venerdì 26 dicembre 2008

Cinepanettone

Il termine, composto dal prefissoide cine e dal sostantivo panettone, compie 25 anni.

Il neologismo pare infatti essere stato coniato dopo l'uscita (e l'inatteso successo) del primo film della serie creata dai fratelli Vanzina: Sapore di mare, con Jerry Calà e Christian De Sica. Sebbene ambientato sulle spiagge della Versilia in una calda estate degli anni ’60, il film uscì nel Natale del 1983. E diede il via ad un vero e proprio genere cinematografico denominato cinepanettoni.

In origine, veniva usato dai critici cinematografici in senso dispregiativo per definire le commedie natalizie della coppia Boldi-De Sica. Ma col passare del tempo il termine è diventato di uso comune e ha parzialmente perso l'iniziale connotazione, finendo con identificare quei film comici (ma non solo) che escono nelle sale cinematografiche durante il periodo natalizio. Tant'è che quest'anno, si parla di cinepanettoni in riferimento a tre film: Natale a Rio, Il Cosmo sul comò e Madagascar 2.

mercoledì 17 dicembre 2008

No drama

Slogan tormentone della nuova amministrazione americana di Barack Obama. Significa "Niente tragedie".

No drama, stampata su milioni di t-shirt, cliccatissima sui siti, è un'invenzione del guru elettorale David Axelrod che battezzò "No drama guy" David Plouffe "per aver mantenuto i nervi saldi nel creare dal nulla e attraverso il web una macchina per raccogliere soldi e voti senza precedenti nella storia americana" e oggi identifica "la caratteristica umana a cui (Barack Obama, ndr.) tiene di più, saper controllare le proprie emozioni in situazioni di crisi" (Maurizio Molinari, La Stampa, 17 dicembre 2008).

lunedì 15 dicembre 2008

Discombugogglamento

Il termine definisce una nuova patologia scoperta dallo psicologo inglese David Lewis. Nasce dalla fusione di scombussolamento e google, il motore di ricerca più famoso del mondo.

Lewis ha condotto un sondaggio su 2mila persone e ha scoperto che, abituati alla connessione internet superveloce, gli internauti inglesi entrerebbero in ansia di fronte al minimo rallentamento della navigazione. I sintomi? Nervosismo, agitazione, rabbia.

Una pagina internet lenta a caricarsi o, addirittura, l'impossibilità di connettersi, causerebbero crescenti livelli di stress. A soffrirne sarebbero, per loro stessa ammissione, il 44% della popolazione inglese, il 27% dei quali dice di stare "decisamente male".

venerdì 12 dicembre 2008

Veltringlese

Combinazione di "Veltroni" e "inglese", il neologismo fa il verso al linguaggio politico usato da Walter Veltroni e al suo frequente ricorso a termini, espressioni e slogan americani ("Addio al veltringlese ... la rivoluzione del linguaggio che Walter Veltroni aveva portato nel mondo della politica", Michele Brambilla, Il Giornale, 12 dicembre 2008).

martedì 9 dicembre 2008

Cainano

Fusione dei termini caimano e nano, la parola identifica Silvio Berlusconi tra i suoi detrattori. Esaltandone due aspetti che, a loro volta, già costituiscono soprannomi dell'attuale Presidente del Consiglio: caimano (dall'omonimo film del 2006 di Nanni Moretti) e nano (riferendosi alla statura fisica del personaggio).

Fabio Torriero, Il Tempo (3 dicembre 2008), ricorda cainano era "il manifesto contro Berlusconi esposto dai piloti Alitalia, del fronte del no, davanti a Villa Madama".

mercoledì 3 dicembre 2008

Tangennapoli

Fusione dei termini Tangentopoli e Napoli, neologismo che fotografa la situazione giudiziaria, politica e morale venutasi a creare con l'inchiesta della Procura napoletana su quattro appalti. Politici e imprenditori coinvolti.

"Tangennapoli. L'incubo mazzette inquieta Rosetta", titolo de Il Riformista (3 dicembre 2008) che, anticipando quanto sarebbe accaduto di lì a pochi giorni, scriveva: "La bomba scoppierà, ma nessuno sa quando e soprattutto quali saranno le vittime. Napoli attende gli arresti che potrebbero dare il via ad una nuova Tangentopoli".

lunedì 24 novembre 2008

Pipposauro

Il termine si forma dalla fusione di pippo (dal nome di Pippo Baudo) e sauro.

Il neologismo compare nel titolo di un articolo pubblicato su La Stampa e firmato da Alessandra Comazzi: "Baudo flop, il crepuscolo dei Pipposauri".

L'articolo si riferisce ai deludenti indici d'ascolto registrati dal programma Serata d'onore presentato da Pippo Baudo e si apre con un periodo che definisce il senso del neologismo: "Anche i dinosauri, con tutta la loro potenza, si estinsero. Così la televisione di Pippo Baudo".

giovedì 20 novembre 2008

Pizzino

Estensione del significato del termine, notoriamente applicato al mondo della mafia per indicare un piccolo pezzo (pezzettino, in siciliano pizzinu) con il quale i boss mafiosi fanno pervenire agli affiliati ordini o comunicati in genere.

Pizzino è ormai entrato nel linguaggio corrente e nella politica sono almeno due gli episodi durante i quali è stato evocato.

Recentemente, per definire il biglietto televisivo che il senatore Nicola Latorre (Pd) ha passato a Italo Bocchino (An) nello studio di Omnibus (La7) offrendogli dei consigli su come rispondere alle accuse di Massimo Donadi (Idv).

In un articolo uscito su Il Messaggero (titolo: "Alleanze, strappi, inciuci e raccomandazioni: la politica è sempre appesa al filo del pizzino"), Mario Ajello scrive: "...questa diventa la prova regina della politica (inciuciona?) fatta a colpi di bigliettini (...) C'è chi per drammatizzare li chiama pizzini".

In passato, pizzino è stato usato in occasione della elezione del Presidente del Senato, nell'aprile del 2006. Il candidato più accreditato (e successivamente eletto) era Franco Marini. Ma durante le elezioni, alcune schede portavano
la data di nascita di Marini, altre il nome di Francesco invece che di Franco. Clemente Mastella li definì pizzini, a significare un messaggio, un "segnale" come aggiunse Totò Cuffaro.

martedì 11 novembre 2008

Renegade

La parola inglese (ribelle, rinnegato) è accostata al nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Spiega su la Repubblica Alberto Flores D'Arcais che Renegade è il nome in codice di Obama coniato dai servizi segreti americani. Tecnicamente, questi nomi in codice sono definiti monikers, nomignoli. Scherzosi, irridenti, piccole fantasie che hanno cominciato a circolare tra "microfoni nascosti e auricolari" in occasione del primo faccia a faccia tra George W. Bush e Barack Obama. E che riguardano tutta la nuova "First Family".

"Nessuna malizia nella scelta" nel caso di Renegade, assicura Flores D'Arcais. Più contenuti i monikers del resto della famiglia. Renaissance (cambiamento) per Michelle, la moglie di Barack; Radiance (radiosa) la primogenita Malia e Rosebud (bocciolo di rosa) per Sasha. Sono invece gli ultimi giorni per Tumbler (acrobata) il nomignolo di George W. Bush e Tempo (ritmo) della moglie Laura.

Bird strike

L'espressione indica l'impatto tra uccelli e aereoplani, uno dei fenomeni più temuti dai piloti. Il caso più recente è accaduto il 10 novembre a Ciampino con un volo Ryanair costretto ad un atterraggio in emergenza. Nel 2006, in Italia, secondo il rapporto annuale del "Bird strike committee Italia" pubblicato dall'Enac, gli impatti riportati dai piloti sono stati 588. Gli aeroporti costituiscono spesso un habitat ideale per molte specie di uccelli come gabbiani, pavoncelle, storni, specie rapaci. (fonte: il Giornale).

lunedì 10 novembre 2008

Clandestino

Da oggi i lanci pubblicati quotidianamente nel notiziario Dires - frutto della collaborazione tra l'agenzia Dire (canale Welfare) e l'agenzia Redattore Sociale - non contengono più la parola clandestino riferita a persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte la parola clandestino viene evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile o opportuna per chiarire il pensiero dell'intervistato o per riprodurre fedelmente illinguaggio dello stesso.

