sabato 29 dicembre 2012

Le parole del 2012. Da A di Agenda a Z di Zavorra

Dalla A di agenda, quella di Monti, che continua a far discutere le forze politiche in vista del voto anticipato, alla Z di zavorra, quella del debito pubblico ma anche delle tasse da ridurre per rilanciare l'economia e dare respiro alle famiglie, passando per la S di spread, parola ormai entrata a far parte del lessico quotidiano degli italiani. Ecco l'alfabeto del 2012 secondo l'agenzia di stampa Adnkronos.

-A. Agenda. Quella di Monti, il programma di riforme e rigore del premier bocconiano che divide i partiti tra di loro e al loro stesso interno.

-B. Berlusconi. Ancora lui, il Cavaliere, "costretto" (sono parole sue) a scendere nuovamente in campo "nell'interesse del Paese e per senso di responsabilità". Un Berlusconi che sfida Bersani e Monti in vista del voto di febbraio.

-C. Crisi/Centro/Candidatura. Una crisi che ancora non riusciamo a lasciarci alle spalle e che ha condizionato fortemente la vita politica dell'ultimo anno. Quanto al centro, è in questa 'zona' della politica che si concentrano gli sforzi di quanti vogliono accaparrarsi il voto dei moderati e degli indecisi. Le candidature sono molte, ovviamente, ma la candidatura che occupa le prime pagine dei giornali in questo fine anno è quella di Monti.

-D. Dimenticare. Il posto fisso, come dovrebbero fare i giovani secondo il premier: "devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. E poi, diciamolo, che monotonia", ha detto Monti ospite di una trasmissione televisiva, scatenando le ire della sinistra e dei sindacati.

-E. Elezioni. Anticipate, in questo caso, dopo lo strappo del Pdl con Monti. Napolitano ha più volte auspicato che la legislatura si concludesse nei termini naturali, votando ad aprile. Ma la situazione precaria della 'strana maggioranza' che ha fin qui sostenuto Monti si è sfaldata e il ricorso al voto anticipato è divenuto inevitabile.

-F. Fine legislatura/Fiducia. La "fine legislatura è quella che si sta consumando in anticipo rispetto alla scadenza naturale. La fiducia è quella "recuperata dall'Italia negli ultimi mesi nel contesto internazionale" e che le forze politiche non devondo "bruciare in campagna elettorale", come ha detto Giorgio Napolitano qualche giorno fa.

-G. Grillo. Il leader che non t'aspetti e che ha sparigliato le carte della partita politica col balzo in avanti del suo Movimento 5 Stelle. Un boom che ha fatto venire il mal di pancia tanto a sinistra quanto a destra.

-H. High. Alto, riferito allo spread. Come ha detto Monti in un'intervista al Sole 24 Ore nella sua versione inglese: 'high spreads hurts everyone': uno spread elevato danneggia tutti. Come dargli torto?

-I. Istat/Incandidabilità. A dicembre scende ancora l'indice sul clima di fiducia personale, ovvero giudizi e attese sulla situazione economica delle famiglie, opinioni sul bilancio familiare, opportunità attuali e future di risparmio. L'indice passa a 90,7 da 90,9, il dato peggiore dall'inizio delle serie storiche, cominciate nel 1996. Incandidabilità, quella che dopo il voto del Senato assicurerà 'liste pulite' alle prossime elezioni.

-L. Legge elettorale. Il regalo di Natale del Parlamento agli italiani sarebbe dovuto essere l'addio al Porcellum, ma i partiti non sono riusciti, o non hanno veramente voluto, cambiare pagina e il capitolo sulle nuove norme per l'elezione di Camera e Senato resta ancora da scrivere.

-M. Monti/Maya. Al termine di un anno da tecnico, il Professore ha sbrogliato la crisi economica più dura per il paese. Nelle ultime ore ha anche sciolto la riserva su una sua presenza in politica. Maya, con la loro profezia (sballata). Se l'esecutivo è al termine, ha detto Monti, "non è colpa dei Maya...".

-N. Napolitano. protagonista della scena politica in questo ultimo scorcio di legislatura, il Presidente della Repubblica sarà "costretto" ("mio malgrado", ha ammesso) a dare l'incarico anche al prossimo premier. Lo scioglimento anticipato delle Camere non scalfisce il suo ruolo di regista della fase politica che ha portato Monti a Palazzo Chigi. Dal Presidente della Repubblica sono arrivate le rassicurazioni all'Europa sulla capacità del paese di superare il momento difficile e i richiami più forti al senso di responsabilità rivolti ai partiti.

-O. Orribile. Il termine l'ha usato Monti durante l'incontro con i rappresentanti delle Forze dell'Ordine, lo scorso ottobre: "un anno orribile, ma abbiamo evitato un decennio orribile". Un'affermazione che, almeno nella sua prima parte, è sicuramente condivisa da tutti gli italiani.

-P. Pd/Primarie. Proprio con la consultazione per scegliere il candidato a premier il Pd, mobilitando 3 milioni di persone, ha dimostrato che i partiti sono ancora vivi.

-Q. Quirinale. Ancora una volta, il Colle è stato il crocevia della vicenda politica. Nel palazzo che fu dei papi è stata pensata la 'ricetta' tecnica per traghettare il paese fuori dalla crisi economica. E sempre lì, si è consumato l'ultimo atto dei 13 mesi di Monti alla guida del paese.

-R. Rigore. Altro termine usato ed abusato in questi mesi. Una medicina amara, l'ha definita Monti, ma necessaria per difendersi dai colpi della crisi. "Abbiamo schivato il precipizio anche se con sacrifici grandi, evitando il tracollo dell'Italia e dell'Europa. Il rigore, parso eccessivo, era necessario".

-S. Spending review/Spread. Due termini entrati di prepotenza nel lessico di questo anno di crisi e soprattutto nelle case degli italiani, soprattutto il secondo, come sinonimo di incubo.

-T. Tunnel. Della crisi s'intende. "E' un tunnel, ma la fine sta cominciando a illuminarsi, e noi e il resto d'Europa ci stiamo avvicinando alla fine del tunnel", ha detto Monti a luglio.

-U. Unità. Quella più volte richiamata in questi anni e soprattutto negli ultimi mesi da Napolitano: "serve una nuova stagione di rigore e un nuovo slancio di laboriosità e unità, serve un lavoro di lunga lena. I prossimi 5 anni sono un tempo congruo per il cambiamento e le riforme che servono all'Italia", ha detto il Capo dello Stato nel corso del tradizionale scambio di auguri natalizi con le alte cariche dello Stato al Quirinale.

-V. Ventiquattro. Il giorno di febbraio in cui, con ogni probabilità, gli italiani andranno alle urne per lasciarsi alle spalle il governo dei tecnici e riaprire le porte di Palazzo Chigi ai politici.

-Z. Zavorra. Delle tasse da correggere, come ha detto il Ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera: "abbiamo una delle più alte tassazioni al mondo. E' una zavorra che dobbiamo correggere. Dobbiamo trovare le risorse per il welfare e per ridurre la fiscalità ai cittadini e alle imprese oneste".

venerdì 28 dicembre 2012

Zlatanare


Zlatan Ibrahimovic si fa ... verbo. Dominatore incontrastato delle aree di rigore, approda nei vocabolari di lingua svedese. Uno dei 40 neologismi del 2012 approvati dallo Sprakradet, l'istituzione che tutela la lingua nel paese scandinavo, è figlio proprio del calciatore ora in forze al Paris Saint-Germain. 

L'etimo è Zlatan, il suo nome; il neologismo è "zlatanera", che in italiano può essere tradotto con "zlatanare". La parola è ormai entrata nell’uso comune e, quindi, è stata trasferita di diritto nella lingua ufficiale. Il suo significato, ovviamente, richiama una delle virtù atletiche del 31enne di Malmoe. Zlatanare vuol dire, infatti, 'dominare' o 'fare qualcosa con forza'. La parola però pare sia essere stata inventata dai media francesi ma ha subito varcato i confini transalpini, tant'è che la più importante agenzia di stampa svedese ha evidenziato come Ibra abbia "zlatanato all'annuale cerimonia di premiazione" in occasione del settimo riconoscimento di miglior calciatore del Paese assegnato al centravanti già di Juve, Inter e Milan.

