martedì 23 giugno 2015

Bastardare, il razzismo a parole non teme limiti

Passi la bastardata, ormai anche nei dizionari, se vogliamo dar maggior peso a una mascalzonata e passi pure il bastardone che pure ha una citazione letteraria nell'Orlando Innamorato (Ond'hai tanta superbia bastardóne) e perfino un presidio alimentare nella tradizione umbra (il Salame bastardone così chiamato perchè utilizza anche tagli di suino non eccelsi!).

Ma il verbo 'bastardare' proprio ci mancava. Per questo motivo, linguisti e appassionati di neologismi avranno apprezzato Leonardo Muraro, presidente della provincia di Treviso, che nel corso di una recente trasmissione televisiva a Rete Veneta ha così sintetizzato il suo pensiero in tema di immigrazione: «Volete portare gli uomini di colore qui per bastardare la nostra razza, a me non va bene».

Quote, riallocazione, reinsediamento, hotspots ... mentre in Europa si cercano soluzioni, anche lessicali, per gestire il fenomeno delle migrazioni, Muraro è ben chiaro nel sostenere la sua contrarietà ad ogni possibile accoglienza e integrazione. Rivendicando, peraltro, nel dialetto veneto una attestazione ben radicata del termine.

«Ho usato il termine "bastardare" - ha spiegato al Gazzettino - che in veneto è comunissimo e lo si usa per esprimere concetti come "mischiare" o "mescolare"». Concetto razzista? Macchè:  «Certo, ho parlato anche di razza. Ma senza alcun riferimento discriminatorio. Ma dobbiamo avere ancora paura delle parole?». Vale la pena rispondere? giudicate voi ...

martedì 9 giugno 2015

Migrante e clandestino, non è solo questione di parole

Per Salvini e i suoi sono sempre e solo 'clandestini'. Altro che migranti. Anzi, "migrante è un gerundio", ha tuonato qualche giorno fa in tv, sfidando non solo forme e buon senso, ma addirittura - per taluni intenzionalmente - la grammatica italiana, consapevole che il suo elettorato è ben più sensibile all'ondata emozionale della 'invasione' di chi "si nasconde di giorno, s'intrufola" (significato etimologico di 'clandestino') piuttosto che ad una regola di nostra madre lingua.

Sì, è vero, clandestino non è un termine giuridico - spiega il glossario del Consiglio italiano per i rifugiati - è usato dai mezzi di comunicazione e da molti politici "per definire, e stigmatizzare, i migranti irregolarmente presenti sul territorio". Non solo. Spesso gli stessi addetti ai lavori faticano a farsi largo in una giungla lessicale dove si incrociano e confliggono termini come profugo, rifugiato, migrante, immigrato, clandestino, richiedente asilo.

Salvini lo ha ribadito anche su Facebook: "Posso chiedere un favore a voi, amici, e ai giornalisti? Non chiamiamoli migranti o profughi. Chiamiamoli, perché tali sono fino a prova contraria, clandestini. Siete d'accordo?". Il 'popolo leghista' non ha certo dubbi. Perchè migrante prevalga invece contro ogni scetticismo, sarebbe buona cosa che l'accordo semmai lo trovino l'Europa e i Paesi membri nel dare una risposta unica ed efficace al continuo esodo di uomini e donne che lasciano le proprie terre in cerca di un futuro migliore.