domenica 21 luglio 2013

Dalla verifica al tagliando, i luoghi comuni della politica

Scrive Mattia Feltri sulla Stampa che la verifica chiesta venerdì scorso dal segretario del Pd, Guglielmo Epifani, è la numero 2.767 degli ultimi 32 anni, secondo gli archivi Ansa. Il dato potrebbe difettare di qualche unità, ma in sostanza testimonia come il termine verifica e, quindi, l'atto politico è una costante della nostra democrazia.

Solo che in questi ultimi tempi la "leggendaria verifica di governo" si è tramutata in tagliando, "secondo la lenta evoluzione linguistica della politica (...) Visto che ha sempre portato male, si prova con nuove, povere locuzioni".

"Il pigro lessico di palazzo è un argomento ricorrente sulle pagine dei giornali" e Feltri prova a farne un condensato prendendo spunto dalla seduta parlamentare di venerdì al Senato. Emerge un ritratto dei luoghi comuni della politica italiana. Ad esempio, "il verbo più usato (sei o sette volte) è stato «stigmatizzare». «Non possiamo che stigmatizzare» (Gianluca Susta, Scelta civica) o meglio «stigmatizzare fortemente» (Enrico Cappelletti, M5S). Ma anche «stigmatizzare ancora una volta» (di nuovo Susta). E il vulnus? Poteva mancare il vulnus? «Verificatosi un vulnus» è il capolavoro di De Cristofaro, che poi ha anche «alzato il sipario». Ma si è anche «determinato un vulnus» secondo la collega di partito Loredana De Petris".

Siamo seppelliti, scrive Feltri, da ovvietà eterne. "«Assicurare continuità all'azione di governo» (Zanda), «nuovo slancio all'azione di governo» (Bernini), «fiducia che ribadiamo in maniera convinta e responsabile» (Renato Schifani). Anche il premier, Enrico Letta, era preso dal «senso di ineluttabilità», da un «doveroso sovrappiù d'ascolto», dal «manifestato auspicio». E per concludere in pirotecnia, a voi il «tempo concessomi» di Casson, il «rivelatosi» di Schifani, «l'impegno solennemente richiestoci» di Russo".

Tirando le somme, Feltri spiega: "si compilano i glossari, gli agili vocabolari, le istruzioni per l'uso: roba umoristica già trita. Ma stavolta pare di cogliere un aspetto ulteriore. Il latinorum della Prima repubblica non è più fra di noi: quell'indecifrabile alfabeto farfallino delle tribune elettorali, strumento per parlare ore e non dire nulla, ma mandare messaggi precisi, è morto stecchito. La Seconda repubblica non l'ha preso e ammodernato, anche a scopi di raggiro dell'elettore. E' rimasto soltanto il piccolo frasario polveroso del luogo comune, della tattica miserella".

domenica 7 luglio 2013

Siamo un Paese di 'bollini'

Esodo, giornate topiche, ma soprattutto bollino nero. Il 2013 potrebbe segnare un punto di svolta nelle parole che caratterizzano i bollettini del traffico estivo. Viabilità Italia, il Centro di coordinamento del Viminale che si occupa della gestione delle situazioni di crisi legate alla circolazione stradale, ha reso noto che per la prima volta da quando viene predisposto il piano della viabilità su strade e autostrade italiane, non verrà usata durante l'estate 2013 l'espressione "bollino nero". 

Il "bollino nero" contraddistingue le giornate particolarmente critiche per i flussi di traffico verso le località di vacanza e che rimandano a immagini di interminabili code su strade e autostrade. Gli esperti spiegano che sono finite le vacanze lunghe, a favore di quelle mordi e fuggi, scaglionate nei diversi fine settimana. Senza contare la crisi economica che incide sempre più nelle scelte delle famiglie italiane.

Nessun "bollino nero" semmai "rosso", spiegano i tecnici. E per di più "asteriscato": bollino rosso cosidetto asteriscato indica un traffico molto intenso con punte di criticità che possono essere per orari o per aree di viabilità.

Siamo un Paese di bollini, non c'è che dire. Ne abbiamo per tutti i gusti, colori e attività.

Ad esempio, citare il bollino rosso non basta se si vuol parlar di traffico, perché il bollino rosso indica anche il quarto e massimo livello di rischio caldo per la popolazione. Non solo. In televisione, etichetta un film con contenuti non adatti ai bambini. A differenza del bollino giallo (film può essere visto dai bambini ma con presenza di un adulto) e del bollino verde (programma adatto anche ai bambini). Ma il verde caratterizza anche il bollino apposto dalle ditte autorizzate sulle nostre caldaie. Nel caleidoscopio dei bollini, non manca il blu: il bollino blu è la certificazione sui gas di scarico della nostra automobile.

venerdì 5 luglio 2013

Egitto, golpe o non golpe

Una parola normalmente descriverebbe quanto accaduto in queste ore in Egitto: golpe. Ma è una parola in declino nelle democrazie e giornali occidentali. Scopriamo perché.