Al posto di clandestino verranno usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle singole notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo, ecc...

Viene inoltre evitata la parola extracomunitario, tranne in quei rari casi in cui sia essenziale per chiarire aspetti tecnico-giuridici.

"Oltre a essere impropria, la parola clandestino ha sempre più assunto nell'immaginario collettivo un'accezione offensiva espesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata", afferma il direttore di RedattoreSociale, Stefano Trasatti. "Eliminare questa parola dal nostro notiziario ci sembra una scelta doverosa e di rispetto della dignità delle persone straniere. Sia di coloro che, pur vivendo in Italia da tempo, per qualche motivo non sono in regola con il permesso di soggiorno, sia soprattutto di tutti quelli che, provenienti da storie di estrema povertà, hanno affrontato viaggi drammatici per arrivare nel nostro paese".

"L'uso di un linguaggio corretto- aggiunge il direttore di Dire, Giuseppe Pace- è sempre importante per un'agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si trattano fenomeni, come l'immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia erazzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte". (Fonte: Agenzia Dire)

Serialex

La Stampa, nell'inserto sportivo del lunedì, titola a tutta pagina "Ora è serialex". Combinazione dei termini seriale e alex (riferito a Del Piero), il neologismo è coniato, come recita il sottotitolo de La Stampa, dopo "l'ennesima punizione decisiva" del capitano della Juventus. L'ultima, il 9 novembre, messa a segno nel giorno del suo 34imo compleanno.

domenica 9 novembre 2008

Lupomanno

Titola Il Foglio "La casta di Lupomanno" un articolo di Salvatore Merlo dove si racconta "la presa del potere romano di Gianni Alemanno" tra "lo spoils system nelle municipalizzate, le nomine all'Acea...". Neologismo per composizione: lupo con manno (da Alemanno).

In realtà, non si tratta di un vero neologismo perchè il sindaco di Roma è da sempre chiamato nell'ambiente della destra Lupomanno, almeno dai tempi del Fronte della Gioventù, "quando - si legge su internet - l'ardore politico e la tempesta di quegli anni più di una volta lo portarono in situazioni estreme, scontri, fermi, arresti".

Nell'articolo del Foglio, però, l'uso del termine Lupomanno è attualizzato e identifica il comportamento di Alemanno che "conquistato il comune, è ora impegnato a completare la presa del potere".

mercoledì 5 novembre 2008

Bushismi

Neologismo inglese da bushism, in italiano bushismo, si riferisce a una parola o una frase pronunciata dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e caratterizzata da errori di grammatica, di sintassi o di logica. Il termine è entrato nell'uso comune (soprattutto negli Stati Uniti) in seguito al proliferare, nei mass media, di raccolte di bushismi. Oltre ai numerosi siti web dedicati all'argomento, grande successo ha avuto una serie di raccolte di citazioni bizzarre di Bush pubblicate dal giornalista satirico Jacob Weisberg. Il primo libro della serie, Bushismi (George W. Bushims) è diventato un best seller negli Stati Uniti e in diversi paesi europei. (fonte: Wikipedia)

Il termine oggi è richiamato nel titolo di un articolo su il Giornale "Quei bushismi entrati nella storia" dove si rammenta che "l'eloquenza di Mr President è già entrata nel mito".

martedì 4 novembre 2008

Barackati

Il Riformista apre l'edizione odierna con un articolo dedicato alle elezioni americane. Il titolo: "Nel sottoscala dei Barackati di Chicago".

Il termine Barackati sintetizza efficacemente tutti i "volontari dell'Illinois, giovanissimi e attempati" impegnati in queste ore di vigilia nel quartier generale di Barack Obama a Chicago. L'assonanza con il termine italiano "baraccati" (coloro che vivono in baracche, abitazioni precarie e di fortuna) ne può, però, attribuire una connotazione non felicissima.

Barackati è solo l'ultimo neologismo coniato nel corso di questi mesi intorno al nome di Barack Obama. Una vera e propria Obamamania che ha prodotto, addirittura una Enciclopedia Baracktannica con oltre 800 obaismi segnalati dai lettori del blog americano Slate.

Alcuni esempi: Obamanomics (le politiche economiche che vorrebbe attuare Barack), Obamacans (i repubblicani sedotti da Barack), Baracktorate (un dottorato universitario in Obamology, la scienza che studia Obama), Barackintosh (il computer Mac di un fan di Obama), Baractogenarian (qualsiasi sostenitore di Barack più vecchio di 25 anni), Obamnipresent (l'ubiquità di Obama nelle discussioni che si sentono per ristoranti, librerie, in metropolitana).

Il glossario della campagna elettorale USA

Nell'immediata vigilia delle elezioni americane, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Ansa hanno dedicato particolare attenzione a parole ed espressioni che hanno caratterizzato la campagna elettorale. Segue una selezione significativa.

Yes We Can - Lo slogan di Barack Obama esportato in altri Paesi (compresa l'Italia). Diventato anche canzone e video. Resterà, comunque vada, l'espressione più caratterizzante questa campagna elettorale.

Country First - La risposta di John McCain, lo slogan centrale della sua campagna. Lui e la vice Sarah Palin "metteranno sempre il paese al primo posto", assicura prima d'ogni altra cosa il suo sito web. E Obama (e la moglie Michelle) sono accusati di scarso patriottismo.

Change - Cambiamento, la parola d'ordine della campagna di Obama. Lo accompagnano Hope, speranza (che dà anche il titolo al suo secondo libro l'Audacia della speranza) e believe, credere ("change we can believe in")

Maverick - Il soprannome di McCain, identifica uno che non prende ordini da nessuno, una reputazione che il candidato repubblicano si è costruito al Senato. La Palin ha rilanciato: "Io e McCain? Una coppia di maverick". Origine del termine: da Samuel Maverick (1803-1870) divenuto famoso perchè si rifiutava di marchiare il suo bestiame.

We - I repubblicani prendono in giro Obama chiamandolo The One, il Messia. Ma Obama chiede di credere non tanto in "lui" quando in "noi" (da qui, lo slogan Yes we can)

My Friend - L'espressione preferita da McCain, usata in modo ossessivo anche durante i dibattiti televisivi col rivale.


That one - Quello là, in antitesi con la precedente espressione, l'infelice appellativo usato da McCain per indicare Obama nel loro ultimo dibattito televisivo.

Joe l'Idraulico - E' Samuel Wurzelbacher, una persona reale, diventato per i repubblicani un simbolo della classe media americana dopo aver chiesto a Obama chiarimenti sui progetti fiscali per le piccole imprese.

Main Street/Wall Street - Una contrapposizione tra l'uomo della strada e gli speculatori finanziari. E' diventato il ritornello di ogni analisi sulla crisi finanziaria di queste ultime settimane.

lunedì 27 ottobre 2008

Piangeria

Scrive Giulio Cardone su la Repubblica-Roma. "Il fatalismo del tifosopinionista Vittorio Trenta, in collegamento con Retesport da Stamford Bridge: "Quando ho visto quer pallone de Terry entra' ho pensato: è la storia daaa Roma. E lo dico senza piangeria".

Piangeria non è un lapsus di piaggeria. Non si parla di adulazioni, lusinghe. Spiega ironicamente Cardone: "Trattasi di neologismo che ha scatenato un intenso dibattito tra i più importanti filologi italiani". Piangeria nel senso di "tipico comportamento del piagnone, quindi l'espressione lo dico senza piangeria significa lo dico senza voler fare il piagnone. Una rivoluzione semantica".

