lunedì 24 novembre 2008

Pipposauro

Il termine si forma dalla fusione di pippo (dal nome di Pippo Baudo) e sauro.

Il neologismo compare nel titolo di un articolo pubblicato su La Stampa e firmato da Alessandra Comazzi: "Baudo flop, il crepuscolo dei Pipposauri".

L'articolo si riferisce ai deludenti indici d'ascolto registrati dal programma Serata d'onore presentato da Pippo Baudo e si apre con un periodo che definisce il senso del neologismo: "Anche i dinosauri, con tutta la loro potenza, si estinsero. Così la televisione di Pippo Baudo".

giovedì 20 novembre 2008

Pizzino

Estensione del significato del termine, notoriamente applicato al mondo della mafia per indicare un piccolo pezzo (pezzettino, in siciliano pizzinu) con il quale i boss mafiosi fanno pervenire agli affiliati ordini o comunicati in genere.

Pizzino è ormai entrato nel linguaggio corrente e nella politica sono almeno due gli episodi durante i quali è stato evocato.

Recentemente, per definire il biglietto televisivo che il senatore Nicola Latorre (Pd) ha passato a Italo Bocchino (An) nello studio di Omnibus (La7) offrendogli dei consigli su come rispondere alle accuse di Massimo Donadi (Idv).

In un articolo uscito su Il Messaggero (titolo: "Alleanze, strappi, inciuci e raccomandazioni: la politica è sempre appesa al filo del pizzino"), Mario Ajello scrive: "...questa diventa la prova regina della politica (inciuciona?) fatta a colpi di bigliettini (...) C'è chi per drammatizzare li chiama pizzini".

In passato, pizzino è stato usato in occasione della elezione del Presidente del Senato, nell'aprile del 2006. Il candidato più accreditato (e successivamente eletto) era Franco Marini. Ma durante le elezioni, alcune schede portavano
la data di nascita di Marini, altre il nome di Francesco invece che di Franco. Clemente Mastella li definì pizzini, a significare un messaggio, un "segnale" come aggiunse Totò Cuffaro.

martedì 11 novembre 2008

Renegade

La parola inglese (ribelle, rinnegato) è accostata al nuovo Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Spiega su la Repubblica Alberto Flores D'Arcais che Renegade è il nome in codice di Obama coniato dai servizi segreti americani. Tecnicamente, questi nomi in codice sono definiti monikers, nomignoli. Scherzosi, irridenti, piccole fantasie che hanno cominciato a circolare tra "microfoni nascosti e auricolari" in occasione del primo faccia a faccia tra George W. Bush e Barack Obama. E che riguardano tutta la nuova "First Family".

"Nessuna malizia nella scelta" nel caso di Renegade, assicura Flores D'Arcais. Più contenuti i monikers del resto della famiglia. Renaissance (cambiamento) per Michelle, la moglie di Barack; Radiance (radiosa) la primogenita Malia e Rosebud (bocciolo di rosa) per Sasha. Sono invece gli ultimi giorni per Tumbler (acrobata) il nomignolo di George W. Bush e Tempo (ritmo) della moglie Laura.

Bird strike

L'espressione indica l'impatto tra uccelli e aereoplani, uno dei fenomeni più temuti dai piloti. Il caso più recente è accaduto il 10 novembre a Ciampino con un volo Ryanair costretto ad un atterraggio in emergenza. Nel 2006, in Italia, secondo il rapporto annuale del "Bird strike committee Italia" pubblicato dall'Enac, gli impatti riportati dai piloti sono stati 588. Gli aeroporti costituiscono spesso un habitat ideale per molte specie di uccelli come gabbiani, pavoncelle, storni, specie rapaci. (fonte: il Giornale).

lunedì 10 novembre 2008

Clandestino

Da oggi i lanci pubblicati quotidianamente nel notiziario Dires - frutto della collaborazione tra l'agenzia Dire (canale Welfare) e l'agenzia Redattore Sociale - non contengono più la parola clandestino riferita a persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte la parola clandestino viene evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile o opportuna per chiarire il pensiero dell'intervistato o per riprodurre fedelmente illinguaggio dello stesso.

Al posto di clandestino verranno usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle singole notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo, ecc...

Viene inoltre evitata la parola extracomunitario, tranne in quei rari casi in cui sia essenziale per chiarire aspetti tecnico-giuridici.

"Oltre a essere impropria, la parola clandestino ha sempre più assunto nell'immaginario collettivo un'accezione offensiva espesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata", afferma il direttore di RedattoreSociale, Stefano Trasatti. "Eliminare questa parola dal nostro notiziario ci sembra una scelta doverosa e di rispetto della dignità delle persone straniere. Sia di coloro che, pur vivendo in Italia da tempo, per qualche motivo non sono in regola con il permesso di soggiorno, sia soprattutto di tutti quelli che, provenienti da storie di estrema povertà, hanno affrontato viaggi drammatici per arrivare nel nostro paese".

"L'uso di un linguaggio corretto- aggiunge il direttore di Dire, Giuseppe Pace- è sempre importante per un'agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si trattano fenomeni, come l'immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia erazzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte". (Fonte: Agenzia Dire)

Serialex

La Stampa, nell'inserto sportivo del lunedì, titola a tutta pagina "Ora è serialex". Combinazione dei termini seriale e alex (riferito a Del Piero), il neologismo è coniato, come recita il sottotitolo de La Stampa, dopo "l'ennesima punizione decisiva" del capitano della Juventus. L'ultima, il 9 novembre, messa a segno nel giorno del suo 34imo compleanno.

domenica 9 novembre 2008

Lupomanno

Titola Il Foglio "La casta di Lupomanno" un articolo di Salvatore Merlo dove si racconta "la presa del potere romano di Gianni Alemanno" tra "lo spoils system nelle municipalizzate, le nomine all'Acea...". Neologismo per composizione: lupo con manno (da Alemanno).