Zlatanare, dominare, e quindi anche zlatanato, dominato: non c'è da stupirci se cominceranno a farsi largo anche nel linguaggio corrente di casa nostra. D'altra parte, la lingua del calcio ha spesso prodotto neologismi o espressioni mutuate non solo nell'uso comune, ma - ad esempio - in politica. La "discesa in campo" ne è l'immagine più rappresentativa, la "zona Cesarini" una delle più antiche e ormai radicata. Ma la neo-formazione di termini da etimi di nomi o cognomi ha fin qui prodotto esiti sempre piuttosto negativi: tra Cassanate e Balotellate, sono per lo più storie di fesserie e guai. A "zlatanare" l'ingrato compito di invertire la tendenza.

mercoledì 12 dicembre 2012

Google Zeitgeist incorona Facebook, terremoto e Skyfall


Le classifiche di Google Zeitgeist sono ormai un atteso momento per studiosi e curiosi che cercano di comprendere lo "spirito dei tempi" (questo il significato del termine tedesco Zeitgeist) attraverso le parole più ricercate nel motore di ricerca web più noto.

Google Zeitgeist non è solo una mera statistica di parole ma rappresenta ormai un vero e proprio spaccato della società degli ultimi 12 mesi perché, scrive Gianluca Nicoletti su La Stampa, " non esiste più una differenza sostanziale tra quello che risulta al motore di ricerca per eccellenza, rispetto al pretesto quotidiano che alimenta ogni cicaleccio da bar, voce colta durante una corsa in metropolitana, scambio di parole in sosta alla macchinetta del caffè in pausa lavoro".

Se non rappresenta alcuna sorpresa il primo posto di Facebook nella classifica dei "più cliccati", davanti a Youtube e Libero, interesse suscitano altre due classifiche.

Nella "emergenti", scopriamo che prevalgono quei termini che corrispondono "agli episodi centrali del corto circuito emotivo rimbalzato tra giornali, radio, tv e chiacchiere in famiglia" (G. Nicoletti, La Stampa).

La più cercata in assoluto è terremoto che precede l'INGV, cioè l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Poi, c'è Lucio Dalla. E al quinto posto, Costa Concordia. Ricapitolando: un disastro naturale come il sisma, un disastro dell'uomo come il naufragio della nave e la scomparsa di un popolarissimo cantante. Tutte tragedie che hanno scatenato l'immaginario collettivo, perché, come ha spiegato la sociologa Anna Laura Zanatta al Messaggero, "di fronte a disastri inattesi che portano alla morte o alla scomparsa altrettanto inattesa di un personaggio popolare emerge in tutti noi il timore di eventi imprevisti in un mondo dove è quasi tutto sotto controllo. Quindi clicchiamo per informarci, per capire, per esorcizzare".

Sempre in chiave tragica, ma per le tasche degli italiani, Calcolo IMU che si insedia prepotentemente al sesto posto.

Curiosa anche la classifica "Le spiegazioni" che riguarda le parole di cui si cerca il significato. Sono per lo più termini anglosassoni, come Skyfall, al primo posto, titolo dell'ultimo film di James Bond, o metrosexual, parola un po' ambigua che indica chi è molto attento alla cura di sé. In classifica anche choosy  diventato popolare dopo che lo ha usato il Ministro Fornero, e spread. Spicca tra i primi 10 un termine italiano: esodati.

Link correlati:
Google: da Belen al cupcake, le parole emergenti sul web di Gianluca Nicoletti (da La Stampa)
Imu e terremoto i più cercati su Google nel 2012. Ma ci sono anche i titoli greci e le crostate di Marta Serafini (dal Corriere della Sera)
Google, da Schettino a Lucio Dalla la classifica delle parole più cliccate di Francesca Nunberg (da Il Messaggero)

sabato 1 dicembre 2012

Parlamentarie


Con parlamentarie si intende la selezione online dei candidati nelle assemblee elettive da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. 

"Non sono primarie - ha spiegato  Grillo - con leader di cartapesta, ma 'parlamentarie' con cui si comporranno le liste elettorali di tutta Italia senza l'intermediazione dei partiti. Non ci saranno 'nominati' in Parlamento, ma cittadini che possono entrare come portavoce nella macchina dello Stato per renderla trasparente e democratica."

venerdì 30 novembre 2012

Parole web più cercate, vince Facebook. Entra Calcolo Imu


Le parole sono spesso lo specchio dei tempi e non è un caso allora che Facebook sia la parola al top nel 2012 e Calcolo Imu la new entry eccellente tra le prima dieci. Ce lo rivela la rilevazione annuale di Yahoo sulle keywords più cercate.

Per il terzo anno consecutivo, il social network più popolare, Facebook, vince questa particolare classifica precedendo Meteo, l'oggetto delle nostre ricerche prima del fine settimana, Oroscopo e Programmi Tv.

Il "nuovo ingresso" che interpreta al meglio una delle maggiori preoccupazioni del 2012 è Calcolo Imu, all'ottava posizione. Altro termine che evoca preoccupazione, questa volta però legata a cause naturali, è Terremoto al settimo posto. Nella Top 10 anche due personaggi che nel 2012 per motivi diversi hanno catturato attenzione e curiosità: Nicole Minetti (6° posto) e Beppe Grillo (5°). Mai prima di quest'anno erano entrati nella classifica delle keywords di Yahoo. Chiudono la graduatoria, iPhone 5, il desiderio di tanti italiani al non posto, e Twitter, l'altro social network. 

Le parole più cercate su Yahoo

martedì 16 ottobre 2012

Ladri "deponenti" nel Laziogate. La neolingua giustizialista

"Manette facili" e eccessivo giustizialismo oppure l'inevitabile riflesso di un clima sociale che riversa anche nel linguaggio rabbia e sfiducia? Da Tangentopoli in poi, ogni scandalo politico o storia di malaffare ha prodotto innumerevoli neologismi che i linguisti normalmente chiamano "occasionalismi", cioè parole-tormentone che dopo un breve periodo si sgonfiano.

Affittopoli, parentopoli, sanitopoli, criccopoli, tanto per citarne alcune. Le ultime vicende giudiziarie hanno portato alla luce Laziogate, una versione all'amatriciana del più celebre Watergate americano, e Sprecopoli, neologismo già in uso da alcuni anni e spesso riproposto per fotografare gli sprechi di denaro pubblico sul territorio.

Ma non ci sono solo i neologismi. C'è anche una reinterpretazione di parole ben riconoscibili. Ad esempio, Marcello Veneziani (La grammatica per classificare i ladri, Il Giornale, 29 settembre 2012) declina il termine ladri in tre diverse tipologie: attivi, passivi e deponenti. Attivo è colui "che deruba attivamente", passivo è invece chi "lascia rubare e trae beneficio indiretto dal furto", mentre il deponente è la persona che "non deruba ma depone leciti finanziamenti pubblici su conti propri". In pratica, la cosidetta appropriazione indebita. Veneziani configura quindi una tipologia ad hoc, il "deponente", per tutti (e sono già molti nella storia giudiziaria italiana) quei casi di uso privato di fondi destinati ai partiti che la vicenda Fiorito, l'ex capogruppo Pdl al Consiglio regionale del Lazio, ha portato alla luce all'ennesima potenza.

Una febbre forcaiola? Così la pensa invece Guido Vitiello ("Tutte le idiozie della neolingua giustizialista", Corriere della Sera/La Lettura, 7 ottobre 2012) che scrive come parole antiche abbiano ormai assunto significati nuovi. Ad esempio, l'inquisito che un tempo "era quasi una bella parola", già da Mani Pulite si "confonde tra indagato, imputato, condannato" che per "gli infebbrati sono sfumature di un solo colore". Analogamente, il prescritto, "che a rigore dovrebbe riguardare un reato, o tutt'al più, un antibiotico" è invece "il marchio d'infamia di chi della prescrizione si avvantaggia; e tanto valeva dire proscritto".

giovedì 4 ottobre 2012

Inglese e acronimi negli ospedali

Sarà l'effetto "E.R. - Medici in prima linea", la serie-tv che ha lanciato George Clooney, sarà che i libri e i convegni specialistici ormai sono tutti in inglese, sta di fatto che per entrare in un ospedale oggi è necessario un traduttore simultaneo per districarsi tra day service, triage, rooming e altre formule linguistiche di stampo anglosassone.

Alcune sono diventate ormai d'uso comune. Il Pronto soccorso d'un tempo è ormai per tutti Emergency, come se l'adozione della formula inglese porti in dote anche un servizio sempre all'altezza. Ma poi ci sono i familiari check-up, pace maker, by-pass, pap-test, screening ...

Per non parlare degli acronimi: Uoc, Uos, Utic, Uompia ... veri rompicapo senza speranza per i poveri cittadini.

E' vero, il linguaggio medico è talmente tecnico e specialistico da essere normalmente accostato dagli studiosi a quello giuridico. Non a caso, i più noti dizionari moderni del settore accolgono fino a 150.000 lemmi, con oltre 10.000 acronimi e abbreviazioni.

Ma finalmente un moto di ribellione si è levato, soprattutto grazie alla protesta dei pazienti più anziani. E in Toscana, il grido d'allarme è stato ascoltato. La Regione ha deciso: cambiamo la toponomastica e semplifichiamo, togliamo i termini incomprensibili.