Piangeria è, probabilmente, un lapsus di piaggeria nel caso richiamato da Agostino Saccà, 21 giugno 2007, allora capo della fiction Rai. Da una intercettazione di una telefonata avuta con Silvio Berlusconi, pubblicata integralmente da L'Espresso: "lei è amato proprio nel paese, guardi glielo dico senza nessuna piangeria ...".

giovedì 23 ottobre 2008

Dalettismo

Formula linguistica che fonde i cognomi di Massimo D'Alema ed Enrico Letta. Coniata da Il Foglio il 23 ottobre in un articolo che analizza lo stato del Partito Democratico, dal titolo "D'Alema più Letta (Enrico), così è nato il dalettismo".

"C'è chi lo chiama asse, c'è chi lo chiama dialogo, c'è chi la chiama soltanto alleanza: ma resta il fatto che (...) sta nascendo una robusta spina dorsale formata da unlato da Enrico Letta e dall'altro da Massimo D'Alema ... Ma per entrare nel cuore di quello che potrebbe dunque essere definito come il dalettismo ....".

martedì 21 ottobre 2008

Gomorrismo

Da Gomorra, il romanzo di Roberto Saviano sul mondo affaristico e criminale della camorra. Parola citata da Tano Grasso, il leader antiracket in una intervista al Corriere della Sera del 21 maggio 2008 scorso.

(dal Corriere della Sera)
"Il problema non è Gomorra né l'opera straordinaria di Roberto Saviano. Il problema è il gomorrismo, cioè la retorica e la celebrazione di un libro che servono solo a lavare le coscienze. Dov'erano e che hanno detto le centinaia di migliaia di lettori quando è bruciata la fabbrica di Santa Maria, o quando è stato assassinato Noviello? Il gomorrismo è diventato l'alibi per le cattive coscienze disimpegnate, si esibisce il romanzo come si faceva una volta con il libretto rosso di Mao, pensando di esaurire così il proprio ruolo. È il pretesto per rimanere lettori e spettatori, mentre la camorra continua a governare intere zone del Paese".

"Purchè non diventi Gomorrismo" è il titolo di un editoriale di Francesco La Licata, giornalista, esperto di storia della mafia e inviato de La Stampa che in un editoriale del 21 ottobre sul quotidiano torinese, analizza la vicenda delle minacce ricevute da Saviano e il vasto movimento d'opinione sorto attorno al giovane scrittore. E conclude ammonendo: "Purchè tutto non diventi moda o, se preferite, Gomorrismo".

martedì 14 ottobre 2008

Rimbambito

Che si comporta in modo puerile, irragionevole e insensato per l'età avanzata; uscito di senno, svanito. Deriva da bambo per bambino e poi stupido (Casalegno e Goffi, "Brutti, fessi e cattivi", UTET).

"Ormai non capisce più niente, è rimbambito" (Moravia, "Nuovi racconti romani").


Variazioni: rimbambinito, rimba, rimbambolito, rimbamborgito, rimbato.

Una sentenza depositata oggi dai giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione stabilisce che dare del rimbambito ad un esponente politico dell'opposizione può essere una "critica politica" e non un'offesa. La vicenda risale al 1999 quando, durante una seduta del consiglio comunale di Castelnuovo Magra, in provincia di La Spezia, dedicata alla posizione dell'amministrazione locale sulla guerra del Kosovo, l'allora sindaco Alberto Tognoni si rivolse al consigliere d'opposizione Ino Cecchinelli affermando: "Ho dimenticato per un attimo che lei è il solito rimbambito".

Cecchinelli ha querelato per diffamazione il sindaco, ritenendo la frase oltraggiosa. Il tribunale di La Spezia, nel maggio 2004, assolve Tognoni, ma la Corte d'Appello di Genova nel 2007 ribalta la sentenza ritenendo che l'uso dell'espressione rimbambito non avesse connotazioni di critica all'uomo politico ma fosse scesa al livello di offesa personale. Interpretazione non condivisa dalla Cassazione, presso cui ricorre Tognoni, secondo la quale "l'espressione non supera il livello della continenza della polemica politica". In particolare: "Si è trattato della manifestazione, con toni indubbiamente forti, di una critica all'iniziativa politica del consigliere Cecchinelli, all'interno di una discussione nell'ambito del consiglio comunale".

lunedì 13 ottobre 2008

Lippismo

Parola che deriva dal cognome dell'attuale ct della nazionale italiana di calcio, Marcello Lippi. Il termine si presta, giornalisticamente, a più definizioni.

La più recente è da attribuire a Riccardo Signori che su Il Giornale, il 13 ottobre 2008, scrive "Ma il lippismo trionfa sempre e ci fa vedere un'altra partita". Spiega nell'articolo Signori: "In Italia abbiamo rispetto per i vincenti, ma ci mettiamo niente a buttarli giù dalla torre. E' un vizio o forse è un pregio. Lippi è l'unico che riesce a sfuggire a questa legge". L'articolo esce all'indomani del "punticino conquistato contro la Bulgaria ... qualcuno ha abbozzato: serve qualcosa di più. Ma timidamente. Non sia che Lippi se ne risentisse ... Ci racconta di un'Italia con personalità, bella a metà, e tutto passa".

Andando indietro nel tempo, di lippismo scriveva anche Giancarlo Padovan sul Corriere della Sera, l'11 aprile 1997: "E' dunque doveroso riconoscere al lippismo, la dignità e l'autorevolezza di idea vincente nel panorama calcistico internazionale. Se il "capellismo" costituiva, e ancora costituisce, una sorta di redditizia moderazione del "sacchismo" (meno fuorigioco, meno pressing, meno movimenti senza palla), Lippi finisce per essere ad un tempo la mediazione tattico - strategica tra Sacchi e Capello (più vicino a Capello, comunque) con un'accentuatissima propulsione della forza". Analisi, in questo caso, di natura tecnica. All'epoca, Lippi era l'allenatore della Juventus.

martedì 7 ottobre 2008

Velina

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contesta l'accezione fortemente negativa che ha assunto il termine nel gergo comune.

Rispondendo ad una domanda di Lilli Gruber nel libro "Le streghe" (Rizzoli), afferma:

"E' denigratorio, ha un sottinteso discriminatorio e un po' razzista, e ben poco femminista, secondo il quale una bella ragazza dovrebbe essere necessariamente sciocca o incolta ... Le cosidette veline sono ragazze che svolgono un compito molto meno facile di quello che si crede ... devono avere, oltre ad un bell'aspetto, anche talenti che spesso si sottovalutano. Devono saper ballare, saper stare sulla scena, saper trasmettere simpatia e anche, anzi soprattutto, molta ironia e autoironia. Non per caso molte protagoniste del mondo dello spettacolo hanno cominciato proprio facendo le veline".

Antonio Ricci, ideatore della trasmissione Striscia la notizia e inventore delle veline, ha risposto citando il testo della sigla del programma nell'edizione 2002-2003 in cui veline era accostato a "giudici, monaci, socioeconomisti, giornalisti col sorriso fru-fru, politici, neopopulisti, tutti in tv per piacersi di più: veline, fan tutti le veline".

Il termine velina ha origine antica. Proviene dal francese vélìn (di vitello) in uso fin dal Quattrocento per indicare il foglio bianco, liscio, sottile e resistente, ricavato dalla pelli di vitellino da latte. In periodo fascista, la velina diventa per astrazione il foglio di carta - per l'appunto - velina contenente tutte le disposizioni obbligatorie da seguire. Erano in carta velina perché dovendo essere scritte a macchina e in molte copie, più sottile era la carta e più se ne potevano scrivere con una singola battitura, ponendo la carta carbone tra l'una e l'altra.

La velina sopravvive al fascismo per diventare termine in uso negli ambienti giornalistici come notizia diffusa da un'agenzia di stampa.

Per l'Accademia della Crusca la recente popolarità del termine sarebbe però in un erroneo collegamento etimologico con l'abbigliamento (vel-) e con la giovane età (-ina) delle interpreti.

sabato 4 ottobre 2008

Surge

Termine inglese circolato con una certa insistenza sui media italiani nei giorni scorsi dopo il dibattito televisivo tra i due candidati alla vice presidenza americana Biden e Palin.

