martedì 29 maggio 2012

Berlusconiano

Berlusconiano come sinonimo di prepotente, scorretto, incline a fregarsene delle regole (dunque censurabile). Il saggista, giornalista e critico letterario Filippo La Porta, esamina in un articolo uscito sul quotidiano Europa, l'evoluzione del termine partendo da un episodio avvenuto in un supermercato romano. Una evoluzione che attribuisce alla parola Berlusconiano il carattere di insulto. E', scrive La Porta, la metafora dei "mutamenti sotterranei e irreversibili del costume" che la lingua rivela. Si tratta di un "rito catartico di purificazione collettiva per cui ci si libera con una scrollata di spalle di un imbarazzante e recentissimo passato, di cui si è stati complici".

Ma non deve sorprendere, soprattutto perchè i primi a praticare questo "sport nazionale" sono i politici ex amici del Cavaliere, come rivela Jacopo Iacoboni su La Stampa. Che parla di Revirgination collettiva, prendendo in prestito dal marketing pubblicitario americano un termine usato per definire quella moda della chirurgia plastica che restituirebbe la verginità alle donne che l’hanno perduta. Molto più del voltagabbanismo, per Iacoboni il fenomeno "illumina le inclinazioni peggiori di un Paese, la ricerca di facili colpevoli, e un’inestirpabile tendenza all’autoassoluzione: l’autobiografia di una nazione. Quel che è peggio, forse, è che il Palazzo è davvero uno specchio (magari leggermente deformato) di ciò che accade nella società italiana".

Non a caso, ben prima della testimonianza raccontata da La Porta, a certificare la trasformazione nell'uso del termine Berlusconiano è addirittura la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, che nell'agosto del 2011, nel corso dell'assemblea regionale,  dà dei "berlusconiani" ai membri dell’opposizione.

lunedì 21 maggio 2012

Parmacotti

E' il titolo in prima pagina dei quotidiani Libero e Il Fatto Quotidiano. Il termine gioca con il nome di un celebre marchio alimentare per interpretare il risultato dei ballottaggi delle elezioni amministrative del 20 e 21 maggio 2012. Partendo dal caso di Parma, con la clamorosa vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, i Parmacotti sono i partiti tradizionali usciti battuti - scrivono sostanzialmente i due quotidiani - sia dal grillismo che dalla forte astensione.

Scrive nel suo editoriale, Maurizio Belpietro: "Ciò che è successo tra domenica e lunedì si decifra riconoscendo che tutti i partiti tradizionali sono Parmacotti, prosciutti buoni solo per essere appesi e affumicati a fuoco lento. E forse neanche tanto lento".

mercoledì 16 maggio 2012

Grexit

E' il termine usato da molti economisti riguardo la possibilità di uscita dall'Eurozona della Grecia. "Se Grexit non è più un tabù" è il titolo di un fondo di Adriana Cerretelli che apre oggi Il Sole 24 Ore.

"Era un tabù intoccabile - si legge nelle prime righe dell'articolo - Da qualche giorno invece non si sa se sia diventato un bluff, un ricatto o l'incubo dietro l'angolo che assilla i 17 della moneta unica".

Grexit è un neologismo composto dalle parole Greece e Exit, introdotto nel linguaggio economico il 6 febbraio 2012 dai Chief Analysists di Citigroup, Willem H. Buiter e Ebrahim Rahbari.

L'aggravarsi della crisi finanziaria e l'impossibilità di formare un nuovo governo dopo le recenti elezioni hanno riaperto con forza l'ipotesi di una Grecia fuori dall'euro e il termine Grexit comincia ad essere sempre più usato anche fuori dagli ambienti strettamente economico-finanziari.

Per saperne di più:
Il Sole 24 Ore - Se Grexit non è più un tabù
The Economist - Groping towards Grexit
GoGreece - Glossario: Grexit

giovedì 10 maggio 2012

Spending review

«Spending review» è tra le espressioni inglese introdotte nella lingua italiana quella che può essere più facilmente tradotta. "Eppure vi è una irrazionale legge linguistica che rende pressoché irresistibile il fenomeno" per cui "ogni importante novità nella storia delle società umane si diffonde attraverso il mondo nella lingua del Paese che ne è responsabile".

Risponde così Sergio Romano, nella sua rubrica delle lettere sul Corriere della Sera, a Luigi Lunari che propone di tradurre l'espressione "spending review", tra le più usate in queste ultime settimane, in "revisione della spesa".

Romano spiega come in passato il fenomeno aveva interessato anche la nostra lingua. "Fra il Quattrocento e il Cinquecento, l'arte italiana godette di una grande reputazione europea, (che) il lessico dei suoi pittori, scultori e architetti fu immediatamente adottato da tutti gli ambienti artistici del continente. Lo stesso accadde perla musica. Non è difficile tradurre «allegro ma non troppo» o «moderato cantabile» in una qualsiasi lingua europea. Ma il fascino della musica italiana ebbe l'effetto di rendere seducenti anche le parole usate dai compositori, dagli orchestranti e dai fabbricanti di strumenti musicali". 

Successivamente, toccò al francese quando "la Francia divenne maestra di costumi civili e mondani" e la nostra lingua "corse persino il rischio di essere sommersa da un'ondata di francesismi".