Facile? Non troppo, in realtà. In alcuni casi, l'espressione inglese può anche avere un naturale corrispettivo italiano. Ad esempio, unit stroke è l'unità urgenza ictus. Ma in molte circostanze, le cose si fanno più complicate. Come nel caso di day surgery che letteralmente sarebbe "chirurgia di un giorno" e altro non è se non la possibilità di effettuare interventi o anche diagnosi e terapie particolari ricoverandosi dalla mattina alla sera. Ma l'espressione italiana "chirurgia giornaliera" convince poco.

Margherita De Bac, che sul Corriere della Sera del 1 ottobre scorso ha scritto "Via l’inglese e le sigle difficili. La semplificazione degli ospedali", intervistata al Salvalingua ci spiega: "Bisognererebbe trovare una giusta via di mezzo, cercando di utilizzare termini più semplici, sia che si tratti dell'inglese sia nel caso delle sigle. Non cedendo completamente all'inglese, anche perchè utilizzando sempre questa lingua anche il medico ha difficoltà a tornare ad usare l'italiano".

Ascoltare l'intervista a Margherita De Bac

martedì 2 ottobre 2012

Immoderato


Destra, sinistra, centro, moderati ... nel panorama politico italiano entra una nuova definizione: immoderato. E' la provocatoria collocazione che Oscar Giannino, giornalista economico e animatore del progetto "Fermare il declino", propone per sé e per la sua proposta politica.

Nell'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, ecco cosa risponde alla domanda "State preparando una  lista di moderati, che si collochi al centro dello schieramento politico". 

«La parola "moderati" non ha più significato. Anzi, noi proponiamo un programma "immoderato": abbattere il debito con gli attivi patrimoniali pubblici, diminuire spesa e imposte su lavoro e impresa rispettivamente di 6 e 5 punti di Pil in 5 anni, riorientare il welfare verso giovani e donne, sciogliere e normare i conflitti d'interesse, macroregioni a Nord e Sud, criteri meritocratici nella pubblica amministrazione, liberalizzazioni e promozione della concorrenza». 

martedì 11 settembre 2012

Provinciale, rionale ... continentale!

"Se sapessero quanto è provinciale dire provinciale, troverebbero di corsa altri aggettivi". Così Camillo Langone, scrittore e giornalista, replica oggi su Il Foglio alla polemica sul provincialismo del cinema italiano all'indomani del Festival di Venezia.

Il termine provinciale assume spesso un'accezione negativa e identifica una persona dalla "mentalità ristretta, arretratezza di gusto, chiusura mentale" (Dizionario Sabatini Coletti).

In tal senso l'ha ovviamente interpretato il regista Marco Bellocchio che lo scorso 9 settembre ad un membro della giuria del Festival di Venezia che avrebbe definito il cinema italiano "troppo provinciale", ha replicato con queste parole: "L'eutanasia, la tragedia o il dramma del fine vita sono forse un tema provinciale? Accetto la decisione della giuria (avendo accettato di partecipare al concorso) che ha giudicato secondo la sua idea di bellezza: i film premiati erano i più belli. Basta. Ma non ci vengano a dare lezioni su cosa gli italiani dovrebbe raccontare al cinema".

Per Langone però la definizione provinciale "per molto cinema italiano è finanche eccessiva" perchè "sentita la pronuncia e visto lo sfondo bisognerebbe dirlo rionale (i rioni ovviamente sono quelli di Roma)".

E prosegue entrando nel merito dei film: "Il cinema di Bellocchio, ha ragione il regista piacentino a lamentarsi, non è provinciale né rionale e nemmeno regionale. Appartiene a una geografia che non si trova nelle mappe ma nelle incisioni del Doré: è cinema infernale. Il cinema del coreano vincitore a Venezia sarà pure visivamente innovativo come dice Dario Argento ma il mio atteggiamento di rifiuto, e quello di Giovanni Veronesi e di altri, non può essere liquidato come provinciale. Sarei provinciale se da abitante della provincia di Parma rifiutassi il cinema della provincia di Reggio Emilia o di Bologna. Ma le cose non stanno così, non ce l’ho assolutamente con i film di Ligabue o di Pupi Avati. La scala del discorso è molto diversa: io non sono interessato al cinema asiatico perché sono uno spettatore europeo. Quindi il mio atteggiamento ha un orizzonte ben più vasto della mia provincia e pretendo che d’ora in poi sia definito “continentale."

mercoledì 5 settembre 2012

Fair Play

"Una parola della quale, in questo paese, non si trova per solito la traduzione". Gianni Clerici in "Le amiche coraggiose" (la Repubblica, 5 settembre 2012) a proposito del derby italiano Errani-Vinci agli Us Open di tennis.

Vocabolario d'Europa

"Fare i compiti a casa, passare l'esame, prendere la pagella, temere i sorveglianti: le misure disciplinari adottate nei paesi indebitati della zona euro hanno probabilmente una ragion d'essere, ma colpisce il vocabolario usato dai governanti quando spiegano le proprie funzioni. E' il vocabolario delle scuole inferiori, più adatto a scolaretti con grembiule che a statisti responsabili, maturi".

Così scrive Barbara Spinelli, nel suo editoriale "Minimalisti d'Europa" pubblicato su la Repubblica.

"Lo chiamano commissariamento, perché lo Stato non virtuoso somiglia a un'impresa in amministrazione controllata. Ma siccome le democrazie non sono aziende, meglio parlare di infantilizzazione: dei governi e dei popoli. Non manca neppure il voto di condotta. Permanentemente sospettosi, ininterrottamente diffidenti, i guardiani ogni tanto ti tolgono - giusto il tempo di respirare - il guinzaglio. Ma non senza alzare l'indice e recitare minacciosi l'ossessivo mantra: «Azzardo morale! Azzardo morale!» (lo dicono di solito in inglese, come una volta si sbandierava il latino per azzittire gli allievi). Il che in soldoni vuol dire: «Ti dò una mano, ma lo so che peccherai ancor più, sicuro come sarai che comunque l'aiuto verrà». L'Unione è oggi questo universo puberale, fatto di maestri e alunni in grembiule, di padroni e servi, di pastori e pecore".

martedì 28 agosto 2012

Fascismo e diciannovismo all'alba del Terzo Millennio

"Frasi del tipo: 'siete dei cadaveri ambulanti, vi seppelliremo vivi' e così via, sono le frasi di un linguaggio fascista, così come lo abbiamo conosciuto in Italia". Le parole del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rivolte a Beppe Grillo che gli ha dato del "fallito" hanno aperto una discussione tra i politologi sull'uso del termine fascista.

Una evocazione quella di Bersani che arriva a poche ore da un'altra citazione, il "diciannovismo", termine con cui - spiega il dizionario online Hoepli - si connotano gli "insieme dei fenomeni politici e sociali che caratterizzarono gli anni successivi alla prima Guerra Mondiale, specialmente in riferimento alla nascita del fascismo".

Berlinguer usò l'espressione per paragonare i ragazzi violenti del 1977 ai primi gruppi mussoliniani e, in generale, il "diciannovismo" richiama quel massimalismo di sinistra che si teme da parte della sinistra più moderata possa favorire un risorgere del fascismo.

Fascismo e diciannovismo: i due termini, usati nello spazio di un paio di giorni, non sembrano casuali. E sembrano essere indirizzati a quel fronte politico, individuato da molti notisti politici nelle figure di Grillo e Di Pietro e raccolto sulle colonne del Fatto Quotidiano, con cui paradossalmente il Pd ha fatto fronte comune fino a ieri per opporsi al berlusconismo.

C'è, però, anche chi ritiene che ormai la qualifica di fascista vada oltre il suo significato storico e, come ha spiegato sul Corriere della Sera Antonio Polito, si debba osservarla con un occhio più antropologico, "e cioè per definire qualcuno la cui arroganza, il cui stile polemico violento, il cui disprezzo irrisorio per l'avversario, il cui fastidio per il «culturame» e per i riti della democrazia, ricordi l'affermarsi dello squadrismo".

Più sferzante nei confronti del segretario Pd è Luca Ricolfi, docente di analisi dei dati all'università di Torino, che in una intervista a Italia Oggi afferma: "Il fascismo non c'è più. E l'aggettivo «fascista» è un modo per chiudere il discorso con persone con cui non ci si vuole confrontare. È una pratica, questa, che usano anche i piccoli leader locali. È un sistema con cui tappano la bocca: se dici cose che non piacciono perché sono fuori dall'ideologia di sinistra, e vogliono troncare il discorso, ti chiamano fascista".