Palin, ha affermato che "in Afghanistan ci vuole il surge, come in Iraq" mentre Biden ha replicato che l'opinione dei generali è che "in Afghanistan il surge non serve".

Su Repubblica, Stefano Bartezzaghi scrive che il termine potrebbe suscitare qualche perplessità e pensare che il "surge stia la surgelato come il frigo sta al frigorifero. In realtà i due candidati americani si riferiscono al troop surge, l'aumento del contingente statunitense che, deciso nel 2007, sembra aver migliorato la situazione in Iraq. Surge significa moto ondoso, impeto ma in senso esteso si usa per ogni forte e improvviso incremento, di forza ma anche di entusiasmo. Ha la stessa radice dell'italiano sorgere e quindi sul piano militare si trova in rapporti di cguinanza con i nostri Risorgimento e insurrezione".

giovedì 2 ottobre 2008

Black point

Il Corriere della Sera titola oggi, nelle pagine della cronaca di Roma, "Strade più sicure patto in Campidoglio sui black point".

Black point è un progetto promosso dalla Fondazione Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) nel marzo 2007 nel quadro delle attività di prevenzione dai rischi del traffico favorendo "interventi concreti contro i gravi fenomeni di incidentalità e promuovendo l'educazione ad una corretta circolazione stradale" (fonte: www.blackpoint.smaniadisicurezza.it).

L'adozione di black point eredita dall'inglese lo stesso significato: "zone della strada a particolare rischio, caratterizzate da un'elevata probabilità di incidente".

lunedì 29 settembre 2008

Videocrati

Termine che designa "i giornalisti tv che, ospitando politici nei loro talk show, attizzano dibattiti e polemiche". Tale è la definizione di Giancarlo Perna, giornalista, che ha aperto con l'intervista a Maria Latella una nuova rubrica sul quotidiano il Giornale intitolata i videocrati.

sabato 27 settembre 2008

Confaloninno

Fusione dei cognomi Colaninno (Roberto) e Confalonieri (Fedele). "Viva Confaloninno" è il titolo di un editoriale pubblicato da Il Foglio il 27 settembre 2008. L'articolo mette in luce un "nuovo schema delle relazioni politiche e imprenditoriali" che emergerebbe dal modo in cui i due personaggi "commentano, in modo pressoché identico, il superamento dello scoglio più pericoloso nell'operazione Alitalia".

giovedì 25 settembre 2008

Prima Repubblica

Con tale espressione si può lecitamente alludere all'intrallazzo, al demerito e alla corrutela. E' quanto emerge da una sentenza della Corte di Cassazione (la n.36678) con la quale è stata annullata una condanna per diffamazione emessa a carico del presidente della Provincia di Rimini, Sergio Bianchi, che aveva definito da Prima Repubblica le modalità di svolgimento di un concorso per funzionario al Comune di Bellaria.

L'espressione Prima Repubblica si riferisce al sistema politico della Repubblica Italiana dalla sua nascita nel 1948 al 1994, e spesso è usata per richiamare i suoi aspetti peggiori (fonte: Wikipedia).

La Corte di Cassazione è andata oltre. L'espressione Prima Repubblica non indica soltanto "intrallazzo o corrutela ma anche manzanza di merito che tante volte si ritiene estraneo alla pubblica amministrazione".

Bianchi era stato condannato per l'offensività dell'espressione anche al risarcimento dei danni morali a favore di Marina B. che aveva presieduto la commissione esaminatrice del concorso. Ma la Cassazione ricorda che chi presiede un concorso "si espone anche alla verifica pubblica delle sue decisioni e alle relative critiche circa gli effettivi meriti del soggetto rpescelto come vincitore e se la decisione appare discutibile, può accadere che si pensi ad interferenze esterne, soprattutto quando le circostanze oggettive siano tali da autorizzare i sospetti".

martedì 23 settembre 2008

Giallorotti

Termine che nasce per fusione delle parole "giallorossi" e "rotti", viene usato per indicare la lunga serie di infortuni che ha colpito la Roma (calcio) all'inizio della stagione 2008-2009. "I giallorotti", titolo del Messaggero del 23 agosto, "viaggio nell'affollata infermeria di Spalletti" all'indomani della contrattura che ha colpito il centrocampista Aquilani.

Il termine circolava già su blog, forum e siti di tifosi della Lazio ma in senso soprattutto spregiativo e offensivo.

mercoledì 17 settembre 2008

Didoré

Acronimo di "DIritti e DOveri di REciprocità dei conviventi", il nuovo disegno di legge per regolamentare le coppie di fatto messo a punto dai ministri Brunetta e Rotondi. Lo annuncia lo stesso Brunetta in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 18 settembre.

I Didoré nascono sulle ceneri di altri acronimi: Pacs (PAtto Civile di Solidarietà - nati in Francia nel 1999); Dico (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi - disegno di legge presentato nel febbraio 2007); Cus (Contratti di Unione Solidale - disegno di legge presentato nel luglio 2007).

lunedì 8 settembre 2008

Retromanno

Fusione di retromarcia e Alemanno. Termine giornalistico per connotare le vere o presunte marce indietro del neo Sindaco di Roma su temi come Ara Pacis, rom, notte bianca, parcheggi, festival del cinema. E il Campidoglio viene ritratto come "il colle degli annunci smentiti" (Fabio Martini su La Stampa, 18 settembre 2008).

L'origine del termine non è certa. Alcune fonti viene attribuita al sito Dagospia, ma compare in una dichiarazione rilanciata dalle agenzie di stampa l'8 luglio 2008 del consigliere comunale del Pd Athos De Luca.

Retromanno trova legittimazione internazionale sul quotidiano francese Le Monde in un articolo uscito l'8 settembre scorso e dedicato al Sindaco di Roma.

mercoledì 3 settembre 2008

Brunettite

Parola coniata in un comunicato della sigla sindacale Rdb-CUB del 3 settembre 2008. Effetto della campagna per la trasparenza della pubblica amministrazione e contro i cd. fannulloni del Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta.

La Brunettite è una "sintomatologia ... una specie di malattia che si propaga tramite circolare ministeriale, decreto e altri agenti patogeni a diffusione editoriale e radiotelevisiva ... ha decorso cronico ed invalidante e compromette il normale ritmo delle attività quotidiane e lavorative ed ha quindi un grave rilievo sociale".

martedì 2 settembre 2008

Alitaglia

Parola che gioca sul nome della compagnia aerea e il termine "taglia" in riferimento agli interventi sul personale, oggetto delle trattative tra la CAI e i sindacati. In rete, Alitaglia imperversa: i blog di Beppe Grillo, Antonio Di Pietro ed altri lo richiamano.

La sua definitiva legittimazione avviene su Il Giornale: dal 2 settembre 2008 il quotidiano ha iniziato ad usare Alitaglia come titolino degli articoli dedicati alla delicata vicenda.

lunedì 7 luglio 2008

Podemos

Parola-simbolo della vittoria della Spagna ai campionati europei 2008 organizzati da Austria e Svizzera. Il quotidiano sportivo spagnolo AS titola a tutta pagina "Claro che podemos!" (Certo che possiamo!) il 21 giugno, vigilia della partita con l'Italia. Lo slogan viene ripetuto incessantemente da radio e tv e diventa uno "striscione innalzato dai tifosi delle furie rosse vicino al Duomo di Santo Stefano, simbolo di Vienna" (Ansa, 21 giugno). La "piazza scandisce lo slogan dei gladiatori rossi: Podemos, sì! Podemos, sì! Podemos, sì" (Ansa, 23 giugno), dopo la vittoria in semifinale con la Russia. E "Podemos!" diventa anche il nome del programma 'dopopartita' della Tv che trasmette l'Euro 2008, la 'Cuatro'. La parola è un adattamento giornalistico al contesto calcistico dell'espressione inglese "Yes we can", motto del candidato democratico alle presidenziali degli Stati Uniti d'America, Barack Obama.

lunedì 23 giugno 2008

Berluskshire

Neologismo per fusione di Berlusconi e Berkshire. Parola coniata dall'economista Tito Boeri che su la Repubblica del 21 giugno scrive: "Tutti gli anni ignoti rubano la freccia e l'amministrazione comunale deve rimpiazzarla. A Palazzo Chigi, in quello che oggi è il Berluskshire, i soliti noti hanno in questi giorni sottratto la freccia di Robin Hood. Per favore ridatecela".

