giovedì 28 giugno 2012

Italia-Germania 16 a 10, in campo linguistico vinciamo noi

Italia-Germania 16 a 10. A poche ore dal match calcistico che deciderà chi andrà a sfidare domenica la Spagna per il titolo di Campione d'Europa e nelle ore drammatiche di un altro incontro-scontro che vede protagonisti i leader politici dei due Paesi, Angela Merkel e Mario Monti, alle prese con difficili scelte per salvare l'Europa, un primo risultato arriva dal confronto linguistico. E ci vede vincitori con ampio margine.

In un articolo uscito lo scorso 26 giugno 2012 sul Corriere della Sera, Isabella Bossi Fedrigotti spiega come il tedesco, inteso come lingua, ha subìto - per lo più nei secoli scorsi - una invasione di termini italiani, in prevalenza dal campo musicale e culinario. Meno pesante la contaminazione di termini tedeschi nel vocabolario italiano. 

Complessivamente, gli esempi presentati dalla giornalista e scrittrice sono 16 dall'italiano al tedesco e 10 dal tedesco all'italiano. "Il match linguistico lo vinciamo noi", scrive Bossi Fedrigotti.

Ecco perchè. Nel campo musicale, la Germania (e l'Europa intera) è stata colonizzata da termini come allegro, vivace, andante con moto, piano, pianissimo, tutti entrati a far parte del lessico germanico (come, del resto, anche francese, inglese e spagnolo). 

L'emigrazione italiana in Germania ha visto schiere di camerieri, cuochi, pizzaioli trasferirsi a Berlino e dintorni che oltre a far conoscere ai tedeschi piatti e alimenti tipicamente italiani, ha esportato tante parole entrate a far parte dei vocabolari tedeschi. Se la pasta è termine universale e una bolonese sta per spaghetti al ragù, curioso è l'adattamento di termini come salami e ruccola. E poi, grissini, balsamico (l'aceto) e prosecco. Mentre per avere un'acqua minerale basta chiedere una pellegrino. A fine pasto, potete ordinare un gelati o un tiramisu anche se - precisa Bossi Fedrigotti - non si sa bene dove "dove porre l'accento".

Ma non c'è dubbio, "la parola italiana più utilizzata in assoluto in Germania, specialmente da parte di chi vuole sentirsi giovane e trendy, è senza dubbio il piccolo, facile e affascinante «ciao!»".
 
E dal tedesco cosa abbiamo importato? Poco, qualche eredità dall'ambito militare come kaputt e diktat, mentre dal campo culinario abbiamo saccheggiato il celeberrimo strudel e le graffe napoletane chiare figlie dei Krapfen.

Dove vince la Germania? si chiede in conclusione la giornalista. Nella precisione, nella capacità "di puntualizzare con minuzia le situazioni, che infilza come farfalle su uno spillo, laddove l'italiano tende volentieri a restare un po' più sul vago: a conferma che la lingua è primo e fondamentale specchio della personalità".

Leggi l'articolo integrale "«Ruccola» e «kapieren»: il match linguistico lo vinciamo noi" di Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera del 26 giugno 2012

venerdì 22 giugno 2012

Twiplomacy

La diplomazia al tempo di Twitter ha un neologismo che la rappresenta: la e-diplomacy o meglio la twiplomacy, fusione dei termini twitter e diplomacy. Il termine ha dato il nome ad una conferenza tenutasi lo scorso 14 giugno a Torino che ha dibattuto su come le nuove tecnologie, Twitter, Facebook, Youtube, sono state trasformate da diplomatici, ministri e i loro addetti alla comunicazione in un modo per intereagire con il pubblico, a casa e all'estero. 

"La Twiplomacy è una realtà. E i social media sono un'opportunità unica, per la diplomazia, di ricevere, creare e anche diffondere notizie ai cittadini", ha dichiarato il Ministro degli esteri, Giulio Terzi. 

Spiega Alec Ross, consigliere per l'Innovazione di Hillary Clinton: «Oggi non si possono più chiudere le porte ai cittadini, come si faceva in passato, internet ha portato una richiesta di trasparenza con cui bisogna fare i conti, la diplomazia non può più essere uomini in gessato grigio che parlano con altri uomini in gessato grigio intorno a un tavolino di mogano e lontani da occhi indiscreti, oppure un esercizio di ricevimenti nei saloni d’ambasciata».

lunedì 11 giugno 2012

Spanic, Grexit e le portmanteau words

I 100 miliardi di euro di aiuto alla Spagna decisi nel fine settimana dall'Unione Europea allontanano il rischio del diffondersi dello Spanic, il neologismo della crisi più temuto in queste ultime settimane, il panico in Spagna dovuto alle banche in bancarotta.

Siamo nelle mani delle portmanteau words, le parole macedonia, parole composte che mischiano termini, formano crasi, con effetti spesso agghiaccianti. Sembra già lontano il tempo del tormentone spread che ha imperversato lungo tutto il 2011 passando da parola-tecnica del linguaggio economico-finanziario a termine entrato nella quotidianeità e familiare anche ai non addetti ai lavori.

La Grecia rischia di uscire dall'euro? Ecco esplodere Grexit, neologismo composto dalle parole Greece e Exit. 

Non solo i Paesi, ma anche i leader politici finiscono vittime del fenomento delle portmanteau words. Se Merkozy (la cancelliera tedesca Merkel più Sarkozy) va in soffitta dopo l'esito delle ultime elezioni francesi, ecco però nascere nuove improbabili formule come Merkollande (Merkel più Hollande, il nuovo presidente francese) e Merkhollti, coniato da Timothy Garton Ash, professore di Oxford, che così brevetta la triade Merkel, Hollande e Monti nelle cui mani starebbe il destino dell'Europa. 

Non sarà che le parole macedonia finiscono con l'essere un modo per esorcizzare la crisi?

(pubblicato su Il blog ... Salvalingua di Radio Radio)