domenica 15 luglio 2012

Finizzarsi

Neologismo introdotto sul Corriere della Sera dal notista politico Massimo Franco. Che attribuisce al segretario del Pdl, Angelino Alfano, l'uso del termine o - quantomeno - un suo pensiero in merito.

Scrive Franco: "Un vescovo ha domandato ad Angelino Alfano addirittura perché non avesse mandato al diavolo Silvio Berlusconi alla notizia della ricandidatura a palazzo Chigi. Ma il segretario del Pdl aveva due ragioni: una politica e una personale. Quella politica è che non voleva «finizzarsi». Traduzione: essere percepito dai suoi come un altro Gianfranco Fini, il presidente della Camera ed ex alleato del Cavaliere diventato, agli occhi del Pdl, il «traditore»."

Finizzarsi inteso quindi come comportarsi come un traditore, politicamente parlando. D'altro canto la vicenda di Fini e della sua uscita dal Pdl ha, fin dal principio, assunto un carattere di tradimento nei confronti di Silvio Berlusconi, così è stato etichettato da gran parte degli esponenti del Pdl e rispedito al mittente dallo stesso Gianfranco Fini. Già dalla ormai famosa Direziona nazionale del 21 aprile 2010, quando dal palco Fini si rivolge direttamente all'allora presidente del Consiglio dicendogli: "La mia è una dimostrazione di lealtà. Berlusconi, la penso diversamente da te e te lo dico in faccia. Il tradimento alligna in chi è aduso all'applauso e poi quando i leader girano le spalle ti parlano dietro".

Ma dopo l'espulsione - di fatto - del 29 luglio 2010 (documento di sfiducia votato dalla maggioranza dei componenti dell'ufficio di presidenza del Pdl che sancisce la rottura tra Fini e Berlusconi), il termine traditore accostato a Fini ha sancito la dialettica politica nel centro-destra e ha contraddistinto titoli e commenti su tutti i giornali. Da "Il traditore riluttante" sul Foglio (16 agosto 2010) fino al più recente "Fini, fine di un traditore" del Giornale (9 maggio 2012), per fare due esempi tra i tanti usciti lungo questo arco temporale.

venerdì 6 luglio 2012

Mecciare fa discutere più di spending review

Gli anglicismi imperversano. Secondo una analisi della società Vidierre, richiamato nella rubrica "Videocrazia" pubblicata dal Venerdì di Repubblica, sui tg Rai, Mediaset, La7 e Sky il termine inglese che trionfa nel 2012 è eurobond con 567 citazioni, davanti a spending review con 491 citazioni e rating (le agenzie) con 484.

Ma il termine da "inglese maccheronico" che si registra come il più discusso in rete è il verbo mecciare coniato dall'ex calciatore Beppe Dossena e vero tormentone durante le telecronache delle partite dei recenti Europei. "Dobbiamo mecciare le situazioni", sentenzia Dossena. 

Mecciare deriva dal verbo inglese to match ed è un termine molto usato dai programmatori e dai sistemisti. Loro scriverebbero "matchare" e corrisponde all'espressione italiana "far combaciare i dati".

Il ricorso durante le telecronache calcistiche lo fa scadere nella versione più nazional-popolare mecciare: "occorre mecciare i reparti", è il commento tecnico di Dossena che lascia un po' spiazzati i tifosi della Nazionale. Perché, come ironicamente si legge in un forum, il problema è se "Dossena dicendo mecciare pensa al significato "abbinare" o nella sua mente la parola assume altri significati oscuri?"

mercoledì 4 luglio 2012

Spending review

Spending review è uno dei grandi temi del momento al centro del dibattito politico e sebbene titoli di telegiornali e quotidiani in questi ultimi tempi evochino ripetutamente l'espressione inglese, la comprensione precisa del fenomeno non è sempre così immediata.

Con spending review si intende quel programma di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali volto a fornire una metodologia per migliorare sia il processo di decisione delle priorità e di allocazione delle risorse, sia la performance delle amministrazioni pubbliche in termini di qualità ed efficienza dei servizi offerti.

Spending review si affaccia nelle cronache politiche e giornalistiche italiane già con la legge finanziaria per il 2007, introdotto dall'allora Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, secondo governo Prodi. Un programma avviato in via sperimentale sulla base di analoghe esperienze internazionali e successivamente trasformato in programma "permanente" con la legge finanziaria per il 2008.

Con il governo Monti, la spending review torna prepotentemente d'attualità e diventa un elemento centrale nell'ottica del risparmio e del contenimento della spesa pubblica.

Perchè usare spending review quando "l'espressione è molto facile da tradurre in revisione della spesa che ha anche il vantaggio di esser più chiara", si chiede Valeria Della Valle, docente di Linguistica italiana all'Università di Roma La Sapienza, e ospite del Salvalingua il 4 luglio a Radio Radio.

"Altro discorso sono quelle parole, come spread, che hanno ormai un ambito internazionale e difficilmente possono essere sostituite da un corrispondente italiano proprio perchè la stessa parola è usata in tutti i Paesi del mondo".

Ascolta l'intervista a Valeria Della Valle - Salvalingua del 4 luglio 2012