L'articolo è un commento alla cd. Robin Tax, la tassa sui petrolieri varata recentemente dal governo e così chiamata perchè richiama proprio il leggendario personaggio Robin Hood.

Tassottazo

Sulla stampa spagnola la vigilia del quarto di finale con l'Italia è stato all'insegna dei ricordi. E molto si è parlato della gomitata di Mauro Tassotti a Luis Enrique nei quarti di finali (anche in quel caso) del Mondiale '94. Se ne è parlato a tal punto che la società Victoria accettava scommesse sul "Tassottazo" (appunto).

Termine ibrido che nasce dalla fusione di Tassotti con puñetazo, che in spagnolo significa cazzotto. «Un Tassottazo si paga già a 20 euro a uno», scrive il 21 giugno il giornale spagnolo Marca.

La parola rievoca la gomitata di Mauro Tassotti a Luis Enrique nel quarto di finale di Italia - Spagna del Mondiale '94. Il giornale spagnolo si riferisce alla società Victoria che accettava scommesse sul "Tassottazo". I candidati a ripetere quella gomitata, secondo il quotidiano, «sono parecchi. Non è certo per la fama di angioletti che distingue Chiellini e Materazzi, fra gli altri».

Subprime

L'American Dialect Society, società fondata nel 1889 e dedita allo studio della lingua inglese nel Nord America, l'ha scelta quale parola del 2007. I subrime sono prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può avere accesso ad un tasso più favorevole nel mercato del credito perchè in passato ha avuto problemi a saldare il suo debito. Ci sono i mutui subprime, i prestiti d'auto subprime, le carte di credito subprime. E poi il debitore subprime e il prestatore subprime. Dal 2006, la parola subprime, da termine per addetti ai lavori, è diventata d'uso frequente nel linguaggio comune a causa della cd. bolla dei subprime scoppiata negli Stati Uniti. Centinaia di migliaia di debitori di mutui subprime sono stati costretti all'insolvenza e per molte compagnie prestatrici è stata presentata istanza di bancarotta. Crisi finanziaria e perdite devastanti lungo tutto il 2007. Sui siti americani, la parola nel gergo quotidiano si sta diffondendo anche come verbo, nel senso di "mettersi nei guai sperando poi che qualcuno ti aiuti". Esempio: "I completely subprimed my Algebra test yesterday. Instead of studying, I drank beer and played Xbox, and just hoped the answers would come to me. Can I still have an 'A'?"

lunedì 19 maggio 2008

Ibra-cadabra

da La Stampa del 19 maggio. "Ibra-cadabra. Inter campione" titola l'apertura del quotidiano torinese dedicata alla conquista dello scudetto da parte dell'Inter. Neologismo per composizione dalle parole preesistenti, Ibrahimovic e Abracadabra. Termine già in uso soprattutto in rete, su forum e blog. Si legge in un blog: "L'unica spiegazione alle cose che fa in campo è questa. Non per niente si è guadagnato il soprannome di Ibracadabra!".

lunedì 28 aprile 2008

Retronimo

Retronimi sono acqua di rubinetto e acqua naturale, il film muto è una espressione retronima e così il telefono fisso. Di cosa parliamo? Di una parola che nella lingua inglese esiste dal 1980 da quando fu coniata dal giornalista americano Frank Mankiewicz ma resa popolare da William Safire, noto editorialista del New York Times.

In Italia, viene sdoganata dal linguista Tullio De Mauro che la accoglie il 21 dicembre scorso nella sua rubrica sul settimanale Internazionale.

Il retronimo è un neologismo coniato per parole o espressioni che nel corso degli anni hanno mutato il loro originale significato, oppure è divenuto insufficiente per definire qualcosa. In pratica, spiega De Mauro, "al bar o al ristorante, chi vuole acqua ma non la solita bottiglia, è costretto a chiedere acqua di rubinetto". Un tempo era sufficiente chiedere acqua naturale, poi sono arrivate anche le acque in bottiglia non gassate: e, quindi, se oggi chiediamo acqua naturale non aspettatevi sul tavolo l'acqua di rubinetto.

Il telefono fisso è un retronimo da quando esistono i telefoni cellulari, ma possiamo considerare retronimi anche la tv terrestre (per distinguerla dalla tv satellitare) ma anche il desktop computer retronimo con la diffusione dei portatili e dei laptops. Nel campo del cinema, un tempo esistevano solo i film muti. Una volta che i film sonori sono diventati la norma, è diventato necessario specificare se un certo film è muto: ed ecco che film muto è diventato retronimo.

La tv una volta era in bianco e nero e se si usava semplicemente il termine televisione non ci si poteva che riferire alla tv in bianco e nero. Con l'avvento del colore, il termine televisione è ora più comunemente usato per indicare la tv a colori ed ecco che quindi tv in bianco e nero è un retronimo.

Insomma, di retronimi ce ne sono a bizzeffe ed è curioso e molto divertente scoprirli.

Ballottaggio

Dal francese "ballotage", a sua volta derivazione dal veneziano "ballotta" che era “un piccolo oggetto a forma di palla usato nel Medio Evo”, appunto per votare.

Insomma, stiamo parlando di palline colorate. E d'altra parte già nell'antica Grecia i membri delle alte corti di giustizia votavano segretamente con palline, pietre o conchiglie contrassegnate. A Roma nel 139 a.C. fu promulgata una legge che stabiliva un sistema di voto segreto. Da ballotta deriverebbe anche ballottare che sta per votare con le ballotte e via via nel tempo ballottazione, usato – nel 1527 – da Machiavelli. Il recupero di questo termine nella lingua italiana proviene però dal francese. Ma per un certo periodo i linguisti avevano una sorta di riluttanza ad ammetterlo nei vocabolari.

Lo fa per la prima volta Giuseppe Rigutini sul finire dell'Ottocento anche se storcendo un po' la bocca. Scrive: “Si potrebbe dire ‘secondo scrutinio’, ma la voce francese ha preso il sopravvento e a nessuno sarà possibile di cacciarla né con la ragione, né con le lepidezze”.

Alfredo Panzini, critico letterario a cavallo del Novecento, lo giudica inestetico, mentre sono poche le testimonianze letterarie di questo termine: Carducci lo accoglie in una sua lettera, Pirandello in un romanzo. Insomma, a lungo per niente amato, forse per un certo sciovinismo oppure, dicono i maligni, per una forte allergia verso un modello di elezioni che il nostro Dna politico ha sempre stentato a digerire.

venerdì 18 aprile 2008

Walterloo

Fusione dei termini Walter (ovviamente riferito a Veltroni) e Waterloo, ben rappresenta l'atmosfera del dopo elezioni. Scrive Antonio Polito sul Riformista il 16 aprile: "Più di un buontempone, l'altra sera mi ha proposto di cambiare il titolo di prima pagina del Riformista: da Waterloo a Walterloo. Per quanto sia tra coloro che non riescono a resistere a un buon sarcasmo, ho detto di no. Sarebbe stato un gioco di parole ingiusto".