In realtà, non si tratta di un vero neologismo perchè il sindaco di Roma è da sempre chiamato nell'ambiente della destra Lupomanno, almeno dai tempi del Fronte della Gioventù, "quando - si legge su internet - l'ardore politico e la tempesta di quegli anni più di una volta lo portarono in situazioni estreme, scontri, fermi, arresti".

Nell'articolo del Foglio, però, l'uso del termine Lupomanno è attualizzato e identifica il comportamento di Alemanno che "conquistato il comune, è ora impegnato a completare la presa del potere".

mercoledì 5 novembre 2008

Bushismi

Neologismo inglese da bushism, in italiano bushismo, si riferisce a una parola o una frase pronunciata dal Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e caratterizzata da errori di grammatica, di sintassi o di logica. Il termine è entrato nell'uso comune (soprattutto negli Stati Uniti) in seguito al proliferare, nei mass media, di raccolte di bushismi. Oltre ai numerosi siti web dedicati all'argomento, grande successo ha avuto una serie di raccolte di citazioni bizzarre di Bush pubblicate dal giornalista satirico Jacob Weisberg. Il primo libro della serie, Bushismi (George W. Bushims) è diventato un best seller negli Stati Uniti e in diversi paesi europei. (fonte: Wikipedia)

Il termine oggi è richiamato nel titolo di un articolo su il Giornale "Quei bushismi entrati nella storia" dove si rammenta che "l'eloquenza di Mr President è già entrata nel mito".

martedì 4 novembre 2008

Barackati

Il Riformista apre l'edizione odierna con un articolo dedicato alle elezioni americane. Il titolo: "Nel sottoscala dei Barackati di Chicago".

Il termine Barackati sintetizza efficacemente tutti i "volontari dell'Illinois, giovanissimi e attempati" impegnati in queste ore di vigilia nel quartier generale di Barack Obama a Chicago. L'assonanza con il termine italiano "baraccati" (coloro che vivono in baracche, abitazioni precarie e di fortuna) ne può, però, attribuire una connotazione non felicissima.

Barackati è solo l'ultimo neologismo coniato nel corso di questi mesi intorno al nome di Barack Obama. Una vera e propria Obamamania che ha prodotto, addirittura una Enciclopedia Baracktannica con oltre 800 obaismi segnalati dai lettori del blog americano Slate.

Alcuni esempi: Obamanomics (le politiche economiche che vorrebbe attuare Barack), Obamacans (i repubblicani sedotti da Barack), Baracktorate (un dottorato universitario in Obamology, la scienza che studia Obama), Barackintosh (il computer Mac di un fan di Obama), Baractogenarian (qualsiasi sostenitore di Barack più vecchio di 25 anni), Obamnipresent (l'ubiquità di Obama nelle discussioni che si sentono per ristoranti, librerie, in metropolitana).

Il glossario della campagna elettorale USA

Nell'immediata vigilia delle elezioni americane, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Ansa hanno dedicato particolare attenzione a parole ed espressioni che hanno caratterizzato la campagna elettorale. Segue una selezione significativa.

Yes We Can - Lo slogan di Barack Obama esportato in altri Paesi (compresa l'Italia). Diventato anche canzone e video. Resterà, comunque vada, l'espressione più caratterizzante questa campagna elettorale.

Country First - La risposta di John McCain, lo slogan centrale della sua campagna. Lui e la vice Sarah Palin "metteranno sempre il paese al primo posto", assicura prima d'ogni altra cosa il suo sito web. E Obama (e la moglie Michelle) sono accusati di scarso patriottismo.

Change - Cambiamento, la parola d'ordine della campagna di Obama. Lo accompagnano Hope, speranza (che dà anche il titolo al suo secondo libro l'Audacia della speranza) e believe, credere ("change we can believe in")

Maverick - Il soprannome di McCain, identifica uno che non prende ordini da nessuno, una reputazione che il candidato repubblicano si è costruito al Senato. La Palin ha rilanciato: "Io e McCain? Una coppia di maverick". Origine del termine: da Samuel Maverick (1803-1870) divenuto famoso perchè si rifiutava di marchiare il suo bestiame.

We - I repubblicani prendono in giro Obama chiamandolo The One, il Messia. Ma Obama chiede di credere non tanto in "lui" quando in "noi" (da qui, lo slogan Yes we can)

My Friend - L'espressione preferita da McCain, usata in modo ossessivo anche durante i dibattiti televisivi col rivale.


That one - Quello là, in antitesi con la precedente espressione, l'infelice appellativo usato da McCain per indicare Obama nel loro ultimo dibattito televisivo.

Joe l'Idraulico - E' Samuel Wurzelbacher, una persona reale, diventato per i repubblicani un simbolo della classe media americana dopo aver chiesto a Obama chiarimenti sui progetti fiscali per le piccole imprese.

Main Street/Wall Street - Una contrapposizione tra l'uomo della strada e gli speculatori finanziari. E' diventato il ritornello di ogni analisi sulla crisi finanziaria di queste ultime settimane.