Da 'rottamazione' a 'staffetta'

Tutto da scoprire il renzese, mi confidava un amico qualche tempo fa. E già, perchè se rottamazione doveva essere la parola-chiave per una svolta nella politica italiana, anche di linguaggio, gli eventi degli ultimi giorni ci riportano alle antiche pratiche ed espressioni della 'vecchia politica'.

Staffetta, ad esempio. Un rito antico, ha scritto Filippo Ceccarelli su Repubblica. E pericoloso. Andreotti consigliava di lasciar fuori questa parola dal confronto politico perchè 'non carica di troppa fortuna'. Lui che di staffette sì che se ne intendeva. Ma effettivamente, ogni qual volta la staffetta è stata evocata, ne son venuti fuori più danni che vantaggi.

Come nel 1983, quando nelle segrete stanze di un convento di suore a Roma, sull’Appia Antica, si consumò il 'patto della staffetta' tra Bettino Craxi, allora segretario del Partito socialista italiano, e Ciriaco De Mita, segretario della Dc. De Mita offriva a Craxi la presidenza del Consiglio, contando di salire a Palazzo Chigi più avanti: una staffetta, appunto. Ma tre anni dopo, Craxi torna sui propri passi e tradisce il presunto patto. A caro prezzo: voto di sfiducia e nuove elezioni. Craxi se la legherà al dito e riuscirà a sgambettare, a sua volta, De Mita ordendo un patto con Forlani e Andreotti. Insomma, cose da Prima Repubblica. Ma di staffette al veleno in Italia se ne sono consumate diverse.

Strano destino per un termine che in ambito sportivo ha ben altro valore. La staffetta, il passaggio del testimone: come dire, insieme uniti per vincere. In politica, invece, staffetta può far rima con sgambetto, diventa metafora della coltellata alla schiena. E rievoca riti antichi, appunto. Da Prima Repubblica. Un paradosso per un leader che ha imposto uno stile nuovo al limite del bullismo: 'rottamazione', 'li asfaltiamo', 'lo rivolto come un calzino'.

Eppure, in queste ultime settimane, Renzi sembra aver perso il piglio del 'renzese' ed esser stato risucchiato dal vortice del 'politichese': 'staffetta' e ancora prima 'rimpasto', ora si parla di 'programmi'.

Contraddizioni, parole boomerang. Gianluigi Paragone su Libero ricorda come "la parola di un leader è struttura politica ed è il link con l'elettorato. Se comincia a dire una cosa e concretizzare l'opposto, come potrà essere preso sul serio quando parlerà di tasse, lavoro e ripresa?"



Questo articolo è stato pubblicato anche su radioradio.it

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