E certamente ha ragione Polito, accostare la sconfitta elettorale alla disfatta di Napoleone (lo ricordiamo: giugno 1815, la sua ultima battaglia, una delle più cruente del XIX secolo), una sorta di una Waterloo moderna, è ingeneroso, ma fa parte di quei giochi linguistici a cui spesso il giornalismo ricorre anche in modo eccessivo. Ecco perchè non sorprende un titolo del Giornale, quotidiano che non è certo vicino a Veltroni, che dice: "Compagni contro dopo la Walterloo". Ed è comunque un dato di fatto che inserendo Walterloo sul motore di ricerca Google, vengono fuori circa 12mila pagine. Ingeneroso, eccessivo? In fondo, secondo "alcuni maligni", neppure tanto: Walterloo non è la disfatta di Veltroni, ma fa parte di una strategia di lungo periodo che come prima tappa (le elezioni appena concluse) prevedeva non tanto la vittoria su Berlusconi, quanto piuttosto la potatura di tutti quei fastidiosi cespugli del centro-sinistra sotto al cui ricatto è dovuto convivere il premier uscente Romano Prodi...troppo maligni gli "alcuni maligni"?

Tsunami

Le recenti elezioni politiche hanno segnato la sconfitta forse più ampia di quanto ci si aspettasse di Walter Veltroni e la scomparsa dal Parlamento di una serie di forze politiche soprattutto di centro-sinistra (dai socialisti di Boselli a Rifondazione, dai Comunisti italiani ai Verdi). Un vero terremoto. Anzi, uno tusnami. Così l'Ansa del 14 aprile: "Quasi uno tsunami elettorale quello prodotto dal voto, che ha scalzato dal seggio tanti leader e personalità che hanno segnato questi ultimi due anni di legislatura". Ecco perchè chi è riuscito a scamparla, può ritenersi soddisfatto. Come Pier Ferdinando Casini che commenta: "E' stato uno tsunami ... siamo gli unici che hanno retto alla botta".

Evocativo ma non troppo il titolo del Riformista del 15 aprile: "Lo Tsunami arriva a Roma" che da' conto della sciagura accaduta (ovviamente nel centro-sinistra) giocando con una sciagura (questa sì che vera) quale il terribile maremoto dell'Oceano Indiano che il 26 dicembre 2004 causò centinaia di migliaia di morti, feriti e senzatetto in quel pezzo di mondo.

Da allora, per il termine tsunami non c'è stata più pace. Alla faccia del suo significato originario che, in giapponese, è una parola mite, significa onda del porto. Tsunami è ormai entrato nell'uso corrente come sinonimo di maremoto. Generando un equivoco. Perchè con tsunami ci si riferisce alle onde, mentre con maremoto si indica un evento sismico avvenuto al di sotto di un fondale marino.

Ma nell'immaginario collettivo c'è ancora quell'onda immensa e velocissima che si abbattè sulle coste senza poter essere fermata. E oggi, si evoca lo tsunami come l'onda del centro-destra certamente prevista ma non contenuta che ha travolto gli avversari politici. Non a caso, Mario Borghezio parla di uno "tsunami elettorale della Lega".

Minimizza comunque Veltroni che, intervistato oggi da Repubblica, ribatte: "Se domenica ci fossimo presentati agli elettori con l'assetto del 2006, saremmo stati travolti da uno tsunami dal quale il centrosinistra non si sarebbe mai più ripreso".

Una cosa è certa. Per tsunami ormai il destino è segnato: catastrofe, terremoto o il più prosaico sconfitta...le elezioni di domenica scorsa sdoganano definitivamente la parola dall'ambito scientifico a più ampia metafora della vita. Tsunami diventa la sintesi estrema, il simbolo di un concetto che chissà prima non aveva nome: la paura di una tragedia immane, improvvisa, invincibile.

lunedì 3 marzo 2008

Baudismo

Finito il Festival di Sanremo, i primi bilanci. A far da protagonista Pippo Baudo al quale Aldo Grasso sul Corriere della Sera dedica un profilo che inneggia al baudismo.

Baudismo, scrive Grasso, è la malattia senile della tv generalista, la tv nazional-popolare come la definì spregiatamente l'allora presidente RAi Manca individuando proprio in Baudo l'espressione massima. Era il 1986 e forse allora nacque il baudismo.

Baudismo è la ricetta che fa convivere insieme Toto Cotugno con Frankie Hi-Nrg, è il nuovo che avanza anche se sta sempre fermo (il rinnovamento nella continuità) oppure, se si vuole, è il vecchio che non tramonta mai; è la formula magica capace di rivolgersi a tutti, di apparire interclassista, di promuovere l'innovazione e nello stesso tempo salvaguardare la tradizione; è il potere che non crolla mai tant'è che per lungo tempo Baudo stava alla tv come la Dc stava alla politica.

Oggi che la DC non c'è più, il baudismo è il governo delle larghe intese ... quella formula politica che molti dietrologi e corsivisti si attendono prevalga all'indomani del 14 aprile. Un governo Berlusconi e Veltroni dalle larghe intese, un governo Veltrusconi se nessuno dei due principali contendenti saprà adeguatamente distanziare l'altro. E allora, potremo dire che il baudismo trionfa in tv come in politica.

Cassanata

Neologismo che rispunta periodicamente, merito del suo onomaturgo, alias Antonio Cassano. Il calciatore barese ieri è tornato protagonista non per prodezze calcistiche ma per le sue intemperanze comportamentali.

Gli eccessi di Cassano sono da anni talmente unici e singolari che ormai hanno un proprio termine di riferimento: cassanate. Parola, spiega la Gazzetta dello Sport, inventata nel novembre del 2002 da Fabio Capello. I due all'epoca alla Roma, il barese imbestialito perché aveva capito che non avrebbe giocato contro il Perugia, non si presenta in ritiro e si prende una multa: non era la prima e non sarebbe stata certo l'ultima.

La cassanata sfonda nel gergo e su Google sono oltre 8mila le pagine web che la riportano. La cassanata diventa sinonimo di marachella (per dirla con termini edulcorati) se non di vera e propria cazzata. Tra cassanata e cazzata, in fondo, vi è pura affinità fonetica.

Cassanata è la stupidata: l'insulto, le corna, le offese ... la cassanata non è solo un episodio ma è l'evidenza più acuta di un atteggiamento, una sorta di patologia comportamentale. Chi applica la sociologia al calcio, spiega l'etichetta con le origini del calciatore (figlio dei quartieri degradati) e con la sua istintività all'eccesso (il che spiegherebbe anche i suoi repentini sbalzi d'umore: prima l'ira e poi il pianto). E allora chi usa il termine cassanata come sinonimo di idiozia, stupidaggine, stronzata, deve prestar molta attenzione perchè usare cassanata è come confessare che si è commessa una cretinata perchè in fondo fa parte della propria natura.

venerdì 8 febbraio 2008

We can ... gna famo

Come noto, Walter Veltroni ha fatto suo lo slogan di Barack Obama, "Yes we can" ("sì noi possiamo"). Non sorprende. Il fascino kennediano, l'America frontiera della democrazia, dei diritti e delle libertà: suggestioni che hanno sempre influenzato il pensiero politico e, quindi, anche il linguaggio di Veltroni.

Già in occasione del congresso DS del 2000, adottò il motto pacifista americano I care ("mi sta a cuore", "mi riguarda"). Scelta che allora non incontrò grandi approvazioni ma che, come scrisse allora Michele Serra su la Repubblica, "non era certo una delle soluzioni peggiori (...) Diciamo che sta a mezzo tra proletari di tutto il mondo unitevi di Marx-Engels e Yabadabadooo dei Flinstones. Leggermente consumato il primo, rischiosamente gettonabile il secondo, I care è un più che decente compromesso tra disgusto della critica e gusti del pubblico".

Otto anni dopo, il candidato premier del PD ci riprova. Sarà quel gusto di esterofilia che per molti è un po' segnale di snobismo e un po' complesso di inferiorità. Ma l'inglese abusato di Veltroni, scriveva Francesco Merlo ieri su la Repubblica, è "un'idea americana di Italia veloce contrapposta all'Italia barocca e mostruosa delle vecchie coalizioni".

Insomma niente a che vedere con l'inglese pubblicitario di don't touch my breil oppure dell'insensato Life is now. Nè l'inglese da manager bocconiano fatto di background, break even, brain storming ... tanto per restare alla lettera b.

Nè può ignorarsi che il lessico politico italiano si è via via condito di forestierismi: no-global, bipartisan, neo-con, spin doctor fino all'election-day su cui tanto si discute in queste ore.

