domenica 13 ottobre 2013

Alfetta

"Non moriremo democristiani", sentenziò 30 anni fa Luigi Pintor sul 'manifesto'. Eppure l'affermarsi dell'esecutivo Alfetta oltre ad aver evitato una quasi certa crisi di governo, ha aperto nuovi imprevedibili scenari politici.

Tutto nasce il 2 ottobre: Berlusconi - dopo una giornata di trattative, incontri, decisioni smentite pochi minuti dopo - interviene alla Camera prima del voto sulla fiducia al governo Letta e, quasi a sorpresa, annuncia il sostegno suo e del gruppo parlamentare del Pdl. Enrico Letta volge uno sguardo compiaciuto ad Alfano, al suo fianco, che osserva, concentrato, l'aula. E' lì che l'embrione del governo Alfetta comincia ad assumere forma e sostanza.

Il giorno dopo, retroscenisti ed editorialisti dei quotidiani ne raccontano 'morte e miracoli' ma cercano anche di battezzarlo linguisticamente. Claudio Cerasa sul Foglio scrive che "il tema della durata dell'esecutivo è destinato a trasformarsi nel grande esplosivo piazzato sotto il governo Aletta (Alfano + Letta")". Ma è Marco Travaglio a trovare la soluzione vincente. Titola il suo commento in prima pagina su Il Fatto Quotidiano "Alfetta". E spiega: "Il trapasso dal governo Lettusconi al governo Alfetta viene salutato dalla stampa italiana con unanime giubilo".

Alfetta si rivela non solo la perfetta sintesi dei numi tutelari del 'governo di larghe intese' sopravvissuto persino alle forche caudine del giudizio di Berlusconi, ma apre nuovi e impensabili scenari politici. Lo fa capire Rosi Bindi che dichiara: "So bene che c'è chi sogna un ritorno al proporzionale per trasformare questo governo in una sorta di nuova operazione politica centrista e moderata" ma "non vedo all'orizzonte 'l'Alfetta', come già la chiama qualcuno. Ma so che la nostalgia di tornare indietro c'è sempre".

Alfetta, operazione 'nostalgia'? E se la 'balena bianca' appare certo ormai estinta, quella sempre evocata e mai raggiunta ricerca del 'centro' ha forse trovato nuovi potenziali pretendenti. L'Alfetta si è messa in moto e Pintor - lassù in alto - si sganascerà in fragorose risate ...


Articolo pubblicato su Il Quotidiano del Lazio

martedì 8 ottobre 2013

Lambadoza

Nei quaderni, nelle agendine dei sopravvisuti - ricordava qualche giorno fa Attilio Bolzoni su Repubblica, l'isola Lampedusa è indicata sempre come 'Lambadoza'.

Zarsis, sulla costa tunisina, è uno dei punti di partenza di questi 'barconi della speranza' come ipocritamente vengono chiamati. Da quelle parti più cinicamente ma, forse con più onestà, li chiamano 'Gouna', pollaio. A Zarsis, per capire quale sia una delle attività più fiorenti del posto, basta leggere il nome della pizzeria sul corso: 'Lambadoza' e la specialità guarda caso sono i 'Sandwitch Lambadoza'.

giovedì 3 ottobre 2013

I 'diversamente berlusconiani' mutano in 'alfaniani'?

Lui l'aveva annunciato in un tweet: "Se prevarranno gli estremismi, sarò diversamente berlusconiano". Il giorno della verità, il 2 ottobre, si è concluso con una battuta che, rivela sul suo blog Famiglia Cristiana, circola insistentemente: "Ora Berlusconi è diventato diversamente alfaniano". Ironia della sorte di un neologismo che ha già subìto una evoluzione, una modificazione genetica.

E così l'espressione inventata da Angelino Alfano domenica 29 settembre, è finita col diventare uno snodo decisivo non solo per le sorti del governo guidato da Enrico Letta ma, probabilmente, per i futuri scenari del centro-destra. Perchè, come ha scritto Antonio Polito sul Corriere della Sera, in fondo di una "sfida senza precedenti" si è trattato, una sfida lanciata dai "cinque ministri diversamente berlusconiani ... al loro fondatore".

'Diversamente berlusconiano', "un capolavoro di 'angelina' fedeltà e di 'diavolino' tradimento",  ha spiegato su Repubblica Francesco Merlo. L'espressione richiama una formula, il 'diversamente abile' (o anche 'diversabile'), attestato nell'italiano scritto dal 2004, che identifica chi "può svolgere compiti e lavori che gli permettono di integrarsi socialmente, pur avendo difficoltà motorie o psichiche". Nel linguaggio del politicamente corretto, i diversamente abili sono le persone con handicap. E, scrive ancora Merlo, "così si sente Alfano: un berlusconiano azzoppato. E conoscendo Alfano, che è stato sempre il più servizievole, in quel 'diversamente' non c'è il voltafaccia (...) ma c'è la morte di una identità".

Ma non solo. C'è anche la nascita di una nuova possibile formula politica a cui proprio i ministri berlusconiani hanno subito creduto. Beatrice Lorenzin ha confessato che "come Alfano mi sento una diversamente berlusconiana", mentre Gaetano Quagliarello, intervistato dal Messaggero, ha ipotizzato la possibilità di "creare una nuova formazione dove sia possibile essere diversamente berlusconiani".

L'espressione lanciata su Twitter ha ovviamente subito trovato proprio sulla piattaforma social ampia eco, soprattutto in chiave ironica. Stamattina sono #diversamente sveglio (@renzocampanella), Anche il pd è diversamente compatto (@kaniomartinelli), E' come dire che i cassintegrati sono diversamente occupati (@_iStef91). Un gioco a cui non si sono sottratti neppure firme illustri: del cinema, ad esempio, come Alessandro Gassmann: Diversamente Berlusconiano come se fosse Antani.

Tutto, poche ore prima del 'redde rationem'. Poi, la convulsa giornata della fiducia a Enrico Letta, con polemiche, faide, defezioni, dichiarazioni al veleno, litigi, intrighi, fuoriuscite e lotte di potere. I berlusconiani che sfidano i 'diversamente berlusconiani', anzi gli ormai 'alfaniani'. E l'esito finale con il colpo di scena, l'appoggio al governo annunciato a sorpresa da Berlusconi in persona. E l'iperbolica trasformazione del neologismo appena coniato: "Ora Berlusconi è diventato diversamente alfaniano".