giovedì 30 maggio 2013

Democristianeria

Lo spiegava bene già il 2 maggio scorso il giornale digitale Linkiesta: "È stato unanimemente sottolineato l'alto tasso di 'democristianeria' nella composizione dell'esecutivo di larghe intese guidato e formato da Enrico Letta". Quasi un mese dopo, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ci torna sopra a mò di denuncia: "C'e' un eccesso di democristianeria nel governo, e non di quella buona", ha detto durante la trasmissione 'Otto e mezzo', su La7, il 29 maggio. Precisando: "Una parte di liturgia democristiana nel governo mi pare un tantinello eccessiva".

La democristianeria non è un neologismo, semmai è un ritorno in auge di un termine e di una filosofia nel far politica che il berlusconismo e il bipolarismo sembrava avesse seppellito. In tutti questi anni, i nemici della 'balena bianca' avranno più volte rimasticato soddisfatti il famoso titolo di Luigi Pintor «Non moriremo democristiani», sferzato sulle colonne del manifesto il 28 giugno di 30 anni fa esatti, all'indomani del tonfo elettorale della Dc di De Mita. Convinti che quell'era politica, se non tramontata nel 1983 come si augurava l'allora direttore del quotidiano comunista, si fosse liquefatta nei rivoli dei partitini di centro durante la Seconda Repubblica. 

Un'avvisaglia l'aveva però lanciata Nichi Vendola, lo scorso 7 gennaio, quando aveva definito una "democristianeria senza la dc, democristianeria da Grande Oriente d'Italia" l'invito di Mario Monti a Bersani di tagliare le ali, tra cui Sel, in vista delle elezioni. Un segnale? Chissà. Ma il tempo e la storia sono spesso architetti di misteriosi accadimenti: e quando il 6 maggio scompare Giulio Andreotti sembra ironia della sorte che il lutto si compia nei giorni del ritorno della democristianeria e di quella 'filosofia consociativa' (Dagospia) di cui proprio Andreotti ne è stato fiero paladino.

La democristianeria è - spiega Treccani - quella "maniera di gestire l'attività politica propria dei democristiani", termine già attestato sul quotidiano la Repubblica nel 1986 (25 marzo 1986, Paolo Guzzanti). E più volte richiamato da politici e commentatori. Ricorda Jacopo Jacoboni (La Stampa, 31 gennaio 2008) una delle "metafisiche locuzioni della democristianeria" invocata da Mario Baccini durante una riunione di partito: "«scusate, devo sprigionare un pensiero»".

Oggi, la democristianeria è ben diversa, non ci troviamo più di fronte la classe politica sopravvissuta "al ventennio seguito alla scomparsa della Dc - scrive Linkiesta - quanto piuttosto un plotone di quarantenni giunti alla prima fila della vicenda politica e in gran parte segnato dall'impronta di una comune formazione". Sono i Letta, Franceschini, Del Rio da un lato e gli Alfano e Lupi dall'altro, ma anche i Mauro e D'Alia nell'area centrista, tanto per citarne alcuni.

E allora forse ha ragione Pippo Civati che commentando il 30 maggio il voto sulla mozione Giachetti per il ritorno al 'mattarellum' sottolinea: "Qui c'é anche un po' di cretineria, non solo troppa democristianeria".

sabato 18 maggio 2013

Discensore sociale

Se diversi anni fa, in pieno sviluppo e espansione economica, si era andata affermando l'espressione ascensore sociale per rappresentare la possibilità, anche per cittadini di umili origini, di scalare i gradini della società, ormai da qualche tempo siamo costretti a convivere con l'opposto fenomeno definito discensore sociale, impostosi lessicalmente in Francia e ormai pienamente adottato anche in Italia.

Alain Mergier, il sociologo che coniò l'espressione ricorda in un articolo uscito su Le Monde come "nel 2006 per la classe operaia, la mobilità sociale aveva cominciato a scendere". Ma ormai il discensore sociale sembra già un pallido ricordo, perchè come spiega Mergier, all'epoca la situazione era complessa ma almeno "c'era un ascensore e, quindi, un edificio. Oggi, dopo cinque anni di crisi, la paura non è tanto il veder scendere l'ascensore quanto assistere al crollo dell'edificio".

Paolo Di Stefano, noto scrittore che sul Corriere della Sera tiene il forum 'Leggere e scrivere', oggi scrive sull'edizione cartacea del quotidiano come quell'espressione così profetica sette anni fa "ora acquista un significato meno astratto se è vero che si aggancia a numeri che dimostrano inequivocabilmente come le categorie modeste e le classi medie cosiddette «inferiori» siano cresciute negli ultimi quattro anni, in Francia, dal 57 al 67 per cento. E' il risultato di una inchiesta condotta dalla Fondazione Jean-Jaurès",

La crisi genera povertà e paradossalmente fantasia lessicale. E' il caso di discensore sociale. Ma non solo. "E' probabile - conclude Di Stefano - che quando (se) verremo fuori (si presume malconci) dalla immane depressione di questi anni saremo più ricchi nel vocabolario. Nessuno, tanto meno il comune cittadino, potrà mai più dimenticare lo «spread», il «rating», la «deflazione», i «bond», il «debito sovrano». Il «rigore» non evocherà più banalmente la sfera educativa, quella calcistica o quella meteorologica. E ogni volta che prenderemo il lift di casa ricorderemo, per associazione (e senza rimpianti), il crudele «discensore sociale». Saremo semanticamente iperdotati. Magrissima consolazione".

