lunedì 21 luglio 2014

Filibustering, ghigliottina, franchi tiratori. Le oscure parole della politica

Filibustering, ghigliottina, franchi tiratori. Come ombre minacciose, si addensano sul percorso delle riforme istituzionali queste tre (più o meno) oscure parole.

Il governo teme il filibustering delle opposizioni ed è pronto a usare (dicono gli addetti ai lavori) la ghigliottina. Ma tutto potrebbe complicarsi se saltassero fuori inattesi franchi tiratori. Cosa succede? Gli italiani, già particolarmente provati dal complesso dibattito sulla riforma del Senato, devono ora farsi largo tra i tecnicismi della politica.

Perché da oggi si fa sul serio, partono le prime votazioni sul disegno di legge costituzionale che trasformerà Palazzo Madama, i tempi sono stretti e i rischi molteplici. Quasi 8mila emendamenti presentati, gran parte dei quali a firma di Sinistra e Libertà. Metteteci anche i senatori 5 Stelle pronti a dar battaglia, ed ecco che il nostro vocabolario si apre alla voce filibustering che sta per ostruzionismo, l'arma delle opposizioni per ritardare o impedire l'approvazione di una legge.

Tutto regolare, ci mancherebbe altro, stiamo parlando di procedure che hanno fatto la storia parlamentare italiana e di cui i radicali sono stati autentici maestri. Negli annali del filibustering, Marco Boato detiene il record di oratoria con oltre 18 ore di intervento durante la discussione sul decreto sul fermo di polizia (era il 1981). Altri tempi, immaginare oggi una tal prestazione è assai difficile, ma l'arma del filibustering è in agguato. E allora, c'è chi giura che in caso di necessità, verrà rispolverata la ghigliottina. Nessun timore, la pena di morte in Italia è ormai storia del passato, ma il ricorso a un termine così infausto vale in politica proprio per scongiurare l'ostruzionismo ad oltranza.

Di ghigliottina le cronache politiche si son nutrite a inizio anno, quando la Presidente della Camera Laura Boldrini la invocò per contrastare l'ostruzionismo del Movimento 5 Stelle e far approvare il decreto Imu-Bankitalia prima della sua scadenza. Lapidari alcuni flash d'agenzia: Imu-Bankitalia, ok Camera a dl, Boldrini ha usato ghigliottina (La Presse), Imu-Bankitalia:Camera,Boldrini decide "ghigliottina" (Ansa). Era il 29 gennaio e per la prima volta alla Camera dei Deputati veniva usato un istituto non regolamentato ma applicato per analogia a quanto previsto al Senato. Il fatto destò clamore e in quei giorni gli italiani conobbero una ghigliottina meno cruenta di quella che decapitò la testa di Maria Antonietta.

La ghigliottina a Palazzo Madama, dove è in votazione la riforma del Senato, è regolarmente disciplinata, è già stata applicata in passato (ad esempio, lo scorso 10 aprile sul disegno di legge per il voto di scambio), prevede il passaggio diretto al voto finale di un provvedimento e comporta l'automatica decadenza di tutti gli emendamenti non esaminati. Sarà applicata nei prossimi giorni? Difficile dirlo ora, anche perché, in questo momento, c'è da far i conti con i franchi tiratori, ovverosia coloro che nel segreto dell'urna sono pronti a far carta straccia delle indicazioni del proprio partito. Un pericolo ancor più pesante e i cui contraccolpi potrebbero rivelarsi ben più devastanti. I retroscenisti assicurano che se dovesse esserci voto segreto, una fronda interna al Pd o a Forza Italia potrebbe raccogliere numeri assai più significativi dei 25-30 parlamentari che finora, allo scoperto, hanno criticato il provvedimento.

Il 'franco tiratore' è un regalo del linguaggio militare e ricalca il francese franc-tireur, da cui riprende il significato storico: «Guerrigliero che opera, per lo più isolato o in piccoli gruppi, contro forze regolari, soprattutto nei centri abitati che il nemico cerca di occupare o sta evacuando» (Vocabolario della lingua italiana Treccani). Scrive Barbara Borghi sul sito della Treccani, come a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, il franco tiratore ha assunto nel linguaggio politico e giornalistico italiano un senso figurato per definire chi «in votazioni segrete di organi collegiali, vota in modo diverso da quello concordato o ufficialmente deciso dal proprio partito o schieramento» (Vocabolario della lingua italiana Treccani).

