giovedì 25 settembre 2014

I gufi in politica

dal Corriere della Sera
I gufi migratori
di
Paolo Beltramin


Strani uccelli migratori, i gufi in politica. Da quando è presidente del Consiglio, hanno preso di mira Matteo Renzi. «C'è un esercito di gufi che spera che l'Italia vada male», ha denunciato il 28 marzo. «I gufi sono i peggiori direttori commerciali dell'Italia», ha spiegato il 20 maggio. «I gufi, le riforme, i conti non mi preoccupano», ha rassicurato via Twitter il 20 luglio. «Gufi o non gufi, arriveremo a destinazione», ha ribadito il primo settembre in conferenza stampa. 


Non c'è da stupirsi se sulla scrivania del sottosegretario Lotti ci sono due scaramantiche statuette di gufo, e se la fidatissima Manzione a casa ne ha addirittura una collezione di trecento. 

Del resto, contro questi uccellacci del malaugurio se la prendeva spesso anche chi ci governava nella scorsa legislatura. «I gufi dicevano che la crisi avrebbe spazzato via l'Italia, invece il sistema ha tenuto meglio degli altri», assicurò Tremonti a gennaio 2010. Brunetta una volta liquidò «i soliti gufi» con un pollice verso davanti alle telecamere. 

Berlusconi invece si sfogò a Porta a Porta: «Tutti questi signori, D'Alema in testa, sono dei veterocomunisti che usano metodi stalinisti. E sono dei vecchi gufi!» 

Avanti così, non ci si potrà più lamentare neanche del maltempo. O bisognerà aggiornare il detto: piove, l'opposizione gufa,

domenica 14 settembre 2014

Guerra, parola tabù per gli Usa

dal Corriere della Sera
Ma l'America adesso adopera la parola tabù
di Massimo Gaggi

«Questioni semantiche». Così il portavoce di Barack Obama, Josh Earnest, ha liquidato l'altra sera le domande dei corrispondenti della Casa Bianca, stupiti per averlo appena sentito dire che «l'America è in guerra con l'Isis nello stesso modo in cui è in guerra con Al Qaeda». Sarà anche una questione terminologica, ma poche vicende come i ripensamenti dei giorni scorsi sull'uso della parola «guerra» rendono bene i dubbi del presidente nell'affrontare questo nuovo impegno militare in Medio Oriente. Per anni Obama ha fatto di tutto per tirare fuori i soldati Usa prima dall'Iraq, poi dall'Afghanistan, anche a costo di lasciarsi dietro pericolosi vuoti.

Ma, soprattutto, il presidente democratico voleva tirare fuori l'America dal clima di guerra permanente nel quale era sprofondata da dieci anni. Nel tunnel della «war on terror», aveva spiegato più volte nei suoi discorsi alla nazione, rischiava di logorarsi lo stesso tessuto democratico degli Stati Uniti. Dunque, sconfitta Al Qaeda, si doveva continuare a combattere il terrorismo ma senza retoriche emergenziali. E per questo che, pur costretto a indossare di nuovo i panni di comandante supremo delle forze armate davanti alla minaccia dell'Isis, Obama anche nei giorni scorsi ha evitato di parlare di «America in guerra» e altrettanto hanno fatto il capo del suo Consiglio per la sicurezza nazionale, Susan Rice («se non vengono messe in campo truppe combattenti non si può parlare di guerra») e, soprattutto il segretario di Stato John Kerry: «Non siamo in guerra: questa è una campagna antiterrorismo più ampia». Una gaffe, quella di Earnest? No: poco prima il portavoce del Pentagono aveva usato esattamente le stesse parole per descrivere la campagna militare Usa.

Forse un tentativo di diradare le diffidenze degli alleati arabi degli Usa che, irritati per il disimpegno di Obama dal Medio Oriente, stentano a credere che quello annunciato tre giorni fa dalla Casa Bianca sia un cambio di rotta davvero radicale.

mercoledì 3 settembre 2014

Annuncite, il neologismo che vale un governo

Matteo Renzi, non c'è dubbio, conosce bene il valore delle parole. E lunedì 1 settembre, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo sito passodopopasso.italia.it ne ha dato una ulteriore dimostrazione.

"Nel momento in cui sei accusato di 'annuncite', malattia tipica di parte del ceto politico, rispondiamo con l'elenco di date a cui siamo auto-costretti". E via, giù l'elenco delle cose fatte, delle cose da fare, minuziosamente documentate sul nuovo portale.

"C'è un'annuncite che per fortuna guarisce subito dopo con i risultati", ha poi rilanciato in serata il ministro per le riforme, Maria Elena Boschi, rispondendo a una domanda alla Festa dell'Unità di Bologna.