Troppa invasione di parole straniere? Francesco Rutelli, ad inizio legislatura, aveva nominato una commissione per riscrivere il linguaggio dei beni culturali. Se nei musei italiani si dice bookshop al posto di libreria, ticket per biglietto, booking per prenotazione, card per carta...forse il problema esiste.

E allora, tanto vale buttarla a ridere. Pare che dopo l'adozione di "yes we can" da parte di Veltroni, molti nei palazzi politici capitolini abbiano ironizzato sull'affinità dello slogan con il grido di gioia di Gene Wilder in Frankenstein Junior: 'Si. Si puo' fare!" (ricorderete, Wilder/Frankestin quando legge il diario del nonno e scopre che l'esperimento è possibile). Senza sottovalutare che molti preferiscono il romanissimo "Se po' fa".

Il problema Francesco non sono tanto le parole quanto le persone. Come scrive oggi Massimo Gramellini su La Stampa, "per fare gli americani, nel bene e nel male, serve la materia prima: gli americani, appunto. Loro si rispecchiano in Obama che dice "we can". Noi - se va bene - nel Funari di Corrado Guzzanti che borbottava Gna Famo.

lunedì 4 febbraio 2008

L'Italia dei rifiuti: da Rumenta a Munnizza

Oltre alla crisi politica, questi sono tempi di rifiuti … in senso metaforico ma anche letterale: il problema in Campania sembra essere ancora lontano da una soluzione.

Il termine immondizia ha origini nobili. La derivazione è latina:
mundus che vuol dire pulito, ordinato e - di conseguenza - immundus è ciò che non è pulito. C'è un corrispondente greco che è kosmos da cui deriva poi cosmo nel senso di universo e che esprime il concetto di armonia e ordine.


Ma l'immondizia non è la stessa da Aosta a Palermo: anche in termini linguistici.

Nel nord italia esiste una varietà di opzioni. Alcune hanno in comune la radice iniziale "ru": rusco (bolognese), ruera (milanese), rumenta (genovese), rudo (Lodigiano)

Rumenta pare sia diventato popolare grazie a un celebre rosso pupazzo televisivo dall'inconfondibile parlata ligure. Ma anche il termine rumenta deriverebbe dal latino: si tratta dei trucioli di falegnameria, i resti delle lavorazione destinati ad essere buttati via. Termine, guarda caso, che indicava anche i coriandoli di carnevale. E di rumenta esistono anche testimonianze liriche. Il poeta dialettale genovese Nicolò Bacigalupo (siamo nell'800) scrisse una lunghissima ode alla rumenta.

Rusco, invece, secondo taluni è un acronimo di "rifiuti urbani solidi comunali" ma alcune fonti fanno risalire il termine a "rosch, rusch" che indica il bidone dell'immondizia o in alcuni casi l'immondizia stessa.

Nel Veneto, c'è la "scoasse", che deriverebbe da "scoa" (la scopa).

In Sardegna, l'arga ed esiste anche un complesso dal nome ARgA Pirat Rock.

Nel centro-sud a partire da Roma, si parla ovviamente di mondezza, monnezza, munnizza. C'è una una lapide a Roma di fine 700 dove si legge: "..che non ardischino gettare mondezza alcuna.." in cui si fa divieto di gettare spazzatura per le strade.

Comunque la si definisca non è termine che ispiri grande positività. Tant’è che oggi nel politicamente corretto, la parola spazzino ha lasciato il posto agli operatori ecologici. E c’era un tempo che il netturbino, era considerato uno dei mestieri più bassi nella scala sociale tanto che fino all'Illuminismo, era tra i lavori malfamati insieme al boia, prostitute e attori girovaghi.

venerdì 1 febbraio 2008

Politica a parole: governo

Cammino difficile per il Presidente del Senato Franco Marini. La soluzione della crisi non è solo un problema di posizioni politiche. E' anche un problema di definizioni: come dovremo definirlo l'eventuale governo Marini? il campionario italiano è ricco di possibili soluzioni, sfido qualunque altro paese al mondo su un assortimento così imponente: governo elettorale, governo di pacificazione nazionale, governo tecnico, istituzionale, ponte, per le riforme, del presidente, di scopo, di tregua, di transizione, delle larghe intese, di unità nazionale, di responsabilità nazionale ... governissimo. O forse, governicchio?

Troppa scelta, troppe opzioni, diventa difficile trovarne una che calzi a pennello. Forse la soluzione migliore la trovò a suo tempo, guarda caso, Giulio Andreotti. Era il 1976 e inaugurò quello che fu definito il governo della non sfiducia. Un monocolore che si reggeva grazie all'astensione dei partiti dell'arco costituzionale (tutti tranne il MSI-DN). Ma quelli erano altri tempi ....

Politica a parole: decantare e moratoria

La crisi perdura, è sulle prime pagine dei giornali, Marini ha iniziato le consultazioni. "Consenso ampio", "sentiero stretto" ... il presidente del Senato si abbandona alla retorica politica per farci capire che la sua missione è quasi "impossibile", sebbene questa sia una parola che non vuole ascoltare. Meglio allora rifugiarsi nei latinorum che, come Manzoni insegna, dovrebbero impressionare il popolo. E in effetti, tra "porcellum" e "mattarellum" c'è di che rabbrividire pensando che queste son le parole dietro cui si cela il dibattito sulla legge elettorale.

In tempi di crisi, poi, il lessico politico si adegua: antica saggezza? ipocrisia sfacciata? se lo chiede il filosofo Gianni Vattimo che mercoledì scorso sul quotidiano La Stampa scopre due termini singolari frutto di una retorica oscurante-dolcificante. Il primo è decantare. Lo cita Veltroni che ha parla di darsi un tempo per lasciar "decantare" la situazione politica. Si può pensare che Veltroni alluda al recitar cantando, al cantar in musica che decantare richiama dal latino. O forse al decantar di un liquido, pensate al vino, decantare il vino così che la posa rimanga in fondo e si ossigeni.

Certo è che la decantazione in politica non è termine nuovo.
Il gabinetto di decantazione è l'esecutivo di breve durata di Giovanni Leone a cui l'allora presidente della repubblica Saragat (siamo nel 1968) ricorse affidandosi alle doti di mediatore del senatore democristiano. E' un esecutivo che resta in carica giusto giusto nei mesi estivi. Tant'è che si parlò di governi balneari, riferendosi anche ad una precedente esperienza di Leone: 1963, anche allora a capo di un governo di transizione per approvare la legge di bilancio (a quei tempi prevista per il 31 ottobre) e lasciare poi il campo a una compagine meno precaria.

Se decantazione è una formula pericolosa, moratoria è invece la parola del momento. Moratoria sulla pena di morte ricorda il grande successo diplomatico dell'Italia con l'adozione della risoluzione alle Nazioni Unite. Moratoria sull'aborto è la campagna di Giuliano Ferrara. Occorrerebbe anche una moratoria nella discussione politica, come invocherebbe - ricorda Vattimo - il senatore Dini. Una moratoria per bloccare il proluvio di parole, parole, parole che alimentano la discussione politica senza portar mai a nulla. Se la moratoria sulla pena di morte sembrava ai più titanica, una moratoria che fermi lo scontro politico appare decisamente impossibile.

lunedì 28 gennaio 2008

Yakamoz

E' la parola più bella del mondo del 2007. Lo ha decretato la rivista letteraria tedesca Kulturaustausch. Yakamoz è una parola turca e significa "il riflesso della luna sull'acqua".

Yakomoz ha prevalso per la sua poetica complessità su oltre 2500 parole proposte e inviate da 60 paesi diversi. Ed ha preceduto la parola cinese hu lu (dormire respirando profondamente) e volongoto che in luganda (la lingua parlata dai Ganda in Buganda, regione dell'Uganda) vuol dire "disordinato, caotico".

Le parole italiane proposte non sono andate molto bene. La migliore in classifica è risultata iella che - ironia della sorte - è finita al 17esimo posto.