Il passaggio da termine storicizzato a pura ingiuria è presto fatto. E c'è chi la interpreta come un diverso modo di affrontare l'agone politico, "come se dal rimboccarsi le maniche che significa «lavoriamo sodo», Bersani volesse passare al gesto che prelude al menare le mani", scrive Giovanna Cosenza sul Il Fatto Quotidiano online, mettendosi peraltro "sullo stesso piano dei modi aggressivi e dei «linguaggi fascisti» che tanto si criticano".

Se così fosse, nulla di sorprendente. Già due anni fa, Maria Teresa Meli scriveva sul Corriere della Sera come la "strategia del turpiloquio", cioè dell'uso non solo e non tanto della parolaccia ma semmai dell'invettiva, dell'attacco irriverente, dell'epiteto pesante, fosse il passaggio obbligato avvertito dalla dirigenza Pd di fronte ad una percezione dell'opinione pubblica di un partito vecchio, conservatore e lontano dalla gente.

Dal "vada a farsi fottere" di D'Alema a Ballarò nei confronti del direttore del Giornale Alessandro Sallusti all'accusa di rompere "i coglioni" lanciata da Bersani all'allora ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, sono esempi d'epoca ormai entrati negli annali del turpiloquio politico.

Sorprende, come ricorda Polito, questo "improvviso rigurgito «antifascista» se è utilizzato per nascondere o far dimenticare la forte intimità, la complicità, l'affetto addirittura con cui questi cosiddetti nuovi fascisti sono stati accolti per anni in quel «campo della sinistra» che ora li scomunica".

Vedi "Fascisti del web? Ecco le vere parole di Bersani"


Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2012

domenica 19 agosto 2012

Altro che Mister, in Italia siamo tutti dotto'

"E' curioso che" ed "E' singolare che" sono sempre sinonimi o fronzoli per "E' una vera stronzata"? E "l'ineffabile" sarà un frustolo al posto di "quell'imbecille"? In quanto al "signor", mentre nelle altre lingue "monsieur" o "Herr" o anche "Mr" si fanno precedere ai cognomi e ai nomi per riguardo, solo in Italia segnala distacco e spregio, mentre chiunque risulta "dotto'".

Così Alberto Arbasino, oggi sul Corriere della Sera, in un articolo sui luoghi comuni e gli usi impropri della lingua al tempo della crisi.

Scrive ancora Arbasino:
"Gettare la spugna" e "alzare l'asticella" va benissimo, con gli americani. Anche "ad armi pari". E "sul piede di guerra". Ma come si fa a tradurgli "levare gli scudi", "spezzare una lancia", "chi di spada ferisce", "una pugnalata sulla schiena", "tinnir di sciabole"?

E ancora:
"Bufera su". Quante ogni giorno. Anche sull'occhio del ciclone, sulla punta dell'iceberg, sulla scialuppa di salvataggio. Non sul fiore all'occhiello, speriamo.

domenica 15 luglio 2012

Finizzarsi

Neologismo introdotto sul Corriere della Sera dal notista politico Massimo Franco. Che attribuisce al segretario del Pdl, Angelino Alfano, l'uso del termine o - quantomeno - un suo pensiero in merito.

Scrive Franco: "Un vescovo ha domandato ad Angelino Alfano addirittura perché non avesse mandato al diavolo Silvio Berlusconi alla notizia della ricandidatura a palazzo Chigi. Ma il segretario del Pdl aveva due ragioni: una politica e una personale. Quella politica è che non voleva «finizzarsi». Traduzione: essere percepito dai suoi come un altro Gianfranco Fini, il presidente della Camera ed ex alleato del Cavaliere diventato, agli occhi del Pdl, il «traditore»."

Finizzarsi inteso quindi come comportarsi come un traditore, politicamente parlando. D'altro canto la vicenda di Fini e della sua uscita dal Pdl ha, fin dal principio, assunto un carattere di tradimento nei confronti di Silvio Berlusconi, così è stato etichettato da gran parte degli esponenti del Pdl e rispedito al mittente dallo stesso Gianfranco Fini. Già dalla ormai famosa Direziona nazionale del 21 aprile 2010, quando dal palco Fini si rivolge direttamente all'allora presidente del Consiglio dicendogli: "La mia è una dimostrazione di lealtà. Berlusconi, la penso diversamente da te e te lo dico in faccia. Il tradimento alligna in chi è aduso all'applauso e poi quando i leader girano le spalle ti parlano dietro".

Ma dopo l'espulsione - di fatto - del 29 luglio 2010 (documento di sfiducia votato dalla maggioranza dei componenti dell'ufficio di presidenza del Pdl che sancisce la rottura tra Fini e Berlusconi), il termine traditore accostato a Fini ha sancito la dialettica politica nel centro-destra e ha contraddistinto titoli e commenti su tutti i giornali. Da "Il traditore riluttante" sul Foglio (16 agosto 2010) fino al più recente "Fini, fine di un traditore" del Giornale (9 maggio 2012), per fare due esempi tra i tanti usciti lungo questo arco temporale.

venerdì 6 luglio 2012

Mecciare fa discutere più di spending review

Gli anglicismi imperversano. Secondo una analisi della società Vidierre, richiamato nella rubrica "Videocrazia" pubblicata dal Venerdì di Repubblica, sui tg Rai, Mediaset, La7 e Sky il termine inglese che trionfa nel 2012 è eurobond con 567 citazioni, davanti a spending review con 491 citazioni e rating (le agenzie) con 484.

Ma il termine da "inglese maccheronico" che si registra come il più discusso in rete è il verbo mecciare coniato dall'ex calciatore Beppe Dossena e vero tormentone durante le telecronache delle partite dei recenti Europei. "Dobbiamo mecciare le situazioni", sentenzia Dossena. 

Mecciare deriva dal verbo inglese to match ed è un termine molto usato dai programmatori e dai sistemisti. Loro scriverebbero "matchare" e corrisponde all'espressione italiana "far combaciare i dati".

Il ricorso durante le telecronache calcistiche lo fa scadere nella versione più nazional-popolare mecciare: "occorre mecciare i reparti", è il commento tecnico di Dossena che lascia un po' spiazzati i tifosi della Nazionale. Perché, come ironicamente si legge in un forum, il problema è se "Dossena dicendo mecciare pensa al significato "abbinare" o nella sua mente la parola assume altri significati oscuri?"

mercoledì 4 luglio 2012

Spending review

Spending review è uno dei grandi temi del momento al centro del dibattito politico e sebbene titoli di telegiornali e quotidiani in questi ultimi tempi evochino ripetutamente l'espressione inglese, la comprensione precisa del fenomeno non è sempre così immediata.

Con spending review si intende quel programma di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali volto a fornire una metodologia per migliorare sia il processo di decisione delle priorità e di allocazione delle risorse, sia la performance delle amministrazioni pubbliche in termini di qualità ed efficienza dei servizi offerti.

Spending review si affaccia nelle cronache politiche e giornalistiche italiane già con la legge finanziaria per il 2007, introdotto dall'allora Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, secondo governo Prodi. Un programma avviato in via sperimentale sulla base di analoghe esperienze internazionali e successivamente trasformato in programma "permanente" con la legge finanziaria per il 2008.

Con il governo Monti, la spending review torna prepotentemente d'attualità e diventa un elemento centrale nell'ottica del risparmio e del contenimento della spesa pubblica.

Perchè usare spending review quando "l'espressione è molto facile da tradurre in revisione della spesa che ha anche il vantaggio di esser più chiara", si chiede Valeria Della Valle, docente di Linguistica italiana all'Università di Roma La Sapienza, e ospite del Salvalingua il 4 luglio a Radio Radio.

"Altro discorso sono quelle parole, come spread, che hanno ormai un ambito internazionale e difficilmente possono essere sostituite da un corrispondente italiano proprio perchè la stessa parola è usata in tutti i Paesi del mondo".

Ascolta l'intervista a Valeria Della Valle - Salvalingua del 4 luglio 2012

giovedì 28 giugno 2012

Italia-Germania 16 a 10, in campo linguistico vinciamo noi

Italia-Germania 16 a 10. A poche ore dal match calcistico che deciderà chi andrà a sfidare domenica la Spagna per il titolo di Campione d'Europa e nelle ore drammatiche di un altro incontro-scontro che vede protagonisti i leader politici dei due Paesi, Angela Merkel e Mario Monti, alle prese con difficili scelte per salvare l'Europa, un primo risultato arriva dal confronto linguistico. E ci vede vincitori con ampio margine.

In un articolo uscito lo scorso 26 giugno 2012 sul Corriere della Sera, Isabella Bossi Fedrigotti spiega come il tedesco, inteso come lingua, ha subìto - per lo più nei secoli scorsi - una invasione di termini italiani, in prevalenza dal campo musicale e culinario. Meno pesante la contaminazione di termini tedeschi nel vocabolario italiano. 