Ecco, quindi, la nuova parola d'ordine: annuncite. Un neologismo da combattere, ovviamente, perchè il Presidente del Consiglio vuole proprio evitare di passar per colui che va avanti a colpi di annunci, come i suoi detrattori gli rimproverano. Gli stessi che Renzi aveva additato più e più volte nelle scorse settimane come 'gufi' e trasformati su Twitter in una serie di hastag al fulmicotone: #amicigufi, #allafacciadeigufi, #gufierosiconi.

L'annuncite diventa quindi una sorta di malattia da curare, come rivela Sebastiano Messina (Bonsai/La Malattia, Repubblica, 3 settembre): "me l'hanno diagnosticata, ha detto, ma io sono immune, e faccio un sito per dimostrarlo". 


"Una nuova e logorante malattia che gira dalle parti di Palazzo Chigi", la definisce Claudio Cerasa (Superare il governo Watsapp, Il Foglio, 4 settembre).

Ma pensare che sia un nuovo male si è fuori strada. Almeno così la pensa amliziosamente Massimo D'Alema che osserva "non è un neologismo" e poi affonda: "L'Italia ne ha sofferto moltissimo: nel corso dei governi di Berlusconi era un'attività costante". 

Il rischio di cadere nell'annuncite, d'altra parte, è dietro l'angolo. Quale il sintomo più chiaro? Lo spiega Massimo Cacciari, in una intervista da Repubblica (Annuncite? Mattia non sia generico ..., 3 settembre): "Quando non esprimo coerenza. E faccio fuochi d'artificio. Se un giorno parlo di Jobs Act, quello dopo di riforma del Senato, l'altro ancora di riforma della scuola, senza un programma di sistema...".


L'annuncite e Twitter

Dopo essersi fatto largo a colpi di 'rottamare' e 'asfaltare' che ha mandato in soffitta la vecchia politica, il leader del Pd proprio su Twitter ha trovato la sua dimensione migliore con parole d'ordine che sono entrate a far parte del nuovo linguaggio della politica italiana: #cambiaverso, #italiariparte, #lavoltabuona, #80euro, #centogiorni fino ad arrivare a #passodopopasso appena coniato. Hastag-slogan-tormentoni che hanno segnato questi primi mesi di governo Renzi, un vero spartiacque rispetto a un pur recente passato.

Scrivono Valentina Avoledo e Diego Pretini sul Fatto Quotidiano, "il confronto con il vezzo di chiamare i decreti 'Salva Italia' o 'Cresci Italia' o 'qualcosa Italia', come fece comunque sforzandosi il quasi 70enne Mario Monti, è impietoso: sono passati due anni e sembra l’epoca dei Fenici".

Le parole, gli slogan, segnano una filosofia, un pensiero e quindi anche una diversità politica che ben colse tempo addietro un attento studioso dei fenomeni della comunicazione politica come Edoardo Novelli. Che di fronte al sintetico 'Adesso!' scelto da Renzi per la campagna elettorale alle elezioni primarie del centro-sinistra, ne misurò la profonda distanza da una "tradizione propria di una certa sinistra, legata ad una visione storicista dell’azione politica" che veniva rappresentata come "un lungo e progressivo cammino al quale si connaturavano tenacia e pazienza, azione ed attesa", ben riassunta da un famoso slogan del Partito comunista italiano: Veniamo da lontano e andiamo lontano.

Altri tempi: da 'Adesso!' in poi le parole d'ordine di Renzi sono state pensate all'insegna della velocità e della sintesi, conservando quei tratti che Novelli aveva già ben individuato, "una certa indeterminatezza nei contenuti e, al contempo, una perentorietà nella forma, al limite del decisionismo".

Il neologismo 'annuncite' sembra però un punto di svolta. Perchè in esso, Renzi sintetizza il bene e il (potenziale) male della sua politica: il ricorso a formule linguistiche efficaci e immediate ma anche il più pericoloso limite del suo agire, cioè il timore di veder soccombere la sua azione di governo di fronte all'onda impetuosa di promesse e annunci che non si concretizzano. Un pericolo letale perchè partendo dalla rottamazione e dalla necessità di smarcarsi da un passato sinonimo di vecchio e negativo, Renzi aveva caratterizzato la sua proposta politica quale ricetta per combattere i mali incancreniti dell'Italia: inefficienze, ritardi, burocrazia, corruzione.

Annuncite è quindi il neologismo più importante perchè la sua fortuna potrebbe segnare, al contrario, la disgrazia di chi lo ha coniato. (ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014)


Un estratto dell'articolo anche sul sito di Radio Radio