lunedì 28 gennaio 2008

Yakamoz

E' la parola più bella del mondo del 2007. Lo ha decretato la rivista letteraria tedesca Kulturaustausch. Yakamoz è una parola turca e significa "il riflesso della luna sull'acqua".

Yakomoz ha prevalso per la sua poetica complessità su oltre 2500 parole proposte e inviate da 60 paesi diversi. Ed ha preceduto la parola cinese hu lu (dormire respirando profondamente) e volongoto che in luganda (la lingua parlata dai Ganda in Buganda, regione dell'Uganda) vuol dire "disordinato, caotico".

Le parole italiane proposte non sono andate molto bene. La migliore in classifica è risultata iella che - ironia della sorte - è finita al 17esimo posto.

Secondo Stefano Bartezzaghi, celebre scrittore ed enigmista, yakamoz vince perchè è un termine intraducibile che riassume un concetto che ci piace "il riflesso della luna sull'acqua" e ci piace che almeno in una lingua questo concetto abbia un nome tutto suo che contenga anche un suono (yakamoz) di questa natura.

Un po' come - tra le altre parole in classifica - la saudade brasiliana (la dolce nostalgia che fa giocar male i calciatori di quel paese) o la norvegese Oppholdsvaer che vuol dire "la luce del giorno dopo la pioggia".

martedì 22 gennaio 2008

Cambiamento

Pare sia la "parola" delle elezioni americane. Cambiamento, "change". Apprendiamo da The Nation, uno dei più antichi e accreditati settimanali americani, che cambiamento è il termine che domina tra i politici, nella propaganda, è tema principale nei sondaggi.

E ovviamente, il principe del cambiamento è Barack Obama. "E' il momento di cambiare" ha annunciato dopo la vittoria nell'Iowa. "Io e Obama abbiamo molte cose in comune entrambi rappresentiamo il cambiamento, Clinton è il passato" ha invece dichiarato il terzo incomodo John Edwards. La risposta di Hillary Clinton? Eccola: "Penso di essere io l'agente del cambiamento. Penso che avere la prima donna presidente sia un cambiamento enorme".

Ma non sono solo i democratici a parlare di cambiamento. Mitt Romney, il candidato mormone del partito repubblicano, ha dichiarato: "Posso dirvi che non mi limito a parlare di cambiamento ma l'ho anche vissuto personalmente lavorando nel settore privato per 25 anni, ho apportato dei cambiamenti in una società dopo l'altra, alle Olimpiadi c'erano dei problemi e io ho fatto dei cambiamenti. Nel Massachessets ho fatto dei cambiamenti, l'ho fatto sul serio. Ho cambiato le cose".Ma se pensate che Romney con questa sua dichiarazione abbia ottenuto l'expolit del cambiamento, beh vi sbagliate. Hillary Clinton ha fatto di meglio. "Voglio cambiare le cose anzi in realtà le ho già cambiate e continuerò a cambiarle. La mia candidatura non si basa su una promessa di cambiamento ma su 35 anni di cambiamento". Ben 5 volte in una frase di 32 parole, il 15,6 per cento.

Naturalmente, questa parola in sè non significa nulla. A creare questo vorticoso interesse per il cambiamento sono stati consulenti politici, esperti di sondaggi, pubblicitari ... un vocabolo astratto che però riassume tutte le apirazioni degli americani. Perchè tutto, scrive The Nation, potrebbe essere un cambiamento, l'assistenza sanitaria nazionale ma anche un epidemia di vaiolo, l'uragano Katrina è stato un cambiamento ma lo è stato anche la guerra in Iraq.Insomma tutto e il contrario di tutto può costituire un cambiamento e spesso più le cose cambiano più rimangono le stesse. E noi italiani in questo siamo dei maestri. Non a caso, lo diceva il principe di Salina nel romanzo “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". E la politica italiana ne è un esempio perfetto.