Due anni fa, una espressione aveva accompagnato l'uscita di scena di Mubarak: 'primavera araba'. Espressione che evocava trasformazione e ispirava speranza per un nuovo corso in Egitto, ma anche in tanti altri Paesi attraversati dal vento del cambiamento come Libia, Algeria, Tunisia, Siria, Giordania. Sappiamo che non è andata come, almeno in Occidente, ci si augurava. E come si attendevano anche molti egiziani, tornati nelle piazze questa volta non per chiedere la cacciata di un presidente-padrone ma del primo presidente democraticamente eletto dell'Egitto, Mohamed Morsi. La sua cacciata, ha fatto sorgere molteplici dubbi che Magdi Cristiano Allam (Il Giornale, 5 luglio) ha così riassunto: "E' definibile 'colpo di stato' l'intervento dei militari dopo che 14 milioni di egiziani da settimane si riversavano nelle piazze di tutto il Paese e dopo la raccolta di 22 milioni di firme che rivendicavano le dimissioni del presidente Morsi condannandolo come espressione del regime dei Fratelli Musulmani e non tutore dell'interesse nazionale dell'Egitto?"

Colpo di stato, golpe ... parole che ricorrono ogni qual volta la storia ha posto i militari al centro di rovesciamenti di potere. "Da Bokassa a Noriega, si fa presto a dire golpe", titola Il Fatto Quotidiano (5 luglio) l'articolo di Maurizio Chierici che ricorda, ad esempio, il famoso caso di Allende in Cile. Qui però è diverso. E non è un caso se la parola golpe non trova sponde in nessuna democrazia occidentale, neppure in quelle più preoccupate dell'ambiguo ruolo dei militari. Con la sola eccezione della Turchia, anch'essa alle prese da settimane con la protesta di migliaia di giovani, dove il capo del governo Erdogan ha dichiarato sdegnato: "Un inaccettabile golpe militare".

Sui giornali italiani, opinionisti ed esperti si sono divisi. Bernardo Valli (Repubblica, 4 luglio) ha spiegato: "Un golpe? Ci assomiglia. Ma un golpe bianco perché se è stata impiegata la forza militare, l'obiettivo non sembra la presa del potere". Bianco? Più sul 'grigio' per Antonio Ferrari (Corriere della Sera, 4 luglio): "grigio, dolce, ma pur sempre golpe, con il presidente agli arresti domiciliari, con i carri armati per le strade, e con i soldati che circondano i centri nevralgici del Paese, per proteggerli dal rischio di una guerra civile".

Ma c'è un fatto sostanziale, che differenzia gli eventi in Egitto da altre vicende simili. Ancora Ferrari: "Questo non è un golpe tradizionale, non è un golpe contro il popolo. Potrà sembrare un ossimoro, ma quello che stiamo seguendo è un golpe popolare, auspicato dalla maggioranza del più grande Paese arabo, che sperava con la «primavera delle piramidi» di aver ritrovato la strada della libertà".

Golpe popolare, anzi atipico. Leggete Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri della Camera (Adnkronos, 4 luglio): "Siamo davanti ad un colpo di stato, ma ad un colpo di stato atipico, visto il sostegno popolare all'esercito dato da grandi manifestazioni popolari".

Insomma, le definizioni si sprecano. "Un golpe democratico" (Matteo Colombo, panorama.it, 4 luglio). Un "colpo di Stato. Ma per metà" (Il Messaggero, 4 luglio). Un'anomalia. Che coglie Filippo Facci (Libro, 5 luglio) che parla di uno "strano tripudio della nostra stampa che esalta il colpo di Stato contro un presidente regolarmente eletto".

Proviamo a tirare una conclusione con Carlo Panella (Libero, 4 luglio): "È indubbiamente in corso un 'golpe' militare, nella forma e nella sostanza, che ha però il pieno e totale sostegno dei 14 milioni di egiziani che domenica hanno manifestato contro Morsi. Un 'golpe' richiesto dunque a gran voce da larga parte del popolo egiziano, peraltro contro un presidente democraticamente eletto, un inedito nella storia".

Insomma, l'Egitto è laboratorio di nuove forme radicali di cambiamento politico che una parola antica non è più sufficiente a descrivere. Golpe sì, ma non troppo ...


Articolo pubblicato anche su RadioRadio.it