Complessivamente, gli esempi presentati dalla giornalista e scrittrice sono 16 dall'italiano al tedesco e 10 dal tedesco all'italiano. "Il match linguistico lo vinciamo noi", scrive Bossi Fedrigotti.

Ecco perchè. Nel campo musicale, la Germania (e l'Europa intera) è stata colonizzata da termini come allegro, vivace, andante con moto, piano, pianissimo, tutti entrati a far parte del lessico germanico (come, del resto, anche francese, inglese e spagnolo). 

L'emigrazione italiana in Germania ha visto schiere di camerieri, cuochi, pizzaioli trasferirsi a Berlino e dintorni che oltre a far conoscere ai tedeschi piatti e alimenti tipicamente italiani, ha esportato tante parole entrate a far parte dei vocabolari tedeschi. Se la pasta è termine universale e una bolonese sta per spaghetti al ragù, curioso è l'adattamento di termini come salami e ruccola. E poi, grissini, balsamico (l'aceto) e prosecco. Mentre per avere un'acqua minerale basta chiedere una pellegrino. A fine pasto, potete ordinare un gelati o un tiramisu anche se - precisa Bossi Fedrigotti - non si sa bene dove "dove porre l'accento".

Ma non c'è dubbio, "la parola italiana più utilizzata in assoluto in Germania, specialmente da parte di chi vuole sentirsi giovane e trendy, è senza dubbio il piccolo, facile e affascinante «ciao!»".
 
E dal tedesco cosa abbiamo importato? Poco, qualche eredità dall'ambito militare come kaputt e diktat, mentre dal campo culinario abbiamo saccheggiato il celeberrimo strudel e le graffe napoletane chiare figlie dei Krapfen.

Dove vince la Germania? si chiede in conclusione la giornalista. Nella precisione, nella capacità "di puntualizzare con minuzia le situazioni, che infilza come farfalle su uno spillo, laddove l'italiano tende volentieri a restare un po' più sul vago: a conferma che la lingua è primo e fondamentale specchio della personalità".

Leggi l'articolo integrale "«Ruccola» e «kapieren»: il match linguistico lo vinciamo noi" di Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera del 26 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

Twiplomacy

La diplomazia al tempo di Twitter ha un neologismo che la rappresenta: la e-diplomacy o meglio la twiplomacy, fusione dei termini twitter e diplomacy. Il termine ha dato il nome ad una conferenza tenutasi lo scorso 14 giugno a Torino che ha dibattuto su come le nuove tecnologie, Twitter, Facebook, Youtube, sono state trasformate da diplomatici, ministri e i loro addetti alla comunicazione in un modo per intereagire con il pubblico, a casa e all'estero. 

"La Twiplomacy è una realtà. E i social media sono un'opportunità unica, per la diplomazia, di ricevere, creare e anche diffondere notizie ai cittadini", ha dichiarato il Ministro degli esteri, Giulio Terzi. 

Spiega Alec Ross, consigliere per l'Innovazione di Hillary Clinton: «Oggi non si possono più chiudere le porte ai cittadini, come si faceva in passato, internet ha portato una richiesta di trasparenza con cui bisogna fare i conti, la diplomazia non può più essere uomini in gessato grigio che parlano con altri uomini in gessato grigio intorno a un tavolino di mogano e lontani da occhi indiscreti, oppure un esercizio di ricevimenti nei saloni d’ambasciata».

lunedì 11 giugno 2012

Spanic, Grexit e le portmanteau words

I 100 miliardi di euro di aiuto alla Spagna decisi nel fine settimana dall'Unione Europea allontanano il rischio del diffondersi dello Spanic, il neologismo della crisi più temuto in queste ultime settimane, il panico in Spagna dovuto alle banche in bancarotta.

Siamo nelle mani delle portmanteau words, le parole macedonia, parole composte che mischiano termini, formano crasi, con effetti spesso agghiaccianti. Sembra già lontano il tempo del tormentone spread che ha imperversato lungo tutto il 2011 passando da parola-tecnica del linguaggio economico-finanziario a termine entrato nella quotidianeità e familiare anche ai non addetti ai lavori.

La Grecia rischia di uscire dall'euro? Ecco esplodere Grexit, neologismo composto dalle parole Greece e Exit. 

Non solo i Paesi, ma anche i leader politici finiscono vittime del fenomento delle portmanteau words. Se Merkozy (la cancelliera tedesca Merkel più Sarkozy) va in soffitta dopo l'esito delle ultime elezioni francesi, ecco però nascere nuove improbabili formule come Merkollande (Merkel più Hollande, il nuovo presidente francese) e Merkhollti, coniato da Timothy Garton Ash, professore di Oxford, che così brevetta la triade Merkel, Hollande e Monti nelle cui mani starebbe il destino dell'Europa. 

Non sarà che le parole macedonia finiscono con l'essere un modo per esorcizzare la crisi?

(pubblicato su Il blog ... Salvalingua di Radio Radio)

martedì 29 maggio 2012

Berlusconiano

Berlusconiano come sinonimo di prepotente, scorretto, incline a fregarsene delle regole (dunque censurabile). Il saggista, giornalista e critico letterario Filippo La Porta, esamina in un articolo uscito sul quotidiano Europa, l'evoluzione del termine partendo da un episodio avvenuto in un supermercato romano. Una evoluzione che attribuisce alla parola Berlusconiano il carattere di insulto. E', scrive La Porta, la metafora dei "mutamenti sotterranei e irreversibili del costume" che la lingua rivela. Si tratta di un "rito catartico di purificazione collettiva per cui ci si libera con una scrollata di spalle di un imbarazzante e recentissimo passato, di cui si è stati complici".

Ma non deve sorprendere, soprattutto perchè i primi a praticare questo "sport nazionale" sono i politici ex amici del Cavaliere, come rivela Jacopo Iacoboni su La Stampa. Che parla di Revirgination collettiva, prendendo in prestito dal marketing pubblicitario americano un termine usato per definire quella moda della chirurgia plastica che restituirebbe la verginità alle donne che l’hanno perduta. Molto più del voltagabbanismo, per Iacoboni il fenomeno "illumina le inclinazioni peggiori di un Paese, la ricerca di facili colpevoli, e un’inestirpabile tendenza all’autoassoluzione: l’autobiografia di una nazione. Quel che è peggio, forse, è che il Palazzo è davvero uno specchio (magari leggermente deformato) di ciò che accade nella società italiana".

Non a caso, ben prima della testimonianza raccontata da La Porta, a certificare la trasformazione nell'uso del termine Berlusconiano è addirittura la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che nell'agosto del 2011, nel corso dell'assemblea regionale,  dà dei "berlusconiani" ai membri dell’opposizione.

lunedì 21 maggio 2012

Parmacotti

E' il titolo in prima pagina dei quotidiani Libero e Il Fatto Quotidiano. Il termine gioca con il nome di un celebre marchio alimentare per interpretare il risultato dei ballottaggi delle elezioni amministrative del 20 e 21 maggio 2012. Partendo dal caso di Parma, con la clamorosa vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, i Parmacotti sono i partiti tradizionali usciti battuti - scrivono sostanzialmente i due quotidiani - sia dal grillismo che dalla forte astensione.

Scrive nel suo editoriale, Maurizio Belpietro: "Ciò che è successo tra domenica e lunedì si decifra riconoscendo che tutti i partiti tradizionali sono Parmacotti, prosciutti buoni solo per essere appesi e affumicati a fuoco lento. E forse neanche tanto lento".

mercoledì 16 maggio 2012

Grexit

E' il termine usato da molti economisti riguardo la possibilità di uscita dall'Eurozona della Grecia. "Se Grexit non è più un tabù" è il titolo di un fondo di Adriana Cerretelli che apre oggi Il Sole 24 Ore.

"Era un tabù intoccabile - si legge nelle prime righe dell'articolo - Da qualche giorno invece non si sa se sia diventato un bluff, un ricatto o l'incubo dietro l'angolo che assilla i 17 della moneta unica".

Grexit è un neologismo composto dalle parole Greece e Exit, introdotto nel linguaggio economico il 6 febbraio 2012 dai Chief Analysists di Citigroup, Willem H. Buiter e Ebrahim Rahbari.

L'aggravarsi della crisi finanziaria e l'impossibilità di formare un nuovo governo dopo le recenti elezioni hanno riaperto con forza l'ipotesi di una Grecia fuori dall'euro e il termine Grexit comincia ad essere sempre più usato anche fuori dagli ambienti strettamente economico-finanziari.

Per saperne di più:
Il Sole 24 Ore - Se Grexit non è più un tabù
The Economist - Groping towards Grexit
GoGreece - Glossario: Grexit

giovedì 10 maggio 2012

Spending review

«Spending review» è tra le espressioni inglese introdotte nella lingua italiana quella che può essere più facilmente tradotta. "Eppure vi è una irrazionale legge linguistica che rende pressoché irresistibile il fenomeno" per cui "ogni importante novità nella storia delle società umane si diffonde attraverso il mondo nella lingua del Paese che ne è responsabile".

Risponde così Sergio Romano, nella sua rubrica delle lettere sul Corriere della Sera, a Luigi Lunari che propone di tradurre l'espressione "spending review", tra le più usate in queste ultime settimane, in "revisione della spesa".

Romano spiega come in passato il fenomeno aveva interessato anche la nostra lingua. "Fra il Quattrocento e il Cinquecento, l'arte italiana godette di una grande reputazione europea, (che) il lessico dei suoi pittori, scultori e architetti fu immediatamente adottato da tutti gli ambienti artistici del continente. Lo stesso accadde perla musica. Non è difficile tradurre «allegro ma non troppo» o «moderato cantabile» in una qualsiasi lingua europea. Ma il fascino della musica italiana ebbe l'effetto di rendere seducenti anche le parole usate dai compositori, dagli orchestranti e dai fabbricanti di strumenti musicali". 

Successivamente, toccò al francese quando "la Francia divenne maestra di costumi civili e mondani" e la nostra lingua "corse persino il rischio di essere sommersa da un'ondata di francesismi".

"La finanza oggi - conclude Romano - parla angloamericano. I nuovi prodotti e le nuove formule vengono inventati nel mezzo dell'Atlantico, tra la City e Wall Street, e sono immediatamente battezzati con parole inglesi spesso derivate dal latino o dal greco. Noi dovremmo tradurle o, quanto meno, adattarle alla lingua italiana. Ma non è facile farlo perché l'intera Europa è ormai un continente bilingue dove le classi dirigenti parlano sempre più frequentemente due lingue: la propria e l'inglese. E' un bilinguismo zoppo che attribuisce un considerevole vantaggio a chi nasce con l'inglese in bocca. Ma questa è la realtà e i fatti, come è noto, hanno la testa dura".

- Approfondimento su "spending review" sul sito della Treccani

martedì 8 maggio 2012

Wantologo

Dal verbo inglese want, volere. Il wantologo è lo specialista che ci aiuta a trovare quello che davvero cerchiamo: a partire da noi stessi, spiega Angelo Aquaro su Repubblica.

Il wantologo è un "professionista che ci aiuta a capire che dietro la voglia, per esempio, di cambiare casa, non si nasconde spesso una vera necessità, e che faremmo meglio a mettere da parte tutti quei soldini perché, in realtà, quello che cerchiamo magari è soltanto un posto dove trovare pace con noi stessi, e quello che "davvero vogliamo" ha poco a che vedere con quello che crediamo di volere. E la stessa cosa ci può succedere nel lavoro: vogliamo davvero cambiare impiego o stiamo scontando la delusione."

E', l'ultima frontiera della psicologia, molto diffusa negli Stati Uniti, "esempio più lampante di quel fenomeno che Arlie Russell Hochschild, premiatissima sociologa di Berkeley, ha definito la vita in outsorcing. L' outsorcing, come si sa, è la tendenza sviluppata nelle economie globalizzate a dare per così dire in appalto all'esterno alcune funzioni tipiche dei processi industriali".

«Ci sono necessità che non riescono più a trovare risposte in un'altra forma» spiega la sociologa. «Pochi di noi hanno ormai una famiglia vicina su cui contare. Il tasso di mobilità è sempre più elevato. Non possiamo più rivolgerci alla vecchia cara comunità di un tempo. E così il mercato ha incarnato lo spirito del tempo: favorendo un fiorire di servizi di questo tipo».

Il wantologo è solo uno dei casi, ma ci sono anche i life coaches, cioè gli assistenti personali - almeno 30mila negli Usa - i pianificatori matrimoniali, i preparatori di fidanzamento fino addirittura agli specialisti incaricati di prendersi cura della tomba del caro estinto.

Policchio

"Siamo ai titoli di coda di un film, qualcosa di simile a ciò che accadde nel ’92-’93. Solo che il terzo polo per ora ha mostrato di essere un ‘policchio’, un giorno di qua, un giorno di là". Roberto Menia, Futuro e Libertà, nel commentare i risultati delle elezioni amministrative del 6/7 maggio.

mercoledì 2 maggio 2012

Esodati

Gli esodati sono i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro a seguito di una ristrutturazione aziendale, di un accordo sindacale o di un accordo economico con il datore di lavoro, contando di poteraccedere in breve tempo al trattamento pensionistico, tempo invece che si è inaspettatamente allungato con la riforma del sistema pensionistico. 

Esodato è il participio passato di un verbo inesistente: esodare. E ovviamente richiama la parola "esodo". Se in tempi recenti abbiamo vissuto gli esodi di Ferragosto o pasquali, l'esodo più celebre è ovviamente raccontato nell'omonimo libro della Bibbia, l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè. Ma l' esodo è anche il nome con cui si indica l'ultimo canto del coro nella tragedia greca. Nel linguaggio corrente, esodo esprime ormai il significato di "partenza da un luogo di un gran numero di persone".

Gli esodati sono i lavoratori in uscita senza alcuna guida e - soprattutto - senza più lavoro né assegno. 

Se l'uso del termine ha avuto una esplosione in questi ultimi mesi, la sua origine risale però al 1992. Lo testimonia un articolo di Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera che racconta del decreto firmato dall'allora Ministro del Lavoro Marini riguardante il "versamento al Fondo di previdenza autoferrotranvieri dell'importo del valore tecnico delle mensilità di pensione del personale esodato ai sensi dell'art. 3 della legge 12 luglio 1988, n. 270".

Esodato, un obbrobrio linguistico figlio del burocratese, fu allora il commento di Nascimbeni. 

Vent'anni dopo, il termine torna d'attualità e s'impone alle cronache giornalistiche, nel dibattito politico-sindacale, entra prepotentemente nella quotidianeità. Conservando però il senso di "disonore della nostra lingua" (Nascimbeni) come testimonia anche Roberto Benigni che, ospite di Fabio Fazio in una recente puntata di Che tempo che fa, ha detto: "... gli esodati, che oltre a non avere il lavoro gli hanno messo un nome orribile, che richiama la Bibbia, e infatti ci vuole un miracolo per metterli a posto…"

giovedì 12 aprile 2012

Maggiorzionale

E' l'ultima formula coniata per definire un sistema elettorale. Dopo il Mattarellum e il Porcellum, arriva il maggiorzionale, neologismo coniato dal costituzionalista Michele Ainis per connotare con valenza negativa i contenuti della nuova riforma elettorale che i partiti stanno discutendo.

"La patacca del maggiorzionale" è il titolo dell'articolo uscito su l'Espresso nel numero del 12 aprile 2012.

Per Michele Ainis, il nuovo sistema sarebbe "bipolare ma identitario, maggioriario ma proporzionale. Un maggiorzionale".

martedì 27 marzo 2012

Vietato usare "compleanno". 50 parole bandite negli Usa

Negli Stati Uniti, una circolare del Dipartimento per l'Istruzione dello Stato di New York spedita agli editori conterrebbe una lista di 50 vocaboli proibiti nei test scolastici. Il caso è stato sollevato dal New York Post e viene approfondito su Repubblica.

Ecco alcuni esempi di parole vietate:
- Compleanno: offenderebbe i testimoni di Geova che non lo celebrano;
- Dinosauro: rimanda all'evoluzione scientifica e si scontra con la sensibilità dei creazionisti cristiani;
- Dancing: evoca movenze troppo sexy, meglio usare "balletto";
- Divorzio: i bambini potrebbero rivivere uno spiacevole momento del loro passato familiare;
- Extraterrestre: turba la fantasia dei soggetti più sensibili;
- Halloween: festivata pagana combattuta da molti movimenti cristiani;
- Povertà: il suo uso metterebbe in imbarazzo gli studenti di genitori disoccupati;
- Schiavitù: potrebbe irritare la sensibilità dei bambini di origine afroamericana;
- Sigarette: bandita per combattere il fumo, una piaga tra le band giovanili più povere;

martedì 13 marzo 2012

Paccata

Il governo non metterà a disposizione "una paccata di miliardi" se il sindacato dice no alla riforma del lavoro. La paccata evocata dal ministro Elsa Fornero ha aperto un animato dibattito sull'opportunità o meno di usare un tale termine. E, come ormai sempre accade in questi casi, si è scatenato un effetto domino sul web.

Soprattutto Twitter è diventato arena della discussione con l'hastag #paccata per molte ore top trend con cinguettii di giornalisti, opinionisti e gente comune. Stefano Menichini, direttore di Europa, scrive il tweet: "Ammesso che abbia ragione, sarebbe molto meglio se #Fornero parlasse come si addice a un professore". Rilancia Fabrizio Roncone, giornalista del Corriere della Sera: "paccata di miliardi è un concetto sgradevole, il tono è sgradevole. Anche senza lacrime". Ma c'è anche chi si improvvisa linguista: "Fracca, sfatta, caterva, marea, cumulo", scrive uno dei tanti commentatori.

Paccata è un termine che si presta a diverse interpretazioni a seconda del contesto geografico, anche se è ampiamente diffuso soprattutto nel Nord Italia.

C'è però un precedente nell'uso "politico" del termine. Antonio Di Pietro durante il suo intervento alla Camera nel 2009 contro il provvedimento sullo scudo fiscale, spiegò che "chi viene trovato con una "paccata" di soldi può documenti alla mano, non dover giustificare da dove provengono".


Approfondimenti:
Video dell'intervista al ministro Fornero (fonte: ANSA)
Fornero non vuole il "la" ma sdogana la paccata Il tormentone sul web (fonte: Il Giornale)
"Sfigati" e "paccate": vocabolario da prof (fonte: Il Giornale)

mercoledì 22 febbraio 2012

Montismo

"Una nuova ideologia tecnocratica e prepolitica destinata non solo a ridefinire l'immagine dell'Italia in Europa e sui mercati finanziari, ma a influenzare l'offerta elettorale italiana. E ben oltre il 2013", è la definizione di Massimo Franco (Corriere della Sera, 21 febbraio 2012).

Ma il termine trova già una forte legittimazione su Il Giornale del 13 novembre 2011 con Cristiano Gatti che prevede con largo anticipo il successo di un fenomeno politico e linguistico: "Prima ancora che Monti entri in scena, dilaga per il Paese la febbre alta per il nuovo idolo. Monta il montismo".

In occasione dei 100 giorni del governo Monti, il ricorso al neologismo è frequente. Filippo Ceccarelli (la Repubblica, 21 febbraio 2012) scrive "I cento giorni del montismo" e Mario Ajello (Il Messaggero, 21 febbraio 2012) "Ma il montismo agita Pd e Pdl".

mercoledì 15 febbraio 2012

Schadenfreude

Il termine tedesco sembrerebbe molto attuale dopo i blitz della Guardia di Finanza a Cortina e Milano e la ormai famosa telefonata tra Schettino e De Falco nella tragedia della Costa Concordia.

Schadenfreude significa "piacere provocato dalla sfortuna dell'altro", in sostanza gioire per le disgrazie altrui. In italiano non esiste un termine analogo e con una connotazione così negativa.

Si potrebbe ricorrere al famoso detto Mal comune, mezzo gaudio che però può essere interpretato sia nel senso di condividere una sventura con altri affinchè sia meno sgradevole, sia nel godere della sventura altrui.

Sul tema, ha scritto un articolo molto interessante Anna Meldolesi, giornalista scientifica, pubblicato su La Lettura del 12 febbraio 2012, l'inserto domenicale del Corriere della Sera.

Meldolesi approfondisce la natura scientifica di un sentimento assai diffuso eppure il più "vigliacco" perchè rappresenta una "miscela tossica di insoddisfazione di sè, risentimento e sadismo che a volte sporca il più nobile desiderio di giustizia sociale".

Schadenfreude descrive la gioia malevola che si può provare davanti alle sofferenze di altri, gratifica l'invidia e riequilibra l'insoddisfazione di sé. Dalla pioggia di monetine fuori dal Raphael ai tempi di Tangentopoli in poi, la Schadenfreude si moltiplica nei mille rivoli della nostra vita quotidiana. Non abbiamo mai pensato di chiamarla in questo modo, né sapevamo potesse definirsi con un tal termine. Ma dal godere delle foto delle star immortalate senza trucco o della multa sul cruscotto di un Suv fino al politico travolto dallo scandalo o al pubblico ludibrio a cui viene additato chi ottiene un posto grazie alla raccomandazione, la società e il costume italiano è testimone di innumerevoli casi e giornali e tv, come scrive Anna Meldolesi, allargando "la nostra comunità di riferimento" hanno aumentato "esponenzialmente anche il numero di confronti sociali con persone di cui spesso non conosciamo né gli sforzi né le pene".

Ingiustizia, diseguaglianza, invidia ... dietro la Schadenfreude c'è un po' tutto ... difficile da tradurre in italiano, ma assai facile da provare.

mercoledì 8 febbraio 2012

Congiuntivite, Il Messaggero e Polverini sotto esame

Sul Messaggero del 7 febbraio, nelle pagine della Cronaca di Roma, si legge questo titolo: «Neve, nel Lazio scatta lo stato di calamità naturale». Sotto il titolo, «Polverini: se l'ondata di gelo prosegue, l'emergenza si aggraverebbe».

Evidente l'errore: nella frase si ignora il congiuntivo e la consecutio temporum. Un errore che non è passato inosservato al quotidiano Italia Oggi che nell'edizione odierna dedica al tema l'articolo «La Polverini non ama i congiuntivi». E si sorprende non solo e non tanto che possa aver sbagliato la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ma che "il Messaggero pubblichi uno sfondone del genere". Ora, ironizza Italia Oggi, "ci aspettiamo di vedere un duello tra la Polverini e Mario Orfeo, direttore di Il Messaggero, per la paternità di un obbrobrio degno dei tronisti di Maria De Filippi, dei partecipanti del Grande Fratello e del cast dell'Isola del Famosi, conduttori ed opinionisti compresi".

In verità, sembrerebbe cadere in un errore anche Italia Oggi. Non grammaticale ma di ricostruzione dei fatti. La frase attribuita alla Presidente della Regione Lazio ("se l'ondata di gelo prosegue, l'emergenza si aggraverebbe") non sembrerebbe mai essera stata pronunciata da Polverini che, durante la conferenza stampa del 6 febbraio sul maltempo, ha invece dichiarato: "Allerta meteo? Intanto fino a venerdì sicuramente, poi speriamo che non si prolunghi perché altrimenti rischiamo di andare in emergenza".

Dov'è la verità? La frase è una semplificazione dovuta a esigenze di titolazione da parte del Messaggero o Polverini ha pronunciato la dichiarazione incriminata che solo il quotidiano romano ha registrato? Ai protagonisti la risposta.

sabato 4 febbraio 2012

Berlusmonti

Crasi di Berlusconi e Monti, lo conia Martino Cervo (Libero, 4 febbraio 2012). Nell'articolo "Ciao sinistra, è nato il Berlusmonti", Cervo spiega come la coincidenza di due interviste, Berlusconi al Financial Times e Monti a Repubblica.tv, attesterebbero l'avvento del Berlusmonti.

L'ex presidente del Consiglio parla di attacco mediatico sulla sua persona che l'ha convinto a
mollare per il bene del Paese, mentre l'attuale Presidente del Consiglio ritiene come si "sia esagerato e sbagliato" nell'aver utilizzato "lo spread come un'arna contundente nei confronti di Berlusconi".

Il Cavaliere che consegna il suo pensionamento politico alle pagine-oracolo della finanza internazionale mentre Monti che «diventa» di destra, scrive Cervo, rappresenta "la nascita di un BerlusMonti". Probabilmente, "una semplificazione, ma anche un indirizzo del futuro possibile della politica italiana".

venerdì 27 gennaio 2012

Produsconi

Crasi di Prodi e Berlusconi, usata da Marcello Veneziani nella sua rubrica "Cucù" pubblicata da Il Giornale (27 gennaio 2012). Il neologismo non rappresenta una novità assoluta, risultano precedenti attestazioni come in "Produsconi? Leggi ad usum biscioni" di Marco Travaglio (l'Unità, 5 dicembre 2006), "Produsconi" di Filippo Facci (Il Giornale, 2 marzo 2007) e ovviamente in moltissimi blog.

E' significativo che l'uso del termine torni nel momento in cui nessuno dei due esponenti politici da cui origina il neologismo è al governo.

Veneziani, anzi, enfatizza proprio questo elemento scrivendo che "questo è un governo «Produsconi»" perchè a fronte dell'esteso appoggio di cui gode l'esecutivo guidato da Mario Monti ("ora è venuta allo scoperto in Parlamento una maggioranza di centro-destra-sinistra; l'appoggio a Monti da implicito si è fatto esplicito."), proprio Monti "si è dichiarato in continuità con il governo Berlusconi, anzi nel solco dei precedenti governi, una specie di sintesi tra Prodi e Berlusconi. Il governo Produsconi."

mercoledì 25 gennaio 2012

Schettino

Schettino, da cognome a parola. Il comandante della nave Concordia di Costa Crociere, ritenuto responsabile del naufragio avvenuto all'isola del Giglio, accusato di aver abbandonato la nave lasciando soli al loro destino gli ignari passeggeri, scaricato dalla stessa compagnia di navigazione: per Francesco Schettino, la sentenza di condanna sembra già scritta sebbene la parola definitiva spetti alla magistratura. Ma la gogna mediatica, giusta o ingenerosa che sia, ha già prodotto un risultato. La trasformazione del cognome in vera e propria parola connotativa di un comportamento, usata come elemento di paragone, termine spregiativo subito cavalcato all'estero per diffamare un popolo intero.

Ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera (Quegli stereotipi dalla Germania sugli italiani, 25 gennaio 2012) che registra come al posto dei vecchi nomignoli di «Spaghettifresser» (sbranaspaghetti), «Bolanderschlugger» (inghiottipolenta) o «Zydrooneschittler» (scrollalimoni), il nuovo stereotipo in Germania sull'inaffidabilità degli italiani sia proprio Schettino. "Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l'abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico", scrive Jan Fleischhauer, uno dei columnist del settimanale tedesco Spiegel, il quale partendo dal naufragio rimarca le differenze tra le nazioni per spiegare, alla fine, la crisi dell'euro.

Schettino assurge a paragone infamante. «Nessuno di noi vuole più sentire la parola Schettino», ha detto una dipendente di Costa. E diventa elemento usato nella dialettica politica.

Il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un colloquio con Repubblica spiega che nel confronto con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro dice: "Io so dove fermarmi e di certo non andrò a sbattere come il comandante Schettino. E comunque non scenderò mai dalla nave".

In Francia, il Ministro della Difesa francese, Gérard Longuet, attacca il segretario del Psi François Hollande: "E' come il comandante della nave Costa: sfiora pericolosamente e da del tu al deficit pubblico con grande compiaciamento", una macabra battuta che ha scatenato molte polemiche.

In Spagna, il
quotidiano As pubblica un editoriale del direttore, Alfredo Relano, dal titolo "Mourinho ha vocazione da Schettino": il tecnico portoghese del Real Madrid è sotto accusa a proposito delle insistenti voci di un addio a fine anno.

Insomma, Schettino è ormai un insulto, usato in Europa e non solo. Lo ricorda Massimo M. Veronese sul Giornale: da David Letterman negli Usa a Mikhail Efremov, una sorta di Fiorello della Russia, il cognome perde l'originale identità per diventare "un simbolo del male, la nuova pietra di paragone".

venerdì 20 gennaio 2012

Sea Life? Meglio acquario

Perché il nuovo acquario della capitale d'Italia dovrà chiamarsi Sea life Roma Aquarium?, si chiede oggi Maurizio Caprara sul Corriere della Sera.

La denominazione del nuovo Acquario di Roma (80 milioni di euro di investimento, 30 vasche e un milione di litri d'acqua) fa discutere. Se, come scrive Caprara, l'obiettivo della nuova attrazione capitolina sarà quello "di aumentare le presenze turistiche a Roma per scavalcare Londra e Parigi", non si capisce perchè ricorrere ad una espressione anglosassone.

Sea Life (vita marina) è il nome dell'acquario di Londra e di molti altri acquari sparsi nel mondo, e non solo in paesi di lingua inglese.

In Italia, si contano almeno 16 acquari: dal più famoso, quello di Genova, secondo per grandezza in Europa solo a Valencia, al più antico in Europa tra quelli ancora esistenti, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, aperta il 12 gennaio 1874 solo dopo una struttura a Berlino ormai chiusa.

L'unica licenza linguistica appartiene a quello di Ravenna: Acquae Mundi. Tutti gli altri rispettano una costruzione standard: Acquario di ... Alghero, Genova, Milano, Trieste. E Roma?

"Non va bene Mare nostrum - scrive Caprara - perché dei 5.000 esemplari esibiti, di 100 specie acquatiche, parte verrà da fuori il Mediterraneo? Dunque perché non chiamarlo Mare in terra o Mare e basta? Se si aggiungesse una stella alpina alle marine, perfino Mare e Monti in onore del presidente del Consiglio potrebbe essere meno peggio. Denoterebbe un filo di piaggeria, già, ma meno subordinazione di quanta ne affiora da una scelta improntata a viltà linguistica. Per identificare quello tenuto ad attrarre turisti a Roma la nostra lingua non offre di meglio?"

«Parla come magni», si potrebbe così esortare il Comune di Roma. E il Corriere della Sera invita chi ha idee migliori di Sea Life (e non è complicato!) a scrivere a http://roma.corriere.it

venerdì 13 gennaio 2012

Governo strano

video Un governo strano: così è per definizione dello stesso premier l'esecutivo di Mario Monti; "strano", e quindi "al di fuori delle geometrie politiche". Per due volte, all’inizio e alla fine della sua partecipazione televisiva, domenica 8 gennaio 2012, a "Che tempo che fa", il salotto di Fabio Fazio, a Rai3, il Presidente del Consiglio Mario Monti usa l'aggettivo "strano" per definire il suo governo tecnico.

Nella storia recente del nostro Paese, sono state usate le più strane e stravaganti formule lessicali per descrivere esecutivi o situazioni politiche particolari. Abbiamo conosciuto governi balneare, istituzionale, di transizione, del presidente, di unità nazionale, dell'emergenza, della stampella, della legalità, di responsabilità nazionale.

Il governo strano, per stessa ammissione di chi lo guida, è una novità assoluta.


La stranezza di questo governo, ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera il 10 gennaio 2012, "consiste nel fatto che Monti parla di cose concrete, di consapevolezze, persino di stati d'animo" quando confessa di sentire "un po' di pena per i politici che sono così trattati male dall'opinione pubblica". E con il governo strano "anche la politica in tv ha cambiato genere", abbandonando "l'infotainment, quella strana mescolanza in cui informazione e intrattenimento, comico e serio, reale e surreale si fondevano in una nuova forma espressiva".

Legologo

E' il "cronista abituato a registrare ogni sussulto nel Carroccio", scrive oggi Maurizio Belpietro su Libero.

lunedì 9 gennaio 2012

Twittomelie

Termine creato da Hervè Giraud, vescovo di Soissons. Le twittomelie sono le omelie che Giraud diffonde attraverso il suo profilo twitter, anche definite sul sito della diocesi di Soissons micromelie: devono infatti rispettare la lunghezza massima di 140 caratteri, requisito dei tweet.

L'obiettivo è quello - ha dichiarato il vescovo a Le Monde - di "diffondere una goccia di spiritualità sui social network ... invitare le persone a leggere la parola di Dio, un'attività che soffre oggi di un deficit di grandi dimensioni".

L'idea è piaciuta anche al cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che sul suo profilo twitter ha scritto il 7 gennaio: "Il Vescovo di Soissons è stato con noi oggi. Riesce a scrivere anche le #twittomelie!"

Approfondimenti:
Le twittomelie sul sito della Diocesi di Soissons
Les «twittomélies» de l’évêque de Soissons ou «la parole de Dieu en 140 signes» (Le Monde, 27 dicembre 2011)
Arriva l'omelia-lampo via Twitter (Il Messaggero, 9 gennaio 2012)

lunedì 2 gennaio 2012

Parole dell'anno: pragmatic, squeezed middle, stresstest, attachiant(e)

Archiviato il 2011, si può tracciare un primo bilancio linguistico dalle "parole dell'anno" che alcuni Paesi hanno eletto nelle scorse settimane.

Negli Stati Uniti, il dizionario Merriam-Webster ha scelto pragmatic, pragmatico, aggettivo sinonimo di pratico e logico, perchè è stato il termine più cercato nella versione online del vocabolario. È quindi stata "la scelta più pragmatica", ha scherzato il curatore del dizionario, John Morse. L'interesse degli utenti web per l'aggettivo è nato probabilmente dall'ampio uso della parola nelle conversazioni sui lavori del Congresso per l'economia statunitense. Inoltre, spiega Morse, riflette un incoraggiamento molto attuale di un approccio pratico sulle frivolezze.

In Inghilterra, l’Oxford English Dictionary ha assegnato il titolo a squeezed middle, espressione resa celebre dal leader laburista Ed Miliband che si riferisce a quella porzione della società inglese "schiacciata" dall'inflazione, dal congelamento dei salari e dai tagli. Da notare che in concorso c'era anche l'italiano "bunga bunga".

In Germania, i linguisti della Gesellschaft für deutsche Sprache, la Società per la Lingua Tedesca, hanno invece preferito stresstest, parola nata come termine medico, che nel 2011 è stata molto utilizzata per le banche e ha acquistato notorietà alla luce della profonda crisi economica che ha accompagnato i mercati.

In Francia, infine, ha prevalso il neologismo attachiant(e), selezionato in occasione dell'annuale Festival XYZ. Il termine è una combinazione di “attachant” (affascinante) e il termine slang “chiant” (seccatura), a indicare qualcosa o qualcuno di cui, nonostante il fastidio che ci provoca, non riusciamo a fare a meno.