venerdì 28 febbraio 2014

Salva-Roma? Quel decreto chiamiamolo in altro modo

Il termine Salva-Roma è davvero sbagliato, tuona il Sindaco Marino. Ne fa una questione di contenuto il primo cittadino della capitale, ma siamo certi che anche l'assonanza dei due termini così accostati risulti al Campidoglio estremamente sgradevole.

Eppure, fino a che (come spesso capita) la politica non c'ha messo il becco, il 'salva' oltre alla solennità dell'inno britannico (God save the Queen), veniva facilmente associato (come sua natura) ad effetti benefici per la vita di donne e uomini. 


E' il caso dei 'salvavita', i medicinali indispensabili per determinati stati di emergenza. Ma 'salvavita' è anche il termine più familiare per l'interruttore differenziale negli impianti elettrici delle nostre abitazioni.

Poi c'hanno pensato il legislatore e una certa abitudine dei giornali a semplificare, ed ecco che il panorama cambia profondamente. Difficile ad esempio non associare il varo del decreto 'Salva Italia' firmato da Mario Monti, nel dicembre 2011, alle lacrime del Ministro Fornero per i sacrifici chiesti agli italiani. E il solo pronunciare l'espressione 'salva-banche' genera in tanti un fastidioso mal di pancia.

Ma la lista è ricca di altri eccellenti esempi: Salva Finivest, Salva Ruby, Salva Previti, Salva Lega ... definizioni che certo non si traducono in sentimento di simpatia per la politica. 


Ecco perchè il Sindaco di Roma, al solo veder associato il termine 'salva' alla città per un provvedimento così delicato e controverso, non ha potuto trattenere la rabbia. "Io direi che il decreto non si deve chiamare 'Salva Roma' ma 'Onora Roma'", ha dichiarato, scagliandosi così contro un nome ritenuto "bugiardo". Lo rivendica perchè, sostiene, sono soldi versati dai romani da restituire ai cittadini della capitale. Ma, sotto sotto, crediamo ne faccia anche una questione di parole: il 'salva' in politica è ormai termine sgradevole, meglio evitarlo. Ma è sufficiente un maquillage linguistico per restituire l'onore perduto alla 'città più bella del mondo'?

venerdì 21 febbraio 2014

Da 'rottamazione' a 'staffetta'

Tutto da scoprire il renzese, mi confidava un amico qualche tempo fa. E già, perchè se rottamazione doveva essere la parola-chiave per una svolta nella politica italiana, anche di linguaggio, gli eventi degli ultimi giorni ci riportano alle antiche pratiche ed espressioni della 'vecchia politica'.

Staffetta, ad esempio. Un rito antico, ha scritto Filippo Ceccarelli su Repubblica. E pericoloso. Andreotti consigliava di lasciar fuori questa parola dal confronto politico perchè 'non carica di troppa fortuna'. Lui che di staffette sì che se ne intendeva. Ma effettivamente, ogni qual volta la staffetta è stata evocata, ne son venuti fuori più danni che vantaggi.

Come nel 1983, quando nelle segrete stanze di un convento di suore a Roma, sull’Appia Antica, si consumò il 'patto della staffetta' tra Bettino Craxi, allora segretario del Partito socialista italiano, e Ciriaco De Mita, segretario della Dc. De Mita offriva a Craxi la presidenza del Consiglio, contando di salire a Palazzo Chigi più avanti: una staffetta, appunto. Ma tre anni dopo, Craxi torna sui propri passi e tradisce il presunto patto. A caro prezzo: voto di sfiducia e nuove elezioni. Craxi se la legherà al dito e riuscirà a sgambettare, a sua volta, De Mita ordendo un patto con Forlani e Andreotti. Insomma, cose da Prima Repubblica. Ma di staffette al veleno in Italia se ne sono consumate diverse.

Strano destino per un termine che in ambito sportivo ha ben altro valore. La staffetta, il passaggio del testimone: come dire, insieme uniti per vincere. In politica, invece, staffetta può far rima con sgambetto, diventa metafora della coltellata alla schiena. E rievoca riti antichi, appunto. Da Prima Repubblica. Un paradosso per un leader che ha imposto uno stile nuovo al limite del bullismo: 'rottamazione', 'li asfaltiamo', 'lo rivolto come un calzino'.

Eppure, in queste ultime settimane, Renzi sembra aver perso il piglio del 'renzese' ed esser stato risucchiato dal vortice del 'politichese': 'staffetta' e ancora prima 'rimpasto', ora si parla di 'programmi'.

Contraddizioni, parole boomerang. Gianluigi Paragone su Libero ricorda come "la parola di un leader è struttura politica ed è il link con l'elettorato. Se comincia a dire una cosa e concretizzare l'opposto, come potrà essere preso sul serio quando parlerà di tasse, lavoro e ripresa?"



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venerdì 14 febbraio 2014

Dal curling allo slopestyle. Le 'strane' Olimpiadi

Half Pipe, Slopestyle, Skeleton, Freestyle ... scorrendo il calendario delle Olimpiadi invernali tra una gara di sci e un match di hockey ecco comparire discipline sportive dal nome impronunciabile o incomprensibile. 

Confessiamolo, un certo disorientamento l'abbiamo avuto anche quando la prima volta abbiamo sentito parlare di curling. Vedendo poi qualche gara, abbiamo capito che in fondo è una versione 'al freddo' delle tradizionali bocce, che però qui si chiamano 'stone' e viaggiano su una lastra di ghiaccio.

Sulle altre competizioni, per i più è però buio pesto. Altro che slalom gigante, pattinaggio o bob. Antonio Dipollina, nella rubrica 'Schermaglie' (Repubblica, 10 febbraio 2014) ha scritto: "basta girare i canali e si scoprono cose sempre nuove e bizzarrissime come Skeleton, Slopestyle e Half Pie e prima o poi sbucherà il Karaoke su slittino". Come a dire, non c'è mai limite alla fantasia umana.

E' pur vero che la storia delle Olimpiadi è ricca di non pochi casi di strane discipline sportive, o presunte tali, a tal punto che c'è chi ha persino redatto un decalogo. Ad esempio: nel 1900, edizione di Parigi, le cronache raccontano della gara del Tiro al piccione vivo. Una così cruenta competizione che di fronte allo spargimento di sangue e piume dei circa 300 piccioni immolati alla causa sportiva, il comitato olimpico pensò bene di non riproporla mai più nel calendario degli anni a seguire. E nel 1936, a proposito di termini incomprensibili, venne proposto il Kabbaddi, una sorta di wrestling a squadre sembra molto popolare in Asia.

E allora, di fronte alla gara dal nome arcigno, c'è un'unica soluzione: accendere la tv e godersi lo spettacolo!

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