giovedì 26 settembre 2013

Onorevole, un termine (quasi) disonorevole

Nell'era della casta e dell'ascesa del grillismo, vi sono parole rapidamente passate dalle stelle alle stalle. E' il caso di onorevole che da sempre non è solo il titolo per eccellenza della politica, ma anche espressione più chiara del 'lei non sa chi sono io'.

Oggi, onorevole è diventata quasi una parola-tabù a tal punto che gli eletti dei 5 Stelle in Parlamento hanno voluto optare per il termine 'cittadino’ o ‘cittadina’. In controtendenza, la vicenda che ha coinvolto Marilina Intrieri, Garante per l'infanzia della Regione Calabria. Intrieri ha recentemente rispedito alla Prefettura di Crotone il documento che la autorizzava a visitare il Centro accoglienza e richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto perché si limitava a definirla 'dottoressa' e non 'onorevole'.

Mimmo Talarico, consigliere regionale della Calabria e autore del libro 'Onorevole sarà lei' (Sabbiarossa editore) ha dichiarato al Salvalingua: "La parola onorevole ha assunto un significato diverso da quello originario e la responsabilità di questa trasformazione è in capo a chi ha portato il titolo in maniera disonorevole. C'è un abuso del termine onorevole, un uso improprio, che - almeno per quanto riguarda le regioni meridionali - è un retaggio spagnolesco. E' un modo di ostentare potere, meriti, dignità o altro a cui spesso non corrisponde un comportamento all'altezza".