martedì 29 novembre 2016

Cassazione: omosessuale, l'offesa non sussiste

«Omosessuale» non è un'offesa ma ormai una parola come tante altre e nessuno può sentirsi leso nella reputazione per essere definito con questo termine, nemmeno se ha gusti eterosessuali.

Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione che ha definito la parola «neutra anche se rivolta a chi non è gay». Oggi, secondo i giudici, il termine omosessuale non ha più «un significato intrinsecamente offensivo come, forse, poteva ritenersi in un passato nemmeno tanto remoto».

La Cassazione è intervenuta - con la sentenza 50659 - annullando senza rinvio la condanna per diffamazione inflitta il 20 marzo 2015 dal Giudice di pace di Trieste nei confronti di un uomo che aveva usato questo termine in un atto di querela rivolgendosi a un 'avversario' eterosessuale con il quale era in lite.

La parola omosessuale, spiega la Suprema Corte, è entrata nell'uso corrente e attiene alle «preferenze sessuali dell'individuo», assumendo di per sé «un carattere neutro». E per questo non è lesiva della
reputazione di nessuno, anche nel caso in cui sia rivolta a una persona eterosessuale. A differenza di altri «appellativi» sessisti che invece per i giudici mantengono un carattere «denigratorio».

Un cambio di orientamento dei giudici che appena sei anni fa, con una decisione pubblicata il 16 marzo 2010, relativa ad una vicenda iniziata ad Ancona alla fine del 2002, la Cassazione aveva stabilito che non si
può dare a qualcuno del «gay» con l'intento di offendere, anche se la persona cui si è rivolta l'espressione ha effettivamente tendenze omosessuali e nonostante ci si proclami «laici apertissimi».

«La tipicità della condotta di diffamazione — scrive la Cassazione — consiste nell'offesa alla reputazione: è dunque necessario che i termini dispiegati o il concetto veicolato, nel caso di comunicazione scritta o orale, siano oggettivamente idonei a ledere la reputazione del soggetto» al quale sono rivolti. E per gli ermellini la «mera attribuzione» della «qualità» di omosessuale non  «attinente alle preferenze sessuali dell'individuo» tenendo conto «dell'evoluzione della percezione della circostanza da parte della collettività». Ragion per cui, oggi, il fatto, cioè l'offesa, «non sussiste».

martedì 15 novembre 2016

Interviste. Massimo Roscia: "Sendare fiori? Mi provoca una eruzione cutanea violenta!"

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"Luogo? Non si usa più perchè tutti vanno alla ricerca ossessiva di una location. Viviamo tra fiction, mission e situation. Ci sono termini che producono l'orticaria. Come sendare dei fiori, in un messaggio inviato da un aspirante fidanzato ad una ragazza. Siamo tutti aperti alla lingua e alle novità che esprime, ma alcune espressioni mi provocano eruzioni cutanee violente: sendare al posto di mandare al di fuori del contesto informatico è veramente un cazzotto". Lo racconta Massimo Roscia, scrittore e autore del libro "Di grammatica non si muore", pubblicato da Sperling & Kupfer.

Safe and Quiet on board, le carrozze sicure di Trenord



Trenord, il servizio ferroviario della Lombardia, ha recentemente inaugurato le carrozze "Safe and Quiet on board". Si tratta di carrozze dove sono presenti una serie di telecamere e di pulsanti di emergenza Sos che il viaggiatore può attivare in caso di necessità per chiedere l'intervento del personale dell'azienda presente sul treno.

Intervento encomiabile: maggiore prevenzione e sicurezza sono sempre auspicabili a beneficio dei viaggiatori, evitando episodi come quello capitato qualche mese fa a una 22enne di Bergamo presa a martellate a bordo del treno della linea S5 Treviglio-Varese durante una rapina.

Ma perchè usare una espressione inglese, "Safe and Quiet on board"? Le nuove carrozze a prova di delinquenti non potevano chiamarsi più semplicemente ed efficacemente "Sicure e tranquille"?

Trenord già sul proprio sito internet strizza abbondantemente l'occhio a formule anglosassoni: "discovery train", "buy online" e "circolazione real time" campeggiano nella pagina iniziale (la home page, per intenderci) quando, ad esempio, "acquista online" o "circolazione in tempo reale" sarebbero più comprensibili senza perdere quel senso di modernità che spesso, inopinatamente, si attribuisce al corrispondente inglese.

Se, come ha rivendicato Trenord, uno dei punti centrali dell'azione di rinnovamento è la comunicazione, auguriamoci che lo sforzo dell'azienda non si limiti solo a inglesizzare ciò che in italiano già esiste o può essere altrettanto efficacemente presentato.

martedì 8 novembre 2016

Interviste. Beccaria: "La lingua? Un fiume che scorre tra neologismi e parole perdute"

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"La lingua è come un fiume che scorre: ogni tanto si impoverisce per poi arricchirsi. E' un va e vieni continuo di parole nuove che si impongono e rimpiazzano parole perdute. A preoccupare semmai è la scrittura, nonostante ci sia stata un suo ritorno, basti pensare alla diffusione dei messaggini, ma è crollata la sintassi, la capacità di governare il periodo". Lo spiega Gian Luigi Beccaria, autore de "L'italiano che resta" pubblicato da Einaudi.