Secondo Stefano Bartezzaghi, celebre scrittore ed enigmista, yakamoz vince perchè è un termine intraducibile che riassume un concetto che ci piace "il riflesso della luna sull'acqua" e ci piace che almeno in una lingua questo concetto abbia un nome tutto suo che contenga anche un suono (yakamoz) di questa natura.

Un po' come - tra le altre parole in classifica - la saudade brasiliana (la dolce nostalgia che fa giocar male i calciatori di quel paese) o la norvegese Oppholdsvaer che vuol dire "la luce del giorno dopo la pioggia".

martedì 22 gennaio 2008

Cambiamento

Pare sia la "parola" delle elezioni americane. Cambiamento, "change". Apprendiamo da The Nation, uno dei più antichi e accreditati settimanali americani, che cambiamento è il termine che domina tra i politici, nella propaganda, è tema principale nei sondaggi.

E ovviamente, il principe del cambiamento è Barack Obama. "E' il momento di cambiare" ha annunciato dopo la vittoria nell'Iowa. "Io e Obama abbiamo molte cose in comune entrambi rappresentiamo il cambiamento, Clinton è il passato" ha invece dichiarato il terzo incomodo John Edwards. La risposta di Hillary Clinton? Eccola: "Penso di essere io l'agente del cambiamento. Penso che avere la prima donna presidente sia un cambiamento enorme".

Ma non sono solo i democratici a parlare di cambiamento. Mitt Romney, il candidato mormone del partito repubblicano, ha dichiarato: "Posso dirvi che non mi limito a parlare di cambiamento ma l'ho anche vissuto personalmente lavorando nel settore privato per 25 anni, ho apportato dei cambiamenti in una società dopo l'altra, alle Olimpiadi c'erano dei problemi e io ho fatto dei cambiamenti. Nel Massachessets ho fatto dei cambiamenti, l'ho fatto sul serio. Ho cambiato le cose".Ma se pensate che Romney con questa sua dichiarazione abbia ottenuto l'expolit del cambiamento, beh vi sbagliate. Hillary Clinton ha fatto di meglio. "Voglio cambiare le cose anzi in realtà le ho già cambiate e continuerò a cambiarle. La mia candidatura non si basa su una promessa di cambiamento ma su 35 anni di cambiamento". Ben 5 volte in una frase di 32 parole, il 15,6 per cento.

Naturalmente, questa parola in sè non significa nulla. A creare questo vorticoso interesse per il cambiamento sono stati consulenti politici, esperti di sondaggi, pubblicitari ... un vocabolo astratto che però riassume tutte le apirazioni degli americani. Perchè tutto, scrive The Nation, potrebbe essere un cambiamento, l'assistenza sanitaria nazionale ma anche un epidemia di vaiolo, l'uragano Katrina è stato un cambiamento ma lo è stato anche la guerra in Iraq.Insomma tutto e il contrario di tutto può costituire un cambiamento e spesso più le cose cambiano più rimangono le stesse. E noi italiani in questo siamo dei maestri. Non a caso, lo diceva il principe di Salina nel romanzo “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". E la politica italiana ne è un esempio perfetto.

Certo, anche da noi il vocabolo ricorre con frequenza. A giugno 2007, Veltroni nella presentazione del nuovo Partito Democratico spiegò che "una nuova Italia chiede un cambiamento profondo, in alcuni casi un cambiamento radicale". E Berlusconi, più o meno nello stesso periodo, dopo le elezioni amministrative annunciò che: "Questo governo è solo una parentesi, una sosta, noi torneremo presto per completare il cambiamento del Paese".C'è però da chiedersi quanto gli italiani credano nel cambiamento promesso da chi li governa. Basterebbero stuoli di pubblicitari, consulenti di comunicazione, esperti di sondaggi a far credere al cambiamento allo stesso modo di quanto sta accadendo negli Usa? Difficile crederlo!

lunedì 21 gennaio 2008

Caucus

Elezioni americane in primo piano. Molto citata in questi giorni è la parola caucus. Si tratta di un incontro che si svolge tra i sostenitori di un partito politico o di un movimento. Nella politica americana, la parola caucus ha diversi significati, tutti in stretta relazione tra loro. Ad esempio, è l'assemblea di un partito politico per coordinare l'azione dei suoi membri, stabilire un orientamento collettivo o nominare i candidati a una carica. Per l'appunto, il più celebre esempio di questa tipologia di caucus è quella adottata da alcuni stati americani per scegliere i candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Per l'origine del termine, non si ha certezza assoluta. Secondo alcuni, caucus deriverebbe dalla parola in lingua Algonquin (popolo aborigeno della Virginia) che significa "consiglio" e venne probabilmente introdotta nel gergo politico statunitense grazie al Partito Democratico di New York che amava usare termini dei Nativi Americani.

Secondo altri invece caucus originerebbe dal latino, il suo significato sarebbe "recipiente per bevande", e viene collegato al Caucus Club della Boston coloniale, un club socio-politico in voga a metà del 700.

martedì 15 gennaio 2008

Arra-Pato

Esplode il fenomeno Pato. L'esordio del giovane calciatore brasiliano in forza al Milan, domenica scorsa al Meazza contro il Napoli, ha scatenato la fantasia dei tifosi rossoneri. Anche in termini linguistici. I primi cartelli e striscioni inneggianti al campioncino sono già un perfetto campionario di soluzioni ardite. Abbiamo, ad esempio, intravisto "Sono arra-Pato". Sarà che il nome Pato si presta a giochi di parole. Qualche consiglio per futuri striscioni? Pensate a Intrip-Pato oppure a Intrup-Pato. Immaginate poi di aggiungere Pato in coda a Costi-, Sgarru-, Dera-, Avvilup- ... e si potrebbe continuare. Insomma, i tifosi del Milan hanno di che divertirsi. In tutti i sensi...

lunedì 14 gennaio 2008

Chanel Totti? Meglio di Urino Birra

Sono partiti i sondaggi, i forum, le votazioni per eleggere la parola dell'anno. In attesa di sapere chi si fregerà dell'ambito titolo, notiamo che tra le opzioni indicate dal Laboratorio Internazionale di Onomastica (cioè di quella particolare scienza che studia i nomi propri), c'è anche il tris di nomi Chanel, Tobias e Oceano. Sono i tre neonati ben noti in quanto figli di protagonisti che hanno a che fare con il mondo del calcio (Totti, Del Piero, John Elkann). A cui potremmo aggiungere l'ultimo arrivato: Louis Thomas erede del portierone Buffon.

Bizzarrie di vip? certo è che di questi tempi, fa quasi più scalpore Matilde (prima nata nel 2008, a Prato) ed Emanuele (primo nato a Roma). Due nomi che rinnegano esotismi, anglicismi e stravaganze.

Commentava argutamente qualche giorno fa sul Giornale Filippo Facci come le eccentricità non costituiscano problemi per i vip, perché gli eccentrici si frequentano tra loro. Il problema è la gente normale, quella che deve ripetere il proprio nome al telefono o in coda alle Poste, gente i cui genitori andrebbero immediatamente arrestati. Perché non puoi chiamare tuo figlio Felice, se di cognome fai Mastronzo. Nè tantomeno se il cognome è Trapasso (Felice Trapasso non sona granchè bene). E neppure Massimo se di cognome fai Orgasmo o Destino se poi Fatale è il tuo cognome. E ancora: Pino Silvestre, Massimo Voltaggio, Luce Scala, Gustavo Lapasta. In alcuni casi, vien da pensare cosa avessero in testa i genitori di Urino Birra. Spesso, i cognomi lasciano poco scampo. Tranquilla Dalle Palle e Donato Dalla Morte, docet. Nessuno scherzo, tutto vero, nomi esistenti. Un ricco campionario di tali bizzarrie è presente nel sito
nomix.it . Tutto preso dagli elenchi telefonici. E quelli che abbiamo ricordato sono tra i più casti e candidi. Per cui, attenzione a scegliere i nomi.