Il parallelismo con l'ambiente militare è ben rappresentato da Gino Pallotta (Dizionario politico e parlamentare, Newton Compton Editori, 1977), che vede riflesso nel franco tiratore parlamentare «l'immagine del 'cecchino': che, nascosto, tira all'improvviso». E soprattutto dai cecchini sotto false spoglie, Renzi e il suo governo devono ben guardarsi.


L'articolo è stato pubblicato su Il Quotidiano del Lazio

venerdì 4 luglio 2014

Merkenzi, la crasi che annuncia la 'nuova Europa'

Renzi e Merkel, mai come in questo momento Italia e Germania sembrano così vicine. E sono i loro leader, il Presidente del Consiglio e la Cancelliera, a rinnovare giorno dopo giorno un rapporto divenuto improvvisamente stretto, tanto da creare un canale preferenziale tra i due Paesi che può mutare gli equilibri politici europei.

Se ne accorgono i media internazionali e sul Financial Times Kalypso Nicolaïdis, professore di relazioni internazionali all'Università di Oxford e direttore del Center for International Studies and the Department of Politics and International Relations, corona questo nuovo clima con un neologismo: Merkenzi.

Crasi tra Merkel e Renzi, Merkenzi è il sigillo linguistico di - scrive Nicolaïdis - una "alleanza che può costituire una buona notizia sia per l'UE che per il Regno Unito".

Renzi, spiega Nicolaïdis, "rappresenta per molti aspetti - ideologici, geografici, politici - il perfetto contrappeso alla 'morbida egemonia' di Angela Merkel. La loro intesa ha buone probabilità di dar forma alla nuova Europa". 


-Una versione più ampia è su Il Quotidiano del Lazio

Il Premier tifa Merkenzi per vincere in Europa

giovedì 3 luglio 2014

Cooling break, il neologismo di Brasile 2014

Messi, Neymar, Rodruguez … macchè! questi Mondiali di calcio resteranno nella storia per un momento di non-gioco, una interruzione. In altri sport è il time-out, i dirigenti del pallone l’hanno battezzato cooling break. 

E’ il 31 minuto del primo tempo di Olanda-Messico, siamo all’Estadio Castelao di Fortaleza, si gioca l’ottavo di finale più bollente di Brasile 2014. Siamo sopra i 30 gradi, ora locale le 13. 

Le nuove norme Fifa, introdotte il 15 febbraio scorso parlano chiaro: con queste temperature, con tassi di umidità così alti, il problema per i calciatori non è più l’avversario o l’arbitro, ma il caldo opprimente. Un problema medico. Quindi, stop per tre minuti, per dissetarsi e rinfrescarsi. Il cooling break, appunto. E il 29 giugno, giorno di Olanda-Messico, sarà ricordato anche, e per molti, soprattutto, per la ‘prima volta’ del cooling break. 

Il ‘cooling break’ è un vero e proprio neologismo che si affianca alle tante parole ed espressioni ‘tecniche’ che caratterizzano la lingua del calcio. Ovviamente, inglese come tanti altri esempi del già ricco vocabolario del pallone. Ma la novità non è tanto linguistica, quanto tecnica perchè avvicina il calcio a molti altri sport dove i time-out sono parte delle regole base: pensiamo al basket o a il volley, ma anche il calcio a cinque, l’hockey su ghiaccio, la pallamano. Solo che in questi sport, l’interruzione è chiamata dagli allenatori per dare istruzioni tattiche, introdurre modifiche alla squadra. Nel calcio, invece, la pausa è stabilita prima della gara in base alle questioni climatiche. Da qui anche la scelta linguistica: cooling break che concettualmente è differente dal più classico e noto time-out. 

L’esperimento probabilmente finirà qui, almeno per Brasile 2014. Ma il dado è tratto, l’innovazione lanciata. E l’espressione può diventare di diritto come il neologismo dei Mondiali brasiliani. 

Questo articolo è stato pubblicato anche sul sito di Radio Radio