Certo, anche da noi il vocabolo ricorre con frequenza. A giugno 2007, Veltroni nella presentazione del nuovo Partito Democratico spiegò che "una nuova Italia chiede un cambiamento profondo, in alcuni casi un cambiamento radicale". E Berlusconi, più o meno nello stesso periodo, dopo le elezioni amministrative annunciò che: "Questo governo è solo una parentesi, una sosta, noi torneremo presto per completare il cambiamento del Paese".C'è però da chiedersi quanto gli italiani credano nel cambiamento promesso da chi li governa. Basterebbero stuoli di pubblicitari, consulenti di comunicazione, esperti di sondaggi a far credere al cambiamento allo stesso modo di quanto sta accadendo negli Usa? Difficile crederlo!

lunedì 21 gennaio 2008

Caucus

Elezioni americane in primo piano. Molto citata in questi giorni è la parola caucus. Si tratta di un incontro che si svolge tra i sostenitori di un partito politico o di un movimento. Nella politica americana, la parola caucus ha diversi significati, tutti in stretta relazione tra loro. Ad esempio, è l'assemblea di un partito politico per coordinare l'azione dei suoi membri, stabilire un orientamento collettivo o nominare i candidati a una carica. Per l'appunto, il più celebre esempio di questa tipologia di caucus è quella adottata da alcuni stati americani per scegliere i candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

Per l'origine del termine, non si ha certezza assoluta. Secondo alcuni, caucus deriverebbe dalla parola in lingua Algonquin (popolo aborigeno della Virginia) che significa "consiglio" e venne probabilmente introdotta nel gergo politico statunitense grazie al Partito Democratico di New York che amava usare termini dei Nativi Americani.

Secondo altri invece caucus originerebbe dal latino, il suo significato sarebbe "recipiente per bevande", e viene collegato al Caucus Club della Boston coloniale, un club socio-politico in voga a metà del 700.

martedì 15 gennaio 2008

Arra-Pato

Esplode il fenomeno Pato. L'esordio del giovane calciatore brasiliano in forza al Milan, domenica scorsa al Meazza contro il Napoli, ha scatenato la fantasia dei tifosi rossoneri. Anche in termini linguistici. I primi cartelli e striscioni inneggianti al campioncino sono già un perfetto campionario di soluzioni ardite. Abbiamo, ad esempio, intravisto "Sono arra-Pato". Sarà che il nome Pato si presta a giochi di parole. Qualche consiglio per futuri striscioni? Pensate a Intrip-Pato oppure a Intrup-Pato. Immaginate poi di aggiungere Pato in coda a Costi-, Sgarru-, Dera-, Avvilup- ... e si potrebbe continuare. Insomma, i tifosi del Milan hanno di che divertirsi. In tutti i sensi...

lunedì 14 gennaio 2008

Chanel Totti? Meglio di Urino Birra

Sono partiti i sondaggi, i forum, le votazioni per eleggere la parola dell'anno. In attesa di sapere chi si fregerà dell'ambito titolo, notiamo che tra le opzioni indicate dal Laboratorio Internazionale di Onomastica (cioè di quella particolare scienza che studia i nomi propri), c'è anche il tris di nomi Chanel, Tobias e Oceano. Sono i tre neonati ben noti in quanto figli di protagonisti che hanno a che fare con il mondo del calcio (Totti, Del Piero, John Elkann). A cui potremmo aggiungere l'ultimo arrivato: Louis Thomas erede del portierone Buffon.

Bizzarrie di vip? certo è che di questi tempi, fa quasi più scalpore Matilde (prima nata nel 2008, a Prato) ed Emanuele (primo nato a Roma). Due nomi che rinnegano esotismi, anglicismi e stravaganze.

Commentava argutamente qualche giorno fa sul Giornale Filippo Facci come le eccentricità non costituiscano problemi per i vip, perché gli eccentrici si frequentano tra loro. Il problema è la gente normale, quella che deve ripetere il proprio nome al telefono o in coda alle Poste, gente i cui genitori andrebbero immediatamente arrestati. Perché non puoi chiamare tuo figlio Felice, se di cognome fai Mastronzo. Nè tantomeno se il cognome è Trapasso (Felice Trapasso non sona granchè bene). E neppure Massimo se di cognome fai Orgasmo o Destino se poi Fatale è il tuo cognome. E ancora: Pino Silvestre, Massimo Voltaggio, Luce Scala, Gustavo Lapasta. In alcuni casi, vien da pensare cosa avessero in testa i genitori di Urino Birra. Spesso, i cognomi lasciano poco scampo. Tranquilla Dalle Palle e Donato Dalla Morte, docet. Nessuno scherzo, tutto vero, nomi esistenti. Un ricco campionario di tali bizzarrie è presente nel sito
nomix.it . Tutto preso dagli elenchi telefonici. E quelli che abbiamo ricordato sono tra i più casti e candidi. Per cui, attenzione a scegliere i nomi.