tra le 861 pagine su Google, qualcosa per scatenare la nostra fantasia abbiamo trovato. Ad esempio, Mollina è un comune dell'Andalusia e chissà i due potrebbero aver fatto nella città spagnola un viaggio romantico clandestino e per ricordarlo hanno deciso di
utilizzare il toponimo come nomignolo.

In realtà mollina è un nomignolo (un nickname) molto usato su web. Però, troviamo anche mollina come attributo di pancetta ... e chissà i due potrebbero essere rimasti reciprocamente
folgorati dalla reciproca pancetta, magari un po' mollina, appunto. Chi non ricorda la celebre scena di Pulp Fiction, il film di Tarantino, dove Fabienne e il fidanzato Butch (Bruce Willis) discutono amabilmente di pancetta. Perchè la pancetta è sexy, dice Fabienne, ma è preoccupata perchè lei in realtà ha solo un pò di pancina. E non è la stessa cosa. E mi fermo qui nel ricordare lo straordinario (e non scherzo) paradossale dialogo.

Certo è che l'uso dei nomignoli - soprattutto tra gli innamorati - è abitudine frequentissima. Spesso banali o normali (cucciolo, cucciolotto, micio, micino...) in molti casi frutto di estro creativo (sgniappola, cippola, patacrò, gnagno). Sono alcuni esempi presi da un forum di un sito di salute e benessere.

Il sito nomix.it in una meritoria opera ha cercato di recensirli, suddividendoli persino in categorie: animali, cibarie, fantasy, rinco e classics. Per un totale di circa un centinaio di nomignoli.

Salto le prime due categorie e l'ultima i classics, perchè è più facile intuire cosa possano contenere, per svelarvi che tra i fantasy troviamo (e speriamo di non offendere
nessuno) bagigia - toffoletta - paciarì - furichetta - batik - pastrugno - spungillo per chiudere con orso poeta.

Il genere rinco è un tripudio di tatingio - ciccibucci - ciciu - triccispicci - spennacchiotto - scursalino - cipollotico - moci-moci - cicalùp ... e mi fermo qui per non entrare troppo nell'intimo ... ma cicalup mi fa ricordare il nomignolo che preferisco: cippalippa.

Ricorderete, cippalippa, così chiama il Melandri di Amici Miei la moglie del Sassaroli (Adolfo Celi) di cui perdutamente si innamora. Insomma, ad ognuno i suoi cippalippa.

lunedì 3 dicembre 2007

Ayapaneco

E' una antica lingua del Messico. Pare che stia scomparendo perchè gli unici due uomini che la conoscono, Manuel e Isidro, due anziani di una etnia che si chiama zoque, hanno litigato e non si parlano più. I due vivono in un villaggio dal nome Ayapan, nel Tabasco, sud-est del Messico. Gli zoque, l'etnia di Manuel e Isidro, sono discendenti di una cultura preispanica le cui origini vengono fatte risalire addirittura a prima della nascita di Cristo.

Insomma, tra Manuel e Isidro un classico litigio tra vicini come ne capitano chissà quanti. Solo che in questo caso, vale la sopravvivenza di una lingua. Tant'è vero l'Istituto nazionale delle lingue indigene si è allarmato e sta cercando di convincere i due se non proprio a riappacificarsi, quantomento a partecipare ad un progetto di insegnamento dell'ayapaneco ai giovani della loro comunità. Progetto che senza di loro non potrebbe andare avanti visto che nessun altro conosce questo idioma.

Ci auguriamo che non litighino i tre indigeni che in Australia parlano ancora il magati ke nei Territori del Nord oppure gli alti tre che parlano yawuru nell'Australia occidentale o i sei in Amazzonia che conoscono l'arikapu. Mentre una sola persona e, quindi sorti aggrappate ad un filo, conosce ancora l'amurdag (ancora Australia) o il siletz Dee-Ni (Oregon, Stati Uniti).

Sta di fatto che il processo di estinzione delle lingue nel mondo appare irreversibile, soprattutto di quegli idiomi legati a comunità indigene che pian piano o perdono la loro identità oppure scompaiono.

Oggi, secondo una ricerca del National Geographic di poco tempo fa, si parlano settemila lingue nel mondo, ma ogni due settimane ne muore una. Entro la fine di questo secolo, metà di quelle settemila moriranno.

Certo fa meno effetto pensare ad una lingua che si estingue piuttosto che alla scomparsa di un uccello, di un mammifero, di un pesce o di una pianta. Anche se i linguisti potrebbero pensarla diversamente.

Colpa della televisione, colpa di internet, colpa soprattutto del fatto come spiega David Sasaki, un blogger statunitense molto conosciuto nella blogosfera, che se un giovane messicano di lingua zapoteca pensa al suo futuro e vuole trasferirsi nella capitale, per studiare e lavorare dovrà parlare spagnolo e altrettanto faranno i suoi figli: ed ecco che rapidamente si perde un testimone di quell'idioma.

Non a caso, oggi nel mondo l'80 per cento della popolazione comunica in sole 83 lingue con influenza globale. E questo vale anche per il nostro paese, dove si parlano 42 lingue vive tra dialetti e idiomi, molti anche qui a rischio estinzione. Si dice, per esempio, che nel Nord Italia sono in pericolo il ligure, il lombardo, il piemontese, ma non sono da meno le quattro forme del sardo.
Natalia Sangama, anziana donna peruviana di lingua chamicuro, dice "Io sogno in Chamicuro, ma non posso raccontare i miei sogni a nessuno, perché nessun parla più il Chamicuro. E’ triste essere l’ultima.". Oltre a lei solo altre quattro persone parlano questa lingua.