venerdì 27 gennaio 2012

Produsconi

Crasi di Prodi e Berlusconi, usata da Marcello Veneziani nella sua rubrica "Cucù" pubblicata da Il Giornale (27 gennaio 2012). Il neologismo non rappresenta una novità assoluta, risultano precedenti attestazioni come in "Produsconi? Leggi ad usum biscioni" di Marco Travaglio (l'Unità, 5 dicembre 2006), "Produsconi" di Filippo Facci (Il Giornale, 2 marzo 2007) e ovviamente in moltissimi blog.

E' significativo che l'uso del termine torni nel momento in cui nessuno dei due esponenti politici da cui origina il neologismo è al governo.

Veneziani, anzi, enfatizza proprio questo elemento scrivendo che "questo è un governo «Produsconi»" perchè a fronte dell'esteso appoggio di cui gode l'esecutivo guidato da Mario Monti ("ora è venuta allo scoperto in Parlamento una maggioranza di centro-destra-sinistra; l'appoggio a Monti da implicito si è fatto esplicito."), proprio Monti "si è dichiarato in continuità con il governo Berlusconi, anzi nel solco dei precedenti governi, una specie di sintesi tra Prodi e Berlusconi. Il governo Produsconi."

mercoledì 25 gennaio 2012

Schettino

Schettino, da cognome a parola. Il comandante della nave Concordia di Costa Crociere, ritenuto responsabile del naufragio avvenuto all'isola del Giglio, accusato di aver abbandonato la nave lasciando soli al loro destino gli ignari passeggeri, scaricato dalla stessa compagnia di navigazione: per Francesco Schettino, la sentenza di condanna sembra già scritta sebbene la parola definitiva spetti alla magistratura. Ma la gogna mediatica, giusta o ingenerosa che sia, ha già prodotto un risultato. La trasformazione del cognome in vera e propria parola connotativa di un comportamento, usata come elemento di paragone, termine spregiativo subito cavalcato all'estero per diffamare un popolo intero.

Ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera (Quegli stereotipi dalla Germania sugli italiani, 25 gennaio 2012) che registra come al posto dei vecchi nomignoli di «Spaghettifresser» (sbranaspaghetti), «Bolanderschlugger» (inghiottipolenta) o «Zydrooneschittler» (scrollalimoni), il nuovo stereotipo in Germania sull'inaffidabilità degli italiani sia proprio Schettino. "Mano sul cuore, ma vi sorprendete che il capitano fosse un italiano? Vi potete immaginare che manovre del genere e poi l'abbandono della nave vengano decise da un capitano tedesco o britannico", scrive Jan Fleischhauer, uno dei columnist del settimanale tedesco Spiegel, il quale partendo dal naufragio rimarca le differenze tra le nazioni per spiegare, alla fine, la crisi dell'euro.

Schettino assurge a paragone infamante. «Nessuno di noi vuole più sentire la parola Schettino», ha detto una dipendente di Costa. E diventa elemento usato nella dialettica politica.

Il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, in un colloquio con Repubblica spiega che nel confronto con le parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro dice: "Io so dove fermarmi e di certo non andrò a sbattere come il comandante Schettino. E comunque non scenderò mai dalla nave".

In Francia, il Ministro della Difesa francese, Gérard Longuet, attacca il segretario del Psi François Hollande: "E' come il comandante della nave Costa: sfiora pericolosamente e da del tu al deficit pubblico con grande compiaciamento", una macabra battuta che ha scatenato molte polemiche.

In Spagna, il
quotidiano As pubblica un editoriale del direttore, Alfredo Relano, dal titolo "Mourinho ha vocazione da Schettino": il tecnico portoghese del Real Madrid è sotto accusa a proposito delle insistenti voci di un addio a fine anno.

Insomma, Schettino è ormai un insulto, usato in Europa e non solo. Lo ricorda Massimo M. Veronese sul Giornale: da David Letterman negli Usa a Mikhail Efremov, una sorta di Fiorello della Russia, il cognome perde l'originale identità per diventare "un simbolo del male, la nuova pietra di paragone".

venerdì 20 gennaio 2012

Sea Life? Meglio acquario

Perché il nuovo acquario della capitale d'Italia dovrà chiamarsi Sea life Roma Aquarium?, si chiede oggi Maurizio Caprara sul Corriere della Sera.

La denominazione del nuovo Acquario di Roma (80 milioni di euro di investimento, 30 vasche e un milione di litri d'acqua) fa discutere. Se, come scrive Caprara, l'obiettivo della nuova attrazione capitolina sarà quello "di aumentare le presenze turistiche a Roma per scavalcare Londra e Parigi", non si capisce perchè ricorrere ad una espressione anglosassone.

Sea Life (vita marina) è il nome dell'acquario di Londra e di molti altri acquari sparsi nel mondo, e non solo in paesi di lingua inglese.

In Italia, si contano almeno 16 acquari: dal più famoso, quello di Genova, secondo per grandezza in Europa solo a Valencia, al più antico in Europa tra quelli ancora esistenti, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, aperta il 12 gennaio 1874 solo dopo una struttura a Berlino ormai chiusa.

L'unica licenza linguistica appartiene a quello di Ravenna: Acquae Mundi. Tutti gli altri rispettano una costruzione standard: Acquario di ... Alghero, Genova, Milano, Trieste. E Roma?

"Non va bene Mare nostrum - scrive Caprara - perché dei 5.000 esemplari esibiti, di 100 specie acquatiche, parte verrà da fuori il Mediterraneo? Dunque perché non chiamarlo Mare in terra o Mare e basta? Se si aggiungesse una stella alpina alle marine, perfino Mare e Monti in onore del presidente del Consiglio potrebbe essere meno peggio. Denoterebbe un filo di piaggeria, già, ma meno subordinazione di quanta ne affiora da una scelta improntata a viltà linguistica. Per identificare quello tenuto ad attrarre turisti a Roma la nostra lingua non offre di meglio?"

«Parla come magni», si potrebbe così esortare il Comune di Roma. E il Corriere della Sera invita chi ha idee migliori di Sea Life (e non è complicato!) a scrivere a http://roma.corriere.it

venerdì 13 gennaio 2012

Governo strano

Un governo strano: così è per definizione dello stesso premier l'esecutivo di Mario Monti; "strano", e quindi "al di fuori delle geometrie politiche". Per due volte, all’inizio e alla fine della sua partecipazione televisiva, domenica 8 gennaio 2012, a "Che tempo che fa", il salotto di Fabio Fazio, a Rai3, il Presidente del Consiglio Mario Monti usa l'aggettivo "strano" per definire il suo governo tecnico.

Nella storia recente del nostro Paese, sono state usate le più strane e stravaganti formule lessicali per descrivere esecutivi o situazioni politiche particolari. Abbiamo conosciuto governi balneare, istituzionale, di transizione, del presidente, di unità nazionale, dell'emergenza, della stampella, della legalità, di responsabilità nazionale.

Il governo strano, per stessa ammissione di chi lo guida, è una novità assoluta.


La stranezza di questo governo, ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera il 10 gennaio 2012, "consiste nel fatto che Monti parla di cose concrete, di consapevolezze, persino di stati d'animo" quando confessa di sentire "un po' di pena per i politici che sono così trattati male dall'opinione pubblica". E con il governo strano "anche la politica in tv ha cambiato genere", abbandonando "l'infotainment, quella strana mescolanza in cui informazione e intrattenimento, comico e serio, reale e surreale si fondevano in una nuova forma espressiva".

Legologo

E' il "cronista abituato a registrare ogni sussulto nel Carroccio", scrive oggi Maurizio Belpietro su Libero.

lunedì 9 gennaio 2012

Twittomelie

Termine creato da Hervè Giraud, vescovo di Soissons. Le twittomelie sono le omelie che Giraud diffonde attraverso il suo profilo twitter, anche definite sul sito della diocesi di Soissons micromelie: devono infatti rispettare la lunghezza massima di 140 caratteri, requisito dei tweet.

L'obiettivo è quello - ha dichiarato il vescovo a Le Monde - di "diffondere una goccia di spiritualità sui social network ... invitare le persone a leggere la parola di Dio, un'attività che soffre oggi di un deficit di grandi dimensioni".

L'idea è piaciuta anche al cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, che sul suo profilo twitter ha scritto il 7 gennaio: "Il Vescovo di Soissons è stato con noi oggi. Riesce a scrivere anche le #twittomelie!"

Approfondimenti:
Le twittomelie sul sito della Diocesi di Soissons
Les «twittomélies» de l’évêque de Soissons ou «la parole de Dieu en 140 signes» (Le Monde, 27 dicembre 2011)
Arriva l'omelia-lampo via Twitter (Il Messaggero, 9 gennaio 2012)

lunedì 2 gennaio 2012

Parole dell'anno: pragmatic, squeezed middle, stresstest, attachiant(e)

Archiviato il 2011, si può tracciare un primo bilancio linguistico dalle "parole dell'anno" che alcuni Paesi hanno eletto nelle scorse settimane.

Negli Stati Uniti, il dizionario Merriam-Webster ha scelto pragmatic, pragmatico, aggettivo sinonimo di pratico e logico, perchè è stato il termine più cercato nella versione online del vocabolario. È quindi stata "la scelta più pragmatica", ha scherzato il curatore del dizionario, John Morse. L'interesse degli utenti web per l'aggettivo è nato probabilmente dall'ampio uso della parola nelle conversazioni sui lavori del Congresso per l'economia statunitense. Inoltre, spiega Morse, riflette un incoraggiamento molto attuale di un approccio pratico sulle frivolezze.

In Inghilterra, l’Oxford English Dictionary ha assegnato il titolo a squeezed middle, espressione resa celebre dal leader laburista Ed Miliband che si riferisce a quella porzione della società inglese "schiacciata" dall'inflazione, dal congelamento dei salari e dai tagli. Da notare che in concorso c'era anche l'italiano "bunga bunga".

In Germania, i linguisti della Gesellschaft für deutsche Sprache, la Società per la Lingua Tedesca, hanno invece preferito stresstest, parola nata come termine medico, che nel 2011 è stata molto utilizzata per le banche e ha acquistato notorietà alla luce della profonda crisi economica che ha accompagnato i mercati.

In Francia, infine, ha prevalso il neologismo attachiant(e), selezionato in occasione dell'annuale Festival XYZ. Il termine è una combinazione di “attachant” (affascinante) e il termine slang “chiant” (seccatura), a indicare qualcosa o qualcuno di cui, nonostante il fastidio che ci provoca, non riusciamo a fare a meno.