martedì 16 ottobre 2012

Ladri "deponenti" nel Laziogate. La neolingua giustizialista

"Manette facili" e eccessivo giustizialismo oppure l'inevitabile riflesso di un clima sociale che riversa anche nel linguaggio rabbia e sfiducia? Da Tangentopoli in poi, ogni scandalo politico o storia di malaffare ha prodotto innumerevoli neologismi che i linguisti normalmente chiamano "occasionalismi", cioè parole-tormentone che dopo un breve periodo si sgonfiano.

Affittopoli, parentopoli, sanitopoli, criccopoli, tanto per citarne alcune. Le ultime vicende giudiziarie hanno portato alla luce Laziogate, una versione all'amatriciana del più celebre Watergate americano, e Sprecopoli, neologismo già in uso da alcuni anni e spesso riproposto per fotografare gli sprechi di denaro pubblico sul territorio.

Ma non ci sono solo i neologismi. C'è anche una reinterpretazione di parole ben riconoscibili. Ad esempio, Marcello Veneziani (La grammatica per classificare i ladri, Il Giornale, 29 settembre 2012) declina il termine ladri in tre diverse tipologie: attivi, passivi e deponenti. Attivo è colui "che deruba attivamente", passivo è invece chi "lascia rubare e trae beneficio indiretto dal furto", mentre il deponente è la persona che "non deruba ma depone leciti finanziamenti pubblici su conti propri". In pratica, la cosidetta appropriazione indebita. Veneziani configura quindi una tipologia ad hoc, il "deponente", per tutti (e sono già molti nella storia giudiziaria italiana) quei casi di uso privato di fondi destinati ai partiti che la vicenda Fiorito, l'ex capogruppo Pdl al Consiglio regionale del Lazio, ha portato alla luce all'ennesima potenza.

Una febbre forcaiola? Così la pensa invece Guido Vitiello ("Tutte le idiozie della neolingua giustizialista", Corriere della Sera/La Lettura, 7 ottobre 2012) che scrive come parole antiche abbiano ormai assunto significati nuovi. Ad esempio, l'inquisito che un tempo "era quasi una bella parola", già da Mani Pulite si "confonde tra indagato, imputato, condannato" che per "gli infebbrati sono sfumature di un solo colore". Analogamente, il prescritto, "che a rigore dovrebbe riguardare un reato, o tutt'al più, un antibiotico" è invece "il marchio d'infamia di chi della prescrizione si avvantaggia; e tanto valeva dire proscritto".

giovedì 4 ottobre 2012

Inglese e acronimi negli ospedali

Sarà l'effetto "E.R. - Medici in prima linea", la serie-tv che ha lanciato George Clooney, sarà che i libri e i convegni specialistici ormai sono tutti in inglese, sta di fatto che per entrare in un ospedale oggi è necessario un traduttore simultaneo per districarsi tra day service, triage, rooming e altre formule linguistiche di stampo anglosassone.

Alcune sono diventate ormai d'uso comune. Il Pronto soccorso d'un tempo è ormai per tutti Emergency, come se l'adozione della formula inglese porti in dote anche un servizio sempre all'altezza. Ma poi ci sono i familiari check-up, pace maker, by-pass, pap-test, screening ...

Per non parlare degli acronimi: Uoc, Uos, Utic, Uompia ... veri rompicapo senza speranza per i poveri cittadini.

E' vero, il linguaggio medico è talmente tecnico e specialistico da essere normalmente accostato dagli studiosi a quello giuridico. Non a caso, i più noti dizionari moderni del settore accolgono fino a 150.000 lemmi, con oltre 10.000 acronimi e abbreviazioni.

Ma finalmente un moto di ribellione si è levato, soprattutto grazie alla protesta dei pazienti più anziani. E in Toscana, il grido d'allarme è stato ascoltato. La Regione ha deciso: cambiamo la toponomastica e semplifichiamo, togliamo i termini incomprensibili.

Facile? Non troppo, in realtà. In alcuni casi, l'espressione inglese può anche avere un naturale corrispettivo italiano. Ad esempio, unit stroke è l'unità urgenza ictus. Ma in molte circostanze, le cose si fanno più complicate. Come nel caso di day surgery che letteralmente sarebbe "chirurgia di un giorno" e altro non è se non la possibilità di effettuare interventi o anche diagnosi e terapie particolari ricoverandosi dalla mattina alla sera. Ma l'espressione italiana "chirurgia giornaliera" convince poco.

Margherita De Bac, che sul Corriere della Sera del 1 ottobre scorso ha scritto "Via l’inglese e le sigle difficili. La semplificazione degli ospedali", intervistata al Salvalingua ci spiega: "Bisognererebbe trovare una giusta via di mezzo, cercando di utilizzare termini più semplici, sia che si tratti dell'inglese sia nel caso delle sigle. Non cedendo completamente all'inglese, anche perchè utilizzando sempre questa lingua anche il medico ha difficoltà a tornare ad usare l'italiano".

Ascoltare l'intervista a Margherita De Bac

martedì 2 ottobre 2012

Immoderato


Destra, sinistra, centro, moderati ... nel panorama politico italiano entra una nuova definizione: immoderato. E' la provocatoria collocazione che Oscar Giannino, giornalista economico e animatore del progetto "Fermare il declino", propone per sé e per la sua proposta politica.

Nell'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera, ecco cosa risponde alla domanda "State preparando una  lista di moderati, che si collochi al centro dello schieramento politico". 

«La parola "moderati" non ha più significato. Anzi, noi proponiamo un programma "immoderato": abbattere il debito con gli attivi patrimoniali pubblici, diminuire spesa e imposte su lavoro e impresa rispettivamente di 6 e 5 punti di Pil in 5 anni, riorientare il welfare verso giovani e donne, sciogliere e normare i conflitti d'interesse, macroregioni a Nord e Sud, criteri meritocratici nella pubblica amministrazione, liberalizzazioni e promozione della concorrenza».