Approfondimento:Le Monde - Le "descenseur social" des classes moyennes

sabato 11 maggio 2013

Deboltrinizzato

La Lega introduce un neologismo nel suo vocabolario non molto ricco. Si tratta di un aggettivo: «deboldrinizzato», con chiaro riferimento alla Presidente della Camera Laura Boldrini. 

Il termine sta a significare più o meno una persona che rifugge orgogliosamente dalle logiche umanitarie nei confronti di sfollati, emigrati, disgraziati. Lo si deduce da una lettera apparsa su «La Padania» nella rubrica della posta dedicata ai militanti. 

Tal Filippo protesta contro «la sinistra che ci impone il multiculturalismo nelle città che amministra». Gli rispondono Marco e Camilla, titolari delle pagine: «La sinistra ha voglia di affogare, noi lasciamoli fare e intanto provvediamo a costruirci un'arca per il diluvio prossimo venturo. Una macroarca deboldrinizzata».

(fonte: Alessandra Longo, la Repubblica)

sabato 4 maggio 2013

Sei proprio un bel troll!

Il mutevole linguaggio politico può registrare un nuovo ingresso, una incursione proveniente direttamente dal mondo digitale. Non rappresenta certo una novità assoluta, ma lo "sdoganamento" operato da un recente post di Beppe Grillo lo ha fatto salire agli onori delle cronache.

Era il 24 marzo quando il leader del Movimento 5 Stelle sottolineava sul suo blog che "da mesi orde di trolls, di fake, di multinik scrivono dai due ai tremila commenti al giorno. Qualcuno evidentemente li paga per spammare".

Il troll che minaccia il "pensiero unico" grillino e condiziona anche i neo-parlamentari del Movimento non è più quindi solo il provocatore digitale, il molestatore del web. Assume nuove sembianze e finisce con lo scendere in campo nell'agone politico.

Strano destino il suo. Nel bestiario mitologico del Nord Europa, ha scritto Violetta Bellocchio sul Corriere della Sera (25 marzo 2013), il troll è una creatura violenta e aggressiva, con un aspetto mostruoso (statura gigantesca, nasi lunghi, bocche enormi) e un difetto fatale, la scarsa intelligenza.

Ma il pubblico italiano ha cominciato realmente a conoscere i trolls grazie a due saghe molto popolari, nella letteratura e poi nel cinema: quella del Signore degli Anelli di Tolkien e quella di Harry Potter di Rowling.

Ma se ci si sposta dalla leggende scandinave all'etimologia, si scopre che il trolling è una tecnica di pesca usata addirittura dagli elicotteristi americani in Vietnam per stanare il nemico. Internet ha resuscitato il termine adottandolo per etichettare i provocatori che imperversano nei siti social molestando con frasi irritanti o non sense gli utenti. Ma non finisce qui. Dal web alla politica il passo è breve in tempi in cui la 'rete' diventa la nuova platea democratica. Ed ecco che allora il troll diventa il sabotatore, assumendo le sembianze di una nuova inedita figura nel linguaggio politico, cioè di colui che è in grado di condizionare il dibattito dall'interno, dare fastidio, attaccare senza essere identificato. Personaggio oscuro e inviso che visti i tempi avrebbe potuto ottenere una denominazione ben più ardita: 'sei proprio un bel troll', in fondo, può quasi apparir un complimento!

Pubblicato anche su: Radio Radio/Blog

mercoledì 1 maggio 2013

Inciucio, il vero significato della parola

L'inciucio è "nel sangue di una certa politica" e certo non solo di questi ultimi giorni. Corrado Stajano, sul Corriere della Sera, spiega cosa significhi veramente la parola inciucio così usata nelle ultime settimane.

"Lo spiega Ermanno Rea, - scrive - lo scrittore di Mistero napoletano che possiede i quattro quarti di nobiltà partenopea per farlo. Di origine onomatopeica, la parola nasce dal verbo inciuciare, parlar sommessamente, spettegolare e di qui il sostantivo pasticcio, intrigo, accordo improprio, pastrocchio tra diversi. Una pratica da comari napoletane sedute fuori dai bassi nel vicolo. Di là dalle Alpi si prediligono termini più solenni, Grosse Koalition, Union sacrée. Qui da noi, in modo più casalingo, larghe intese, espressione del consociativismo pudico. C'è stato anche chi si è cimentato nei raffronti storico-politici tra il ministero neonato, iI CLN e il compromesso storico degli anni Settanta. Ma il. Comitato di liberazione nazionale — dai liberali ai comunisti — era un governo alla macchia, consonante nella lotta contro il nazifascismo. Il compromesso storico fu un'invenzione strategica di Berlinguer dopo il colpo di Stato in Cile del 1973 dei generali di Pinochet contro il debole governo di sinistra di Allende. Doveva essere l'incontro tra due grandi forze popolari, il Pci e la Dc. Si sa come andò a finire."

Ora, il nuovo governo "nato centellinando il vecchio e consolidato manuale Cencelli". Ma l'inciucio "è nel sangue di una certa politica, non solo di oggi, dai comunisti-miglioristi ai dorotei della Dc che sarà felice, nell'aldilà, nel vedere i suoi eredi accomunati in numero elevato in entrambi gli schieramenti. Non è facile mettere insieme gruppi con principi opposti nella politica e nella società".