"La finanza oggi - conclude Romano - parla angloamericano. I nuovi prodotti e le nuove formule vengono inventati nel mezzo dell'Atlantico, tra la City e Wall Street, e sono immediatamente battezzati con parole inglesi spesso derivate dal latino o dal greco. Noi dovremmo tradurle o, quanto meno, adattarle alla lingua italiana. Ma non è facile farlo perché l'intera Europa è ormai un continente bilingue dove le classi dirigenti parlano sempre più frequentemente due lingue: la propria e l'inglese. E' un bilinguismo zoppo che attribuisce un considerevole vantaggio a chi nasce con l'inglese in bocca. Ma questa è la realtà e i fatti, come è noto, hanno la testa dura".

- Approfondimento su "spending review" sul sito della Treccani

martedì 8 maggio 2012

Wantologo

Dal verbo inglese want, volere. Il wantologo è lo specialista che ci aiuta a trovare quello che davvero cerchiamo: a partire da noi stessi, spiega Angelo Aquaro su Repubblica.

Il wantologo è un "professionista che ci aiuta a capire che dietro la voglia, per esempio, di cambiare casa, non si nasconde spesso una vera necessità, e che faremmo meglio a mettere da parte tutti quei soldini perché, in realtà, quello che cerchiamo magari è soltanto un posto dove trovare pace con noi stessi, e quello che "davvero vogliamo" ha poco a che vedere con quello che crediamo di volere. E la stessa cosa ci può succedere nel lavoro: vogliamo davvero cambiare impiego o stiamo scontando la delusione."

E', l'ultima frontiera della psicologia, molto diffusa negli Stati Uniti, "esempio più lampante di quel fenomeno che Arlie Russell Hochschild, premiatissima sociologa di Berkeley, ha definito la vita in outsorcing. L' outsorcing, come si sa, è la tendenza sviluppata nelle economie globalizzate a dare per così dire in appalto all'esterno alcune funzioni tipiche dei processi industriali".

«Ci sono necessità che non riescono più a trovare risposte in un'altra forma» spiega la sociologa. «Pochi di noi hanno ormai una famiglia vicina su cui contare. Il tasso di mobilità è sempre più elevato. Non possiamo più rivolgerci alla vecchia cara comunità di un tempo. E così il mercato ha incarnato lo spirito del tempo: favorendo un fiorire di servizi di questo tipo».

Il wantologo è solo uno dei casi, ma ci sono anche i life coaches, cioè gli assistenti personali - almeno 30mila negli Usa - i pianificatori matrimoniali, i preparatori di fidanzamento fino addirittura agli specialisti incaricati di prendersi cura della tomba del caro estinto.

Policchio

"Siamo ai titoli di coda di un film, qualcosa di simile a ciò che accadde nel ’92-’93. Solo che il terzo polo per ora ha mostrato di essere un ‘policchio’, un giorno di qua, un giorno di là". Roberto Menia, Futuro e Libertà, nel commentare i risultati delle elezioni amministrative del 6/7 maggio.

mercoledì 2 maggio 2012

Esodati

Gli esodati sono i lavoratori che hanno perso il proprio posto di lavoro a seguito di una ristrutturazione aziendale, di un accordo sindacale o di un accordo economico con il datore di lavoro, contando di poteraccedere in breve tempo al trattamento pensionistico, tempo invece che si è inaspettatamente allungato con la riforma del sistema pensionistico. 

Esodato è il participio passato di un verbo inesistente: esodare. E ovviamente richiama la parola "esodo". Se in tempi recenti abbiamo vissuto gli esodi di Ferragosto o pasquali, l'esodo più celebre è ovviamente raccontato nell'omonimo libro della Bibbia, l'uscita degli Ebrei dall'Egitto sotto la guida di Mosè. Ma l' esodo è anche il nome con cui si indica l'ultimo canto del coro nella tragedia greca. Nel linguaggio corrente, esodo esprime ormai il significato di "partenza da un luogo di un gran numero di persone".

Gli esodati sono i lavoratori in uscita senza alcuna guida e - soprattutto - senza più lavoro né assegno. 

Se l'uso del termine ha avuto una esplosione in questi ultimi mesi, la sua origine risale però al 1992. Lo testimonia un articolo di Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera che racconta del decreto firmato dall'allora Ministro del Lavoro Marini riguardante il "versamento al Fondo di previdenza autoferrotranvieri dell'importo del valore tecnico delle mensilità di pensione del personale esodato ai sensi dell'art. 3 della legge 12 luglio 1988, n. 270".

Esodato, un obbrobrio linguistico figlio del burocratese, fu allora il commento di Nascimbeni. 

Vent'anni dopo, il termine torna d'attualità e s'impone alle cronache giornalistiche, nel dibattito politico-sindacale, entra prepotentemente nella quotidianeità. Conservando però il senso di "disonore della nostra lingua" (Nascimbeni) come testimonia anche Roberto Benigni che, ospite di Fabio Fazio in una recente puntata di Che tempo che fa, ha detto: "... gli esodati, che oltre a non avere il lavoro gli hanno messo un nome orribile, che richiama la Bibbia, e infatti ci vuole un miracolo per